Focolare della Madre

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Home Rivista Numeri antecedenti Nº 123 - Marzo/Aprile 2005 HM Rivista - Parliamo con Anne Sophie

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Puoi presentarti?
Mi chiamo Anne Sophie, ho 26 anni e sono originaria dell’ovest della Francia. Sono la maggiore di una famiglia cattolica di 5 figli.

Quale educazione ti hanno dato i tuoi genitori?
Mio padre e mia madre, fin dalla prima infanzia, mi hanno educato nella fede radicata nell’amore e in una relazione personale ed intima con Gesù. Quando ero ancora molto piccola, avevo già il desiderio di fare la Prima Comunione e prendevo i Santi come modello per costruire la mia vita. Li amavo molto per la loro determinazione nel seguire Cristo, nonostante fossero coscienti della loro piccolezza. Santa Teresa di Lisieux, Santa Giovanna d’Arco (per il suo coraggio, la sua forza), San Pietro (che è un gran peccatore, però ha un grande amore), San Giovanni Bosco (per il suo amore ai giovani), Santa Isabella della Trinità, Santa Teresa d’Avila, Sant’Antonio, San Massimiliano Kolbe, il Santo Curato d’Ars… è molto difficile scegliere!

Come si viveva la fede in casa tua?
Abbiamo sempre pregato in famiglia, e i nostri genitori, per la loro scelta di vita, ci hanno aperto fin da giovani all’amore per i poveri e a darci agli altri. Un anno, per esempio, giungemmo a passare il Natale con gente della strada invece di riunirci con la nostra famiglia come gli altri! Quello fu un grande sacrificio per me, che richiese molta libertà in rapporto agli altri… eppure quel Natale fu uno dei più belli della mia vita e compresi meglio la gioia dei poveri presso la Sacra Famiglia nella stalla. Molto rapidamente mi resi conto che non conducevamo la stessa vita della maggior parte della gente. Da bambina ne ero molto orgogliosa; poi, durante l’adolescenza, fu più duro da accettare. Ma quelle esperienze così forti mi toccavano il cuore, e io sapevo che lì si trovava il cammino verso Dio.

Hai fatto parte di qualche associazione giovanile?

Quando ero adolescente entrai nel movimento scout. Per me quello era il luogo, dopo la famiglia, dove costruire la mia personalità, e mi ha aiutato a mantenere salda la mia fede a scuola e al liceo. Lì ho trovato veri amici, buoni sacerdoti per farmi crescere spiritualmente, e un luogo per vivere in amore e verità con gli altri. Rispondeva anche alla mia sete di un ideale. In quel tempo mi preparai per la Cresima. Per me fu una preparazione molto importante, perché significava scegliere in modo definitivo Cristo come Signore della mia vita. Credo che quello fu il mio primo impegno di adulta.

E dopo?

Più avanti dovetti lasciare la famiglia per fare gli studi superiori. La politica e l’elemento sociale mi attraevano molto, perché essi rispondevano alla mia sete di un ideale. Per questo iniziai a studiare sociologia e cultura, con il fine di potermi impegnare al servizio degli uomini… Mi vidi in un universo anticlericale, dove tutto ciò che io rappresentavo era odiato dagli altri studenti e dai professori… L’unico mezzo per cambiare i nostri rapporti era capire le ragioni delle loro reazioni ed imparare ad amarli rimanendo nella verità. Ci furono giorni molto difficili, in cui la gente era aggressiva e si burlava di me, perché io non avevo mai avuto relazioni sessuali, per esempio… La mia consolazione era potermi ritrovare con i miei amici scout nel pomeriggio, con cui andavo anche all’Adorazione e a Messa. La loro amicizia e la preghiera personale furono per me un grande sostegno.

Imparasti qualcosa in quella situazione?
È difficile, quando uno è in un ambiente malsano, non lasciarsi contaminare… in quel caso i miei amici e la mia famiglia mi permisero di non vivere sola, e pertanto di non perdermi… Comunque, quell’esperienza mi insegnò ugualmente la bontà del cuore dell’uomo. Una volta che compresi che non dovevo cercare di convertirli e che io stessa giungevo a cadere, il mio sguardo su di loro cambiò… i nostri rapporti cambiarono. Le mie convinzioni e i miei valori li interpellavano! Man mano che gli studenti iniziarono a conoscermi, si aprirono a me. Alcuni avevano già avuto una vita molto dura, e finalmente avevano trovato qualcuno con cui parlare. Mi resi conto della fortuna che avevo di sapermi amata, e di quanti giovani avevano sete di qualcosa di più di ciò che era stato loro proposto fino ad allora. L’altra difficoltà durante quel periodo era quella di non disperdermi… ero troppo impegnata in molte associazioni politiche, religiose, di giovani… Il mio tempo libero era molto preso fra gli amici, le veglie e le mie varie responsabilità… e alla fine la mia vita non era molto regolata, perché da un lato facevo troppo e dall’altro lasciavo grandi spazi vuoti. Questo deteriorò a volte persino i rapporti familiari, perché quando tornavo a casa dai miei genitori era per uscire o per dormire!

Ci fu qualcosa che ti indusse a cambiare?
Fortunatamente, durante l’anno del Giubileo, stando in casa dei miei genitori un fine settimana, andai a una veglia di Adorazione eucaristica organizzata nella nostra parrocchia. Lì, davanti al Santissimo Sacramento, venni particolarmente toccata da Gesù. ContemplandoLo nell’Eucaristia ed avendo l’esperienza della Sua misericordia di Padre, mi resi conto di quanto mi amava per quello che ero, non per quello che facevo. Mi resi conto che passavo la vita facendo cose per Lui, però non mi prendevo il tempo per indirizzare la mia forza e il mio amore verso di Lui. Mi resi conto che Egli mi invitava a dimorare in Lui, nella Sua intimità, che io avrei potuto annunciare il Suo amore agli altri nella misura in cui non mi prendevo più il tempo di vivere per me.

Questo lo hai in qualche modo realizzato?
Stavo finendo i miei studi, e decisi di dedicare un anno a fare un lavoro umanitario… insomma, mi resi conto che un anno nella Scuola internazionale di Evangelizzazione si accordava meglio ai progetti del Signore su di me. Questa Scuola, animata dalla Comunità Emmanuel e che si trova a Paray-le- Monial (la città dove Cristo mostrò il Suo Cuore a Santa Margherita Maria), offre una formazione intellettuale, spirituale, umana e missionaria ai giovani del mondo intero, con il fine di imparare a vivere la loro vocazione, radicata nel Battesimo, all’interno del mondo. Nel corso di quell’anno così ricco, imparai a mettere in ordine il dono di me stessa canalizzando nella preghiera l’amore che io dovevo annunciare. Imparai ad avvicinarmi strettamente al Cuore di Gesù, senza avere paura di darGli tutto, perché, come dice Santa Teresina, Egli vuole darci tutto! Scoprii inoltre quanto Dio desideri fare di noi uomini e donne liberi! L’esperienza regolare della confessione ebbe la sua parte nello sciogliere i lacci e le ferite che mi impedivano di rialzarmi.

Naturalmente la questione della mia vocazione mi si presentò, non senza paure (idee false, paura di che diranno, visione della mia propria incapacità…). Con l’aiuto di un sacerdote mi preparai a rimanere disponibile alla chiamata del Signore, particolarmente durante un anno in cui pregavo la Vergine Maria e Santa Teresa di Lisieux con questa specifica intenzione. Maria è la nostra Mamma e ci educa. Ella stessa non sapeva molto bene dove l’avrebbe condotta il suo Fiat, lo scoprì passo dopo passo! La Sua fede nell’Annunciazione, la Sua gioia nel Magnificat, la Sua forza ai piedi della Croce, la Sua speranza il Sabato Santo, sono esempi che ci mostrano come Ella ci precede nello stesso cammino della fede. Ella mi ha aiutato a scoprire l’importanza di vivere il momento presente nella fiducia. Ella protegge contro gli attacchi alla purezza. Ella è piena di forza e di dolcezza. Tutta la Sua vita è Eucaristia, Ella ci dà Gesù. San Luigi Maria Grignon de Montfort diceva che, lì dove si trova Maria, si trova lo Spirito Santo… ma anche che con Lei tutto va molto più rapidamente. Perciò bisogna approfittarne! Da parte sua, Santa Teresina fece crescere il mio desiderio di santità e il mio amore alla Chiesa. Ella, che era piena di ardore e di grandi desideri, senza mai uscire dal suo Carmelo, è stata nominata Patrona delle missioni! Attraverso di lei ho scoperto che allo stesso tempo possiamo essere deboli ed aver diritto di alimentare grandi desideri. Avere esperienza della nostra debolezza è un mezzo per sperimentare meglio la Misericordia di Dio. Senza di Lui non possiamo veramente fare nulla! Con lei ho capito che, qualunque sia la nostra scelta e il nostro stato di vita, la nostra vocazione reale è l’Amore.

E quali risultati ha avuto quell’esperienza?
Quell’anno finì senza una chiamata particolare. In compenso, il mio modo di vedere ogni stato di vita cambiò, e mi trovavo con una grande pace nel mio cuore, che mi permetteva di continuare ad avanzare. Al momento presente sento intimamente che, qualunque sia la nostra vita, il Signore vuole riempire i nostri cuori e che Egli non ci inganna mai. La nostra vocazione profonda è vivere nel Suo Amore e risponderGli liberamente. La cosa più importante è cercare di fare la Sua volontà. Nell’attesa, vivo il mio celibato nella gioia e nella speranza, sicura che il Signore mi conduce. Ci sono momenti difficili, ma so che il Signore mi prepara e mi forma anche con essi. Lo vedo nella mia vita, e questo mi permette di approfondire il mio rapporto con Lui e la mia vocazione di donna, che è molto importante in una società dove si sono persi tanti valori!
Per continuare ad aiutare il prossimo, ho scelto di camminare con la Comunità Emmanuel, che ho scoperto durante la mia Scuola di Evangelizzazione. Questa Comunità è costituita da sacerdoti, consacrati, famiglie e giovani. Il suo carisma particolare è vivere “l’ Emmanuele, Dio con noi” nella nostra vita quotidiana. La sua spiritualità è fortemente legata al messaggio del Sacro Cuore e pertanto all’Eucaristia, e si articola intorno all’Evangelizzazione, all’Adorazione e alla Compassione. Attraverso questa Comunità io accolgo fratelli nella fede per continuare il mio cammino verso Cristo, conducendo la mia vita nel mondo. Siccome il Signore è coerente nelle nostre vite e ascolta i nostri desideri, mi si offrì di lavorare in politica al servizio dei giovani e della cultura! Per due anni feci dunque il lavoro che sognavo di fare durante i miei studi. Veramente il Signore sa ciò di cui abbiamo bisogno e, quando Gli diamo la nostra vita, ci ricolma dei Suoi doni. In seguito, un pomeriggio, mi proposero di venire a lavorare a Roma al servizio del Santo Padre e dei giovani, prendendo la responsabilità del Centro Internazionale di Giovani di San Lorenzo.

Qual è la missione di questo Centro?
Questo Centro, creato dal Santo Padre, ha come missione accogliere i giovani del mondo intero che vengono in pellegrinaggio a Roma, per aiutarli ad entrare nella grazia della Chiesa ed avere l’esperienza delle Giornate Mondiali della Gioventù nella quotidianità. Perciò ho accettato questa nuova missione con piena fiducia. Per me è una grande gioia lavorare per il Papa a Roma…. Sono nata durante il suo primo anno di pontificato, ed eccomi qui al suo servizio, di lui che ha sempre amato tanto i giovani. Quest’uomo coraggioso, testimone senza cedimenti della Verità, difensore appassionato della vita, ci aiuta ad entrare nella sua visione di speranza e di amore al Padre.

Che cosa significa per te l’Eucaristia?
Alla fine dell’anno scorso si è inaugurato l’Anno dell’Eucaristia. Per me l’Eucaristia è veramente la fonte della nostra vita, perché è da essa che traiamo la nostra capacità di amare, e impariamo a lasciarci amare. È nell’Eucaristia che uno può avere rifugio, trovare Cristo, ricevere la vita. Nell’Eucaristia possiamo racchiudere tutta la nostra povertà e tutta la nostra ricchezza… lasciamo parlare il cuore e impariamo ad amare. Questo anno Eucaristico sarà coronato dalla Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà in agosto a Colonia. Il tema è: “Siamo venuti ad adorarLo” (Mt 2, 2). Il mio lavoro a Roma consiste anche nell’invitare i giovani di passaggio a Roma a rivestirsi dell’attitudine dei Re Magi: di mettersi cioè in cammino e seguire la stella. I giovani del mondo intero sono invitati a venire a Colonia ad adorarLo. Ciò che io desidero per loro è che si incontrino con la persona di Cristo contemplandoLo nell’Eucaristia ed abbiano esperienza del Suo Amore, che è unico per ciascuno di loro.
Che nel Suo sguardo vedano quanto li ama e che al ritorno diventino, con la loro vita, testimoni pieni di speranza di questo Amore… Soprattutto che non abbiano paura, ne vale la pena.

©HM 123 Marzo - Aprile 2005