Focolare della Madre

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Home Rivista Numeri antecedenti Nº 117 - Marzo/Aprile 2004 HM Rivista - Scivolando sull'arcobaleno

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rainbowScivolando sull'arcobaleno

"Terri, sei seduta?", chiese l'infermiera per telefono, "abbiamo ricevuto i risultati del tuo test e sono positivi. Sei incinta".

Io traboccavo di gioia, singhiozzando di lacrime di felicità. Non ero mai stata così felice. Volevamo avere un altro bambino da due anni. Finalmente Dio ci aveva dato il dono della vita un’altra volta! Quello era il giorno più felice della mia vita!

Otto settimane dopo abbiamo fatto il primo esame ad ultrasuoni.

- "È una bambina", ci disse il Dr. Horner.
- "Ne è sicuro?", gli chiesi con desiderio.
- "Beh, io non dipingerei ancora la stanza del bebè, ma sì, sono sicuro".

Il mio primo figlio, Joey, aveva allora due anni, sapeva qualcosa di ciò che stava succedendo. Egli sapeva che la pancia di mamma stava cambiando, ma naturalmente non sapeva perché. Mi ricordo di avere provato un piacere immenso nel raccontargli che avrebbe avuto una sorellina, e cosa sarebbe avvenuto con il suo arrivo in casa. Joey imparò ad accarezzare la mia pancia e a dire "be-bè". All'ora di pranzo, quando chiedevamo a Dio che benedicesse il cibo, Gli chiedevamo anche di benedire il bebè, e Joey accarezzava la sua pancia. Io, madre di due bambini, quasi non ci potevo credere!

Quando il bebè nell'utero aveva 19 settimane, facemmo un altro ultrasuono per vedere lo sviluppo. "Va con quattro settimane di ritardo nella crescita", mi disse Debbie, l'infermiera. Sembrava confusa ed allo stesso tempo preoccupata. Il Dr. Horner entrò. Dopo un attento esame, arrivò alla stessa conclusione.

"Arrivati a questo punto, non possiamo fare altro che aspettare. Io credo che i bebè crescono in fretta. Ritorna fra tre settimane e vedremo come sta", disse il buon dottore.Dopo tre lunghe settimane ritornai. "È cresciuta in tre settimane, ma continua ad avere, il ritardo di quattro", disse. "Proviamo di nuovo fra altre tre settimane". Io mi sentii animata. Ma qualcosa dentro di me non mi permetteva di essere tanto fiduciosa.

La successiva visita confermò tale sensazione. Maria adesso aveva un ritardo di cinque settimane. "Chiederemo una seconda opinione", dichiarò il Dr. Horner. Io ero preoccupata, ma il Dr. Horner mi assicurò che non mi dovevo preoccupare, per cui non lo feci.

La settimana dopo Phil (mio marito), Joey ed io andammo dal Dr. Shaver, un prenatologo, una persona specializzata in gravidanze ad alto rischio. Io non mi ero mai considerata "ad alto rischio" finché non uscimmo da quella porta quel giorno.

Immediatamente con uno stravagante apparecchio di ultrasuoni si scoprì che a Maria mancava un'arteria nel suo cordone ombelicale. La successiva scoperta furono i suoi piedi storpi, le sue mani storpie e un'apertura nella sua spina dorsale (spina bifida), una testa a forma di "roccia". L'infermiera e il dottore suggerirono una amniocentesi per vedere che danno cromosomico, se c'era, aveva Maria. "La cosa migliore sarebbe sapere con che cosa ci troviamo alle prese", affermò il medico, "ed è legalmente troppo tardi per prendere in considerazione un aborto". "Quello non sarebbe mai stato considerato", risposi io fermamente. Il dottore continuò con la sua prognosi: "Potrebbe nascere gravemente ritardata", ci disse onestamente. Io guardai Phil ed egli annuì. Controvoglia decisi di procedere all'amniocentesi.


Mentre stavano preparando il procedimento, ci mandarono nell'ufficio del consigliere genetico per vedere i possibili difetti che il nostro bebè poteva avere. Nel corso della conversazione l'ipotesi dell'aborto riapparve.

- "Il Dr. Horner non Le ha suggerito un'amniocentesi per darLe l'opzione di porre fine alla Sua gravidanza?", mi chiese.
" Non sarebbe mai stata un'opzione", affermai enfaticamente, "il Dr. Horner conosce i miei sentimenti, non aveva bisogno di chiedermelo". Io ero interiormente furiosa.

Phil ed io quel giorno uscimmo dall'ufficio del medico sentendoci svuotati sul piano emotivo e fisico.
Quella sera a casa entrambi ci sentimmo male, come se avessimo l'influenza. Insieme a notti insonni, quella sensazione di malessere durò per un paio di giorni.

Una settimana dopo l'agognata telefonata arrivò: "Terri, sei da sola?", chiese il consigliere genetico. "Abbiamo ricevuto i risultati del tuo test e non sono buoni. Il tuo bebè ha una Trisomia 18 e morirà", mi informò.

I miei singhiozzi erano incontrollabili. Non mi ero mai sentita così distrutta, così schiacciata. Tremavo in tutto il corpo. I muscoli delle mie gambe erano tutti tesi. Come poteva essere?
rainbow - "Che cos'è la Trisomia 18?", chiesi.
- "È un'anomalia cromosomica che ha causato a tua figlia un grave ritardo mentale. Come risultato, il suo cervello non può dire al suo corpo come funzionare. Normalmente in questi bebè il cuore si ferma o essi semplicemente smettono di respirare".
- "Quanto tempo può vivere?", chiesi controvoglia.
- "Se sopravvive al momento della nascita, Terri, potrebbe vivere pochi momenti o alcune ore. Io ho visto un bebè vivere per sette giorni".

È inutile dire che ero commossa. In sette anni di matrimonio, Phil ed io non avevamo mia dovuto affrontare un trauma del genere nelle nostre vite.Dio era sempre stato buono con noi e ci aveva dato tutto quello di cui avevamo bisogno. Potevamo dire che la nostra vita insieme era stata perfetta... fino a quel momento.

Poco dopo, una notte, Phil venne a casa dal lavoro, entrò per la porta di servizio e disse: "Tesoro, prepariamo la culla e prepariamoci per l'arrivo di Maria a casa. Se noi crediamo che verrà guarita, allora Dio la guarirà". Io avevo già preso degli accordi per il funerale, ma in quel momento decidemmo di lasciare stare i piani per la morte di Maria e di concentrarci totalmente nella preghiera per un miracolo. Io imme-diatamente pensai alla donna della Bibbia, che credette che solo toccando il manto di Gesù sarebbe stata guarita. Io credevo senza ombra di dubbio che Maria sarebbe stata perfettamente normale alla nascita. "Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato" (Mc 11,24). Io fiduciosa mi afferrai a quelle parole.

Il giorno dopo copiai una novena alla Beata Margherita da Castello, una donna che fu cacciata di casa dai suoi genitori per le sue gravi deformità, e la mandai a tutte le persone che conoscevo. Io chiedevo loro che la recitassero per nove giorni, e se poi volevano ripeterla, tanto meglio. Chiedevo loro inoltre che ne facessero delle copie e le passassero ad altri. Dopo due mesi c'erano più di duecento copie in circolazione. Ben presto contavamo su persone di diciannove Stati che pregavano per la piccola Maria. Iniziammo a ricevere cartoline e lettere di persone che non conoscevamo, dicendoci che stavano pregando per noi e per la piccola. Quelle persone erano di tutte le confessioni, alcuni andavano in chiesa e altri no, ma la con-clusione finale è che stavano pregando. Ci fu una Congregazione intera in Inghilterra che pregò. Una donna in Italia accendeva una candela ogni giorno per Maria. Questa bambina aveva centinaia di persone che pregavano in ginocchio per lei -e non era ancora uscita dal grembo materno! Questa dimostrazione di sostegno attraverso la preghiera rafforzò la mia convinzione che Maria sicuramente sarebbe stata un miracolo di Natale.


Più tardi, l’11 dicembre, quattro giorni prima delle data in cui doveva nascere Maria, apparve un articolo nel nostro giornale locale, "The Charlotte Observer", che raccontava la storia di una donna che aveva avuto un aborto nel terzo trimestre. Il suo bebè era idrocefalo e gli avevano dato sei mesi di vita dopo la nascita. La madre cercò e trovò un medico di Wichita, nel Kansas, che realizzava aborti anche negli ultimi mesi di gravidanza. Egli aveva posto fine alla vita del bebè con un'iniezione salina e poi aveva dovuto drenare la testa del bebè, poiché era già troppo grande per passare per il collo dell'utero. Il giornalista definiva il procedimento come un "miracolo". La madre lodava il medico abortista affermando che era un "regalo di Dio", plaudendo alla sua "abilità e coraggio". Come possiamo diventare distorti! Quanta abilità ci vuole per uccidere un bebè innocente? Il quinto Coman-damento di Dio non è forse "Non uccidere"?

Tornando dal lavoro quel giorno, mi trovai telefonate di sconosciuti registrate nella nostra segreteria telefonica, che dicevano che anch'essi stavano pregando. Ciò ci suggerì di pubblicare su una colonna nel giornale la nostra storia di fede e di preghiere per ottenere un miracolo, e di testimo-nianza a favore dell'integrità della vita nel seno materno. In quell'articolo si analizzavano i miei punti di vista sull'aborto e sul perché io non lo avevo voluto. La giornalista, Dannye Powell, illustrava le mie due ragioni, che vennero accura-tamente pubblicate: "Primo: Terri crede che l'aborto è un assassinio. Secondo: abortire il bebè sarebbe mancare di fiducia nel potere di Dio che può fare un miracolo".

" Maria è già un miracolo",
diceva l'articolo. "Ella ha già fatto un'affermazione sulla preservazione della vita nel seno materno. Se ella può salvare una sola vita, è per questo che è stata concepita". Il movimento a favore della vita aveva raggiunto la prima pagina della sezione locale di "The Charlotte Observer"! Benedetto sia Dio! E da quell'articolo in poi iniziò un assedio di preghiere. Il bebè Maria aveva toccato migliaia di anime perché la amassero, pregassero per lei e confidassero nella Sapienza di Dio e nella Sua Volontà su di noi.

" Precoce in modo impressionante per qualcuno che deve ancora uscire dal grembo, certamente meraviglioso se non miracoloso", scrisse un frate domenicano che non conoscevo, il Fratello Martin Matiny, OP. Il miracolo era iniziato. Una bambina ancora nel grembo materno stava riunendo i fedeli in preghiera, cambiando vite, cuori e menti per dire "sì" alla vita. Che benedizione era per noi essere i suoi genitori!

La gente iniziò a sentirsi come se conoscesse Maria. Pregare per una bambina sembrava creare un amore e una vicinanza come se fosse la propria figlia. Maria diede umanità alla vita nel seno materno. Ella non era semplicemente "un grumo di cellule" come argomentano alcuni abortisti. Ella era un essere umano vivente ed amante che stava gridando al mondo e diceva: "Sono viva! Sono creazione di Dio! Non perdete la speranza su di me! Sperate in me! Vogliatemi bene!". Ed essi lo fecero.

Maria nacque il 21 dicembre 1995 verso le 8 del mattino. Se ne andò al Cielo verso le 4 del pomeriggio. Tutto ciò che io potei pensare quando il dottore mi disse "L'abbiamo perduta", fu che essa era in Cielo, felice ed in pace. Non sentii afflizione in quel mo-mento, non sparsi nessuna lacrima. E quando alla fine ebbi fra le mie braccia il mio bebè di 1 chilo e 616 grammi, di 38 cm di lunghezza, le mie lacrime erano lacrime di tristezza e di gioia. Tristezza per ovvie ragioni, e gioia per Maria. Io volevo il meglio per la mia bambina. E quale madre non lo desidera? E che vita poteva essere superiore alla vita eterna con Dio? Io non potevo evitare di pensare a Maria, la Madre di Gesù, quando accolse tra le Sue braccia il corpo di Suo Figlio dopo che lo avevano staccato dalla Croce: le Sue piaghe aperte, il Suo corpo piegato, rotto. Maria aveva la spina bifida e un buco della misura del palmo della mia mano sulla schiena. Anche lei era piegata nelle sue mani e nei suoi piedi. Assomigliava a Cristo crocifisso, a Lui, che venne e diede la Sua vita per noi. Io avevo fra le mie braccia qualcuno che aveva dato la sua vita per gli altri. Che privilegio essere sua madre!


Il venerdì, il giorno dopo la salita al Cielo di Maria, parlai con Dannye, la giornalista del Charlotte Observer. Ella mi disse che c'erano migliaia di persone che telefonavano per sapere del "Bebé Maria". Dannye voleva scrivere la storia ed io pure, però l'editore disse: "No, è troppo presto. Da' a Terri una settimana per chiarire i suoi sentimenti". Io rimasi delusa. Dissi a Dannye che era una storia di Natale. "Deve essere raccontata", supplicai. "I miei sentimenti non cambieranno in una settimana". Perciò Dannye passò sopra la testa dell'editore e solo per grazia di Dio ottenne il permesso di fare la metà della sua colonna su Maria.

Così, proprio il giorno della vigilia di Natale, si scrisse la storia di un bebè che nacque, un bebè che portò molta gente ad inginocchiarsi in preghiera, un bebè che cambiò cuori e vite. La storia di un bebè che visse, amò e morì. Quella storia proclamava che la vita e la morte di Maria erano veramente un miracolo. Parlava del mio parto, del battito sporadico del cuore di Maria e del battito che ormai non era più. Diceva come Maria aveva fatto di più "per Dio e contro l'aborto" della maggior parte di noi durante la nostra vita. Quella storia di Natale metteva tutto al suo posto. Maria visse una vita perfetta. Era esistita nove mesi nel grembo di sua madre, e se ne era andata direttamente dalla sua Mamma e dal suo Papà in Cielo.

La ragione dell'esistenza di Maria per me adesso è chiara. La sua morte ha portato vita. La sua vocazione era dare la vita per gli altri, specialmente alle madri che prendono in considerazione la possibilità di abortire. Come risultato della storia di Maria nel “The Charlotte Observer”, e della Grazia di Dio, Maria verrà ricordata, e molte madri diranno "sì" alla vita dentro di loro. Se una vita si è salvata come risultato della morte di Maria, allora la sua esistenza è valsa la pena. Io credo che Maria ha salvato più di una vita.

Chiesi pertanto al Signore di darmi qualche segno, qualche indicazione del fatto che Maria stava bene, che era felice in Cielo. Dopo un paio di settimane, ricevetti una telefonata per mio marito. Durante la conversazione la donna menzionò un sogno di sua figlia di 12 anni, Holly. Holly aveva sognato di andare in Cielo. C'erano arcobaleni da tutte le parti con nubi spugnose, un cancelletto, e Gesù e Maria erano seduti su troni fatti di nuvole. E c'erano dei bebè da tutte le parti, che scivolavano sugli arcobaleni!

Allora non lo presi molto in considerazione, e dopo la chiamata tornai a quello che stavo facendo. Iniziai a pensare ai bebè e ad immaginarmeli mentre scivolavano sugli arcobaleni. Improvvisamente mi resi conto che stavo sentendo la canzone "In qualche luogo al di sopra dell'arco-baleno". Ma dopo la telefonata io aveva messo "Il Mago di Oz" per Joey! Era quello! Quello era il segno! Mi sciolsi in lacrime di gioia. Grazie, Gesù! La mia piccola sta bene, è benedetta, è felice in Cielo con tutti gli altri bebè che ci sono andati. E sta correndo, saltando e scivolando per gli arco-baleni...!

Una vita salvata: alcuni mesi dopo, un Padre oblato di S. Benedetto mandò gli articoli del giornale su Maria a una persona di New York che aveva una gravidanza difficile. Sembra che le avessero diagnosticato che il bebè aveva la sindrome di Down. Il medico aveva raccomandato un aborto. Dopo aver letto la storia di Maria, quella donna scelse la vita e diede alla luce un bebè perfettamente sano!

La storia continua...
fino ad oggi (16 luglio 2003). Una ginecologa nella città di Nuova York ha gli articoli di Maria nel suo ufficio. Quando arriva qualcuno che vuole porre fine alla sua gravidanza, ella le mostra la storia di Maria. Ancora adesso si stanno salvando delle vite grazie all'intercessione del mio dolce bebè Maria!

Lodato sia Dio!

©Rivista HM º117