Focolare della Madre

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mamieMamie e la vecchiaia

Noi uomini viviamo una vita che si definisce più per ciò che non possiamo fare che per quello che possiamo fare. Spesso ho sentito delle persone anziane dire: “Approfitta, adesso che sei giovane, perché quando avrai la mia età non potrai più farlo”. In genere si riferiscono ai piaceri materiali, ai piaceri dei sensi o alla soddisfazione di desideri di potere, di possesso o di piacere.

Anche Sua Santità Giovanni Paolo II è diventato anziano, e man mano che gli anni passavano compiva inesorabilmente il percorso comune a tutta l’umanità, soggetta alla malattia ed alla vecchiaia. Eppure, ha scritto nella sua Lettera agli anziani che questo è un tempo privilegiato per offrire un altro e diverso servizio alla comunità umana.

L’anziano carico di sapienza può dare un saggio giudizio sulle realtà umane e sulla propria vita, può apportare molta saggezza ad una vita vissuta spesso nella mancanza di riflessione e nella superficialità, secondo il ‘carpe diem’. Può inoltre vivere la sua vita di acciacchi e di pene come purificazione personale e come partecipazione al mistero di redenzione della vita umana.

Non ho mai sentito Mamie parlare ai giovani suggerendo loro di approfittare della vita in un senso che non fosse puramente cristiano. Questo non significa che prendesse le distanze da desideri, aneliti, mete ed obiettivi di una gioventù entusiasta di una professione, degli studi, di un fidanzamento o della possibilità di costituire una famiglia o anche di donare la propria vita a Dio nella consacrazione sacerdotale o religiosa. Anzi, l’ho sempre vista vicina ai giovani, capace di comprendere le loro aspirazioni, di confortarli nei loro abbattimenti, nelle sofferenze e nelle contrarietà della vita. Ho visto Mamie incoraggiare, sostenere, esortare, far ragionare i giovani che andavano a casa sua per aprirle il loro cuore, e l’ho sempre vista rispettosa della libertà di ciascuno. La sua parola era di orientamento in mezzo alla perplessità e, talvolta, in mezzo alla confusione. Desiderava conoscere i loro interessi e i loro desideri per poi elevare soprannaturalmente tutto questo affinché con serenità potessero rispondere a quanto sentivano nella loro anima. Ma compiva tutto ciò sempre con sommo rispetto.

Con il passare degli anni anche Mamie perdette la sua motilità e cominciò un declino fisico per cui poteva fare sempre meno cose, che può essere riassunto dalle sue stesse parole: “Adesso devo santificare il mio metro quadrato”.

Il suo metro quadrato era la poltrona in cui viveva notte e giorno, pregando e aspettando una telefonata o una visita.
Non poteva fare di più, finché un giorno mi disse: “Figlio mio, ormai non ti servo più a nulla. Non sono neanche più capace di prendere nota delle telefonate per te”. Ma io dovetti risponderle secondo verità: “Sì che mi sei molto utile, Mamie, perché tu qui, in questa poltrona in cui vivi, stai offrendo la tua vita al Signore e stai pregando per il nostro apostolato, affinché coloro ai quali ci rivolgiamo possano accogliere il messaggio di Gesù”.

La vecchiaia come la malattia ha anche il suo valore cristiano. Bisogna saperlo scoprire. La vita del Papa e di Mamie ci danno una testimonianza di questo valore cristiano.

©HM Nº 128 Gennaio-Febbraio 2006