Focolare della Madre

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Home Rivista Numeri antecedenti Nº 136 Maggio/Giugno 2007 HM Rivista - l´Eucaristia cuore della chiesa

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euch

L´Eucaristia
cuore della Chiesa

 

 

Con la preparazione dei doni inizia la liturgia propriamente eucaristica. Non si tratta di azioni di culto diverse, ma di due momenti di un unico mistero.

Il passaggio dalla liturgia della Parola alla liturgia Eucaristica è ben sottolineato dal gesto del ministro
che lascia la sede e passa all’altare, luogo riservato al Sacrificio.

La liturgia eucaristica comprende la preparazione e l’offerta dei doni, la preghiera eucaristica e la Comunione. Questa struttura si basa sugli atti che Gesù Cristo stesso ha compiuto nell’Ultima Cena, quando prese il pane e il vino, pronunciò la benedizione, spezzò il pane e lo diede ai suoi discepoli.

All’interno dei riti di presentazione e di offerta dei doni troviamo i seguenti elementi: la processione delle offerte, la presentazione del pane, il mescolare il vino con l’acqua e la successiva offerta, la preghiera privata del ministro, l’incensazione, il lavabo e la preghiera sulle offerte.

Originariamente, questo rito era qualcosa di tanto semplice come il collocare in silenzio sull’altare il pane ed il vino che sarebbero diventati il Corpo ed il Sangue di Cristo. Più tardi si aggiunse la processione delle offerte, che all’inizio era silenziosa e poi venne accompagnata da un canto.

Il rito non è una mera presentazione di doni, ma include anche un significato di offerta. Nel pane e nel vino offriamo simbolicamente qualcosa di noi stessi, e con il gesto di incensare le offerte e le persone riconosciamo il senso di offerta delle une e delle altre. Cioè, il pane ed il vino si trasformeranno in Cristo, e i ministri e i fedeli devono anch’essi trasformarsi in “offerta permanente”.

La liturgia romana attuale, a differenza delle altre, fa la presentazione separata del pane e del vino, rito di grande ricchezza ed espressività. “La presentazione delle offerte all'altare assume il gesto di Melchisedek e pone i doni del Creatore nelle mani di Cristo. È Lui che, nel proprio Sacrificio, porta alla perfezione tutti i tentativi umani di offrire sacrifici” (CCC,1350).

Questo è il momento privilegiato in cui fare la colletta, perché i fedeli offrano il loro aiuto materiale ai fratelli bisognosi: “Fin dai primi tempi, i cristiani, insieme con il pane e con il vino per l'Eucaristia, presentano i loro doni perché siano condivisi con coloro che si trovano in necessità. Questa consuetudine della colletta (cfr. 1 Co 16,1), sempre attuale, trae ispirazione dall'esempio di Cristo che si è fatto povero per arricchire noi (cfr. 2 Cor 8,9)” (CCC, 1351).

Il Santo Padre Benedetto XVI nella sua ultima Esortazione Apostolica Postsinodale “Sacramentum caritatis”, parla della presentazione e dell’offerta dei doni nel numero 47: “I Padri sinodali hanno richiamato l'attenzione anche sulla presentazione dei doni. Non si tratta semplicemente di un sorta di «intervallo» tra la liturgia della Parola e quella Eucaristica. Ciò farebbe venir meno, tra l'altro, il senso dell'unico rito composto di due parti connesse. In questo gesto umile e semplice si manifesta, in realtà, un significato molto grande: nel pane e nel vino che portiamo all'altare tutta la creazione è assunta da Cristo Redentore per essere trasformata e presentata al Padre. In questa prospettiva portiamo all'altare anche tutta la sofferenza e il dolore del mondo, nella certezza che tutto è prezioso agli occhi di Dio. Questo gesto, per essere vissuto nel suo autentico significato, non ha bisogno di essere enfatizzato con complicazioni inopportune. Esso permette di valorizzare l'originaria partecipazione che Dio chiede all'uomo per portare a compimento l'opera divina in lui e dare in tal modo senso pieno al lavoro umano, che attraverso la Celebrazione Eucaristica viene unito al sacrificio redentore di Cristo”.
In questo denso paragrafo vengono presentate idee molto importanti che desidero commentare. In primo luogo si menziona che la creazione intera viene assunta da Cristo per essere presentata al Padre nel sacrificio della Messa. In questo momento ogni uomo presenta, insieme a Cristo, le sue sofferenze e le sue gioie, il suo lavoro, considerato anche come collaborazione all’opera creatrice di Dio, secondo il comandamento della Genesi: “riempite la Terra e soggiogatela” (Gen 1,28).
Il Santo Padre segnala che questo gesto “non ha bisogno di essere enfatizzato con complicazioni inopportune”. Non è necessario offrire insieme al pane e al vino altre cose (un pallone, un libro, una cazzuola, ecc.) come simbolo rispettivamente dello svago, dello studio e del lavoro. Il pane e il vino comprendono, nella loro semplicità, tutte le realtà umane e tutta la creazione.

Nel rito il sacerdote prende prima la patena con il pane, e con entrambe le mani la eleva un poco sopra l’altare, mentre dice la formula corrispondente; e lo stesso fa con il vino. Le due preghiere che il sacerdote pronuncia, a voce alta o in silenzio, quasi identiche, sono molto simili a quelle utilizzate da Gesù nelle Sue preghiere di benedizione, seguendo la tradizione ebrea (berekáh; Lc 10,21; Gv 11, 41). Prima sul pane, e poi sul vino, come fece Cristo, il sacerdote dice:
“ Benedetto sei Tu, Signore, Dio dell’universo: dalla Tua bontà abbiamo ricevuto questo pane [vino], frutto della terra [vite] e del lavoro dell’uomo; lo presentiamo a Te, perché diventi per noi cibo di vita eterna [bevanda di salvezza]”.
E il popolo risponde:
“ Benedetto nei secoli il Signore” (Rm 9,5; 2 Cor 11,31).
Dopo aver presentato il pane e il vino, il sacerdote si inchina davanti all’altare pregando in segreto:
“ Umili e pentiti accoglici, o Signore: Ti sia gradito il nostro sacrificio che oggi si compie dinanzi a Te”.
In questo modo si dispone a celebrare il culto “in spirito e verità”, sapendo che “un cuore affranto e umiliato, Dio, Tu non disprezzi” (Sal 50).

Adesso può realizzarsi l’incensazione delle offerte, dell’altare, del celebrante e di tutto il popolo.
Subito dopo il sacerdote lava le sue mani, procurando così la sua “purificazione interiore”, e ritornando al centro dell’altare chiede a tutti di pregare: “Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente”.

“ Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrifico a lode e gloria del Suo nome, per il bene nostro e di tutta la Sua santa Chiesa”.

Le preghiere dei fedeli, unendosi a quelle di Cristo, si elevano qui a Dio come l’incenso (Sal 140, 2; Ap 5,8; 8,3-4). E il popolo che assiste, unendosi a Cristo come vittima, si dispone ad offrirsi a Dio “in sacrificio di soave odore” (Ef 5,2.)

© Rivista HM º136 Maggio/Giugno 2007