Focolare della Madre

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Home Rivista Numeri antecedenti Nº 126 - Settembre/Ottobre 2005 HM Rivista - La giovane Mamie e il lavoro

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mamie1La giovane Mamie e il lavoro

Di P. Rafael Alonso

È Mamie stessa che parla dei suoi primi lavori prima di ammalarsi di una cecità irrimediabile, e prima delle sue nozze con François Treuttens: “Una delle nostre cugine era sarta in un laboratorio di sartoria di vestiti di tela bianca da mandare in Inghilterra. Per questo motivo iniziai a lavorare in quel laboratorio.

Devo dire innanzitutto che mai nella mia vita ho amato cucire. Inoltre in quell’epoca le gonne e i vestiti per abbellire le donne non suscitavano in me alcun interesse. Ma dovevo andare a lavorare lì perché così doveva essere. Da quando ci andai, non feci altro che commettere sbagli uno dopo l’altro; non mi licenziarono perché la segretaria della padrona aveva pietà di me, poiché vedeva che ero interessata a fare i corsi e a fare tutte le commissioni, come andare alla posta o alla stazione, insomma a fare tutto come un fattorino delle commissioni invece che cucire. Per questo non mi licenziarono dalla fabbrica come avrei meritato, poiché erano errori gravi quelli che commettevo a causa della mia goffaggine”.


In questa confessione di Mamie si vede con chiarezza innanzitutto la sua imperizia manuale, caratteristica che l’accompagnò tutta la vita. Mamie non aveva abilità pratica. La sua mente, la sua intelligenza erano piuttosto speculative, direi quasi, se me lo si permette, contemplative. Non nel senso di un ripiegamento su se stessa o di stupore, ma nel senso che la sua intelligenza si concentrava piuttosto su tutto ciò che riguardava le materie umanistiche e l’area linguistica, e soprattutto sulla sua grande capacità di ascoltare, di capire e di consolare.

Per questa ragione i suoi continui errori nella fabbrica di tessuti, quando ella aveva quindici o sedici anni, furono per lei una fonte di sofferenza. Noi abbiamo conosciuto giovani che hanno una simile mancanza di abilità nei lavori manuali, e Mamie riusciva sempre a consolarli.

Inoltre, analizzando la sua vita, ella non si scusa. È umile e sa riconoscere il bene ricevuto da altri, com’è il fatto di non venir licenziata da quel lavoro anche se lo meritava, e di esserne riconoscente di tutto cuore.

Questa segretaria gentile e comprensiva ebbe un giorno un’idea. Così ce lo racconta Mamie: “un giorno la segretaria chiamò mia madre e le disse che io ero più dotata per le cose di ufficio. Mia madre al principio non ne era molto convinta, ma alla fine se ne convinse. Mi diede sei mesi per imparare il lavoro di contabilità e di segretaria, e io lo feci per paura di rimanere nella sartoria.

Così alla fine me ne andai a lavorare alla fabbrica Marley, dove si produceva la birra. Io ero la figlia di tutti, perché ero l’unica giovane di sedici anni fra tutti quei signori. Ero molto rispettata. In questo modo lavorai lì per un lungo periodo”.


Mamie non fu mai oziosa e pigra. Era impossibile che sua madre le potesse pagare degli studi universitari, i quali d’altra parte a quel tempo non erano considerati opportuni per la donna. Il ruolo della donna era un altro. Ciò non intimorì Mamie, che potè guadagnarsi il pane con il sudore della fronte e portare a casa un aiuto economico sempre necessario.

È da notare che Mamie era rispettata dai “signori”. Il suo modo di saper stare, il suo modo di vivere in modo naturale la sua libertà unita al bene, non le permetteva di andare per un cammino di frivolezza che avrebbe potuto essere pericoloso. Anche su questo punto Mamie diventa un esempio per le giovani lavoratrici.

©HM Nº 126 Settembre - Ottobre 2005