Focolare della Madre

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Rivista Numeri antecedenti Nº 116 - Gennaio/Febbraio 2004 HM Rivista - Ivan Merz, apostolo dei giovani

Banner

ivantitIvan Merz, apostolo dei giovani

"Giovane brillantte, seppe moltiplicare i ricchi talenti naturali di cui era dotato ed ottenne numerosi successi umani......Ciò che lo introduce nel novero dei beati è il suo successo dovanti a Dio. Infatti, la grande aspirazione della sua vita consistette nel "non dimenticare mai Dio e desiderare sempre di unirsi a Lui". In tutte le sue attività manifestò "la sublimità della conoscenza di Gesù Cristo", e si lasciò "conquistare" da Lui.

Giovanni Paolo II durante l'omelia di beatificazione del Servo di Dio, Ivan Merz.
Banja Luka Domenica 22-giugno-2003.


Nacque a Banja Luka il 16 dicembre 1896, quando la Bosnia era inglobata nell’Impero austro-ungarico. Ricevette il battesimo il 2 febbraio 1897. Membro di una famiglia liberale, entrò per volontà dei suoi genitori nell’Accademia militare di Wiener Neustadt, ma dopo tre mesi, data la corruzione dell’ambiente, finalmente la abbandonò.

Aveva diciotto anni quando iniziò a lavorare seriamente. “Aut catholicus aut nihil” – “O cattolico o niente”, annotò nel suo Diario. Il professore Marakovic metteva a sua disposizione gli strumenti necessari. La lotta fu ardua, difficile, riconosce lo stesso Merz, ma da buon lottatore seppe rivitalizzare le sue forze con vitamine appropriate, diremmo oggi. La preghiera, la meditazione, gli esercizi spirituali, la confessione, la comunione, la mortificazione corporale e soprattutto la castità furono le colonne del suo sviluppo spirituale. Nella Vergine Maria, specialmente nella sua invocazione di Lourdes, trovò una Madre e Protettrice. E proprio nella festa dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre 1815, fece voto di castità fino al matrimonio, che poi prolungherà fino alla sua morte.

Mosso dall’esempio del suo professore Ljubomir Marakovic, cui si sentiva debitore anche per la sua formazione cattolica, iniziò i suoi studi presso l’università di Vienna per diventare professore e dedicarsi all’istruzione e all’educazione dei giovani della Bosnia. Dovette interromperli per arruolarsi nell’esercito nel marzo del 1916, e fu mandato al fronte italiano (1917-1918). Tutti gli orrori di cui fu testimone durante la guerra lo portarono a maturare spiritualmente, a mettersi nelle mani di Dio e a decidere di lottare per raggiungere la perfezione cristiana.

Iniziò a scrivere il suo diario personale durante i suoi studi liceali, continuandolo poi negli anni che trascorse nell’esercito.

” Non ho la Santa Eucaristia - scriveva il 9 settembre 1917- Vivo qui come un pagano o una fiera, come se l’Agnus non fosse più il centro del cosmo, come se non esistesse affatto”. Aveva presente nella sua vita il problema dell’amore e poi del dolore e della morte, che risolveva alla luce della fede.

La sua santità non fu facile, sostenuta da un intenso programma spirituale. Così il 5 febbraio 1918, sul fronte di battaglia, scrive: “Ogni giorno, preferibilmente all’alba, dedicarsi alla meditazione, alla preghiera, magari vicino all’Eucaristia o durante la Santa Messa. SIn quei momenti si devono fare i progetti per la giornata che inizia, si esaminano i propri difetti, e si chiede la grazia per superare tutte le debolezze. Sarebbe terribile che questa guerra non producesse in me nessun effetto positivo.... Devo iniziare una vita rigenerata con lo spirito della nuova conoscenza del cattolicesimo. Confido solo nell’aiuto del Signore, perché l’uomo non può fare nulla da sé”.

Dopo la Prima Guerra Mondiale terminò i suoi studi di filosofia a Vienna, studiò poi alla Sorbona e all’Istituto Cattolico di Parigi (1920-1922), e prese il dottorato in filosofia presso l’Università di Zagrabia con una tesi su “L’influsso della liturgia negli scrittori francesi da Chateaubriand fino ai nostri giorni” (1923). Fu poi professore di lingua e letteratura francese e tedesca nell’Istituto Arcivescovile di Zagrabia.

Andava a Messa tutti i giorni, si comunicava giornalmente (qualcosa di molto raro per quell’epoca), leggeva il breviario (come se fosse sacerdote), recitava il rosario, meditava, adorava, faceva penitenza; aiutava i poveri (il 10% dei suoi guadagni era per loro)...
Tutto questo sotto la direzione di un gesuita, uomo probo e pratico nella guida delle anime.

Il progresso spirituale di Ivan era più che evidente. Lo dimostreranno le sue famose “Decisioni”, che nacquero a Parigi e rimasero sconosciute finché non vennero scoperte dopo la sua morte.

Fece parte attiva della Lega dei giovani cattolici croati e della Lega croata delle Aquile, e inaugurò in Croazia l’Azione Cattolica per contribuire alla formazione di apostoli della santità. Fu inoltre promotore del rinnovamento liturgico.


Stando nel mondo per santificare il mondo, neppure a lui mancarono incomprensioni e difficoltà. “Con la sua mente e il suo cuore si trovava immerso nel soprannaturale”. Convinto che il mezzo più efficace per la salvezza delle anime è la sofferenza offerta al Signore, offriva le sue pene fisiche e morali per la benedizione delle sue attività apostoliche. Scelse come motto: “Sacrificio, Eucaristia e apostolato”.

Morì a Zagabria di meningite in seguito ad un’operazione di sinusite il 10 maggio 1928, all’età di 32 anni.

©Rivista HM º116