Focolare della Madre

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Home Rivista Numeri antecedenti Nº 126 - Settembre/Ottobre 2005 HM Rivista - Parliamo con Angelo e Scarlett

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entre1Parliamo con Angelo e Scarlett

Potreste presentarvi?
S: Ciao, mi chiamo Scarlett Cuadros, ho 21 anni e sono la responsabile dei gruppi giovanili della Zona Nord di Chone (Ecuador). Appartengo al gruppo giovanile Missionari dell’Amore, sono nel gruppo da 4 anni ed è una delle cose che non mi piacerebbe affatto cambiare.
A: Ciao, il mio nome è Angelo Vélez, ho 22 anni ed appartengo al gruppo Gioventù Mariana Vincenziana. Sono in questo gruppo da 6 anni ed è qui che ho conosciuto veramente Gesù Cristo.

Lavorate o studiate? In che scuola?
S: Per ora non sto lavorando ma frequento il quinto anno di contabilità pubblica ed audit.
A: Lavoro presso la Fondazione Padre Fitzgerald, dove mi occupo del Laboratorio di Informatica, e allo stesso tempo studio contabilità pubblica e audit - sono compagno di Scarlett -. Inoltre studio Informatica in un’altra università.

Che cosa intendete per fidanzamento? Come iniziò il vostro?
Il fidanzamento non è altro che una preparazione al matrimonio, è una tappa in cui si definiscono i sogni, le esperienze, le attività che si vogliono condividere per tutta la vita. Per questo crediamo nella necessità di non saltare la tappa di essere amici, perché solo così si potrà costruire sulla roccia e non sulla sabbia.
Il nostro fidanzamento iniziò all’università. Fu lì che ci conoscemmo, poi si presentò l’opportunità di lavorare insieme in parrocchia, e fu lì che cominciò la nostra amicizia. Alla fine ci decidemmo e grazie a Dio valse la pena aspettare. Io mi ricordo che dicevo a Dio: Signore, dove sarà l’uomo che mi voglia bene e mi apprezzi, mi appoggi in ciò che mi piace, Signore, dov’è? E all’età di 18 anni il Signore mi rispose e mandò il mio principe azzurro in moto e non su un cavallo bianco... Quest’anno abbiamo compiuto tre anni di una relazione molto bella, e tutto questo è grazie a Gesù.

Che cos’è la cosa più importante nella vostra relazione?
La cosa più importante è il dialogo e la fiducia che abbiamo l’uno nell’altro. Questo è il segreto.

Vi aiutano i difetti dell’altro?
Sì, all’inizio, come in ogni relazione, è proprio difficile dirci i nostri difetti, ma con il passare del tempo ti rendi conto dell’importanza di aiutarsi nei propri errori. Ogni volta che dialoghiamo, cerchiamo di dirci le cose con semplicità, perché nessuno dei due abbia a soffrire. Io per esempio avevo un carattere molto forte, ma con l’aiuto di Angelo ho cambiato il mio carattere.

Quando vi adirate, come risolvete il problema?
Beh, non litighiamo quasi mai, di solito andiamo d’accordo, però, quando succede, mai ce ne andiamo alle nostre case proprio adirati. Poi però, anche se vogliamo tenere il broncio, finiamo per parlarne e tutto si risolve.

È importante il dialogo e la sincerità nella vostra relazione?
S: Sono elementi molto importanti, poiché solo così si può conoscere il proprio compagno e lo si può aiutare come essere umano nei suoi difetti e potenziare le sue virtù.
A: Certo, poiché senza quei due valori non potremmo alimentare questa cosa così bella che chiamiamo amore.
angel Che qualità di Angelo metteresti in evidenza?
È per me una persona molto speciale, perché oltre ad essere mio fidanzato è mio amico. Fra le sue qualità posso menzionare che è sincero, affettuoso, solidale, comunicativo e molto, molto servizievole. Inoltre, può avere un milione di problemi ma ha sempre un sorriso sulle labbra.

E tu di Scarlett?

Beh..., inizierei prima dalla sua solidarietà, perché può vedere al di là di ciò che la vista vede, poiché sempre è così tempestiva nell’aiutare. Un’altra sua qualità è essere allegra e comprensiva.

Che progetti avete per il futuro?
Fare un matrimonio in cui Dio continui ad essere al centro, e con Lui collaboriamo entrambi. E avere molti figli. Però è importante che facciamo la volontà di Dio, anche se ciò può implicare non essere chiamati a procreare ma piuttosto ad adottare.

Dio è importante nelle vostre vite?
Egli è il perno attorno a cui ruotano tutte le nostre attività. Se non fosse per Lui, non ci conosceremmo neanche. Durante le nostre vite abbiamo capito una cosa: che Dio ci dà sempre ciò di cui abbiamo bisogno e che non sempre tutto quello che chiediamo è buono. Egli, come Papà, si preoccupa di farci avere sempre il meglio, e noi non ci lamentiamo di nulla. Non ci è mai mancato l’amore, la famiglia e anche persone speciali.

Che cos’è la purezza? Credete che sia possibile nel fidanzamento?
S: La purezza è restare in Grazia di Dio e ovviamente è possibile nel fidanzamento, soprattutto quando si ha presente la Mamma Maria come esempio di donna in tutta l’estensione della parola. Qui gioca un ruolo importante l’amore verso il nostro Papà Dio.
A: Per me purezza è stare in Grazia di Dio. Se la cerchiamo come uomini non l'avremo, la preghiera ci fortifica.

Che ruolo gioca la Vergine nel vostro rapporto?
È la tenera Mamma che ci accoglie sempre fra le Sue braccia , è Colei che vigila sulle nostre vite affinché possiamo essere interamente di Cristo, è... un esempio di vita e di donna. Abbiamo riposto nelle Sue mani la nostra relazione, Le abbiamo chiesto, se formiamo una famiglia, che assomigli alla Sua, dove regnavano la dolcezza e la concordia.

Che cos’è l’amore? Come lo alimentate?

L’amore è Dio, l’amore non è essere d’accordo in tutto ma continuare ad essere innamorati, l’amore è comprensione, è alimentarlo con un sorriso, una telefonata, un abbraccio, un perdono. E ringraziare sempre Dio di essere insieme.

I giovani hanno sete di Dio?

Io non direi sete ma direi piuttosto che sono disidratati, e non per mancanza d’acqua (Dio), ma perché non abbiamo proclamato ed insegnato loro ciò che Dio è con il nostro stile di vita, sia per il nostro egoismo, sia per il nostro lavoro. A volte sono le stesse persone praticanti che senza volerlo feriscono i giovani semplicemente non ascoltandoli. Tutti noi che apparteniamo alla Chiesa Cattolica, dice Martín Valverde, abbiamo l’obbligo non di verificare, ma di dimostrare che conosciamo Dio.
scarlett Che tipo di apostolato realizzate?
S: Sono completamente dedicata alla Pastorale giovanile e al lavoro con i bambini in Infanzia Missionaria.
A: Io sono responsabile della Pre-Giovanile della GMV.

Perché non appartenete allo stesso gruppo apostolico?
A: Una risposta sensata sarebbe chiederlo a Dio. Egli mi chiamò nella GMV a vivere lo spirito di servizio. Devo farlo bene. I vari carismi formano il Corpo di Cristo: ci sono coloro che pregano, i missionari, ecc., è il complemento perfetto per una buona relazione chiamata matrimonio.

Potreste raccontare qualche esperienza in cui Dio vi ha aiutato?
A: Sì, come no! Due anni fa Dio mi scelse per essere missionario fuori dalla mia provincia. Quando me lo dissero, risposi di sì senza pensarci. È importante sottolineare che io non ho fratelli, per cui mi costò un po’ convincere mia mamma che mi lasciasse andare. Arrivò il giorno, e me ne andai con molta gioia. Quando arrivammo a destinazione, ci distribuirono in varie case. Un giorno, mentre ero in quella a cui mi avevano destinato, mi sedetti su una pietra che era lì, osservando il paesaggio, e dicevo fra me e me: “Come è passato veloce il tempo da quando sono qui! Da dove ho tirato fuori il coraggio di lasciare i miei genitori, Scarlett ed i miei amici?” Dio mi aveva preparato una sorpresa quando mi aveva permesso di condividere con i missionari testimonianze, cibo e giochi. Ho vissuto ciò che si chiama “Comunità Cristiana”. Quest’esperienza mi ha aiutato a capire quanto preziosi ed importanti sono i miei amici, i miei genitori, Scarlett ed inoltre tutte le grandi cose che Dio può fare se Lo lasciamo agire.
S: Credo che la domanda dovrebbe essere piuttosto: in che cosa non mi ha aiutato? Mi ha concesso la grazia di avere una vera famiglia all’età di 12 anni e di salvare la mia mamma da un cancro all’utero circa due anni fa. Ne venni a conoscenza perché mi dissero per telefono l’esame che mia mamma doveva farsi per ordine della dottoressa, e mi dissero che mi preparassi per una brutta notizia. Non so quante ore passai piangendo nel sapere ciò che poteva succedere. Pregai tanto lo Spirito Santo, Gli offrii il mio ventre per quello di mia mamma, poiché mio fratello minore avrebbe avuto bisogno di lei più che di me. Otto giorni dopo la biopsia, che mi diede una risposta: Negativa...
Quell’avvenimento mi aiutò a fortificarmi nella preghiera nella mia vita, e da quel giorno in poi iniziai ad apprezzare di più i miei genitori e i miei fratelli. Capii che siamo di Dio, e che come mi ha dato la vita e i miei genitori, così essi ed io un giorno torneremo a Lui.
Nella pastorale giovanile mi aiutò a scoprire la capacità di potermi dare agli altri, di vincere la paura, di andare dove hanno bisogno di me e di condividere con altri giovani carismi diversi.

Vi risulta difficile mantenere la fede nel vostro ambiente?
Mantenere la fede è un po’ difficile, sì, soprattutto quando ci scontriamo con un mondo asfissiante nel quale Dio è il dio-aspirina, che si cerca solo quando qualcosa fa male. È difficile perché lavorando con i giovani si viene a conoscenza di esperienze come: e dove stava Dio quando mio papà mi buttò fuori di casa? Dov’era quando papà e mamma si separarono? Perché ci sono bambini e anziani abbandonati in strada? Sono domande cui come giovane cristiano devi rispondere, facendo in modo che il giovane assimili l’idea che Dio era, è e sarà lì, ma che egli non lega né obbliga nessuno ad amare né a lavorare insieme a favore degli altri.
Per questo dobbiamo riscattare i bambini e giovani per insegnare loro l’importanza di vivere con lo stile di Gesù nelle nostre realtà. Ci sono comunque giovani che credono in chi amano e che accettano Dio come Padre.
angyscar Come si possono aiutare i bambini e i giovani attualmente?
L’unica cosa che ci aiuterà oggi, domani e sempre è l’AMORE. Come giovani siamo coscienti della nostra lotta con il mondo, sappiamo però che ciò che dobbiamo fare è agire già ora.
Per poter aiutare i bambini e giovani dobbiamo diventare persone in cui i bambini trovano aiuto e i giovani saggi ed affettuosi consigli. Inserirci nel loro mondo per poterli salvare, condividere ciascuna delle loro realtà, e dicendo questo intendiamo accettarli come sono. Cercare delle attività per potenziare le loro abilità nascoste, perché a volte neppure loro stessi sanno che cosa sono capaci di fare. Tenerli sempre occupati in qualcosa di semplice ma di produttivo.
Devo sottolineare il lavoro che realizzano i giovani della mia parrocchia: lavorano in asili, mense, nell’infanzia missionaria, e sono catechisti. Questi campi d’azione sono quelli che permetteranno di educare i bambini e di non sotterrare i talenti che ognuno possiede.

Scarlett, che cos’è che ti preoccupa di più come delegata della pastorale giovanile della zona nord di Chone?
Ciò che più mi preoccupa è che noi giovani ci dimentichiamo dei nostri valori umani e religiosi. Mi preoccupa l’intensità dell’influsso negativo della televisione, della radio, di internet, del consumismo, del rock, che si portano via, o meglio, trascinano al loro passaggio tanti giovani pieni di sogni. Sento che è una lotta fra il mondo e Dio: farli cambiare di opinione è una grande battaglia. Ecco qui un esempio: stavamo realizzando la campagna del riciclaggio per raccogliere fondi per il Congresso Zonale di Pastorale Giovanile che si celebrerà a Chone. Benedetto ed io raccoglievamo le bottiglie di plastica, e dei giovani rimasero a guardarci e ci dissero: “Io questo non lo faccio né qui né in Spagna né in nessun luogo”. Io non risposi nulla, ma mi fece pena il loro modo di pensare. Non diedi tanta importanza al loro commento, ma Benedetto rispose loro: “Io invece lo faccio qui, in Spagna e dovunque...” e furono quei giovani a convincermi che bisogna continuare a lottare.
Un altro fattore importante è la separazione della famiglie, perché coloro che emigrano sono quasi sempre papà e mamma, e i giovani rimangono con terze persone, che danno loro affetto, ma non è lo stesso di una tenera carezza di mamma né del buon consiglio di papà.

Volete dire qualcosa ai nostri lettori?
Cari giovani, ascoltiamo sempre la voce del nostro cuore che è la voce di Cristo vivo, non lasciamoci trascinare dal consumismo, siamo sempre unici, perché lo siamo! Non dubitate mai dell’Amore infinito del nostro Papà Dio e chiedete a Mamma Maria che si occupi sempre di ogni compito che dovete affrontare. Non dubitate mai di quello che potete fare, ma non fate neanche le cose perché “vi piace farle”. Unite sempre l’amore e il dare senza aspettarvi ricompensa alcuna. Mettiamoci a pensare a ciò che possiamo fare con amore.

©HM Nº 126 Settembre - Ottobre 2005