
Como Conobbi il Focolare
Esmeralda Pérez
1982-2007
Forse posso iniziare come una favola delle nostre nonne: “Tanto, tanto tempo fa…” perché sono passati già venticinque anni da quando entrai per la prima volta nella casa sacerdotale di Toledo dove assistetti al mio primo “Circolo di Studi”. Devo però iniziare ancor prima, perché il Focolare per me non sono stati solo i pomeriggi di formazione dei vari sabati, ma fin dall’inizio è stata una forma di vivere, in cui tutto quanto facevo aveva a che vedere con esso.
Vi racconto la mia situazione personale nell’estate del 1981. Vivevo a Madrid, avevo quindici anni (proibito fare calcoli), avevo terminato la 2ª liceo con buoni voti, ero una ragazza estroversa, ero abbastanza coinvolta in una gruppo di Cresimandi della mia Parrocchia, e allo stesso tempo frequentavo altri circoli con amicizie abbastanza pericolose. Ogni tanto, specialmente in vacanza, andavamo in un paese della regione di Toledo, Mocejón, di cui erano originari i miei genitori, e lì avevo anche il mio gruppetto di amiche. L’unico divertimento che c’era la sera era il “ballo”, e per tale occasione si riunivano tutti i giovani del paese. Fin dall’inizio questo paese significò molto nella mia vita nei riguardi del Focolare.
Ebbene, un pomeriggio mi trovavo al ballo di Mocejón con le mie amiche, quando un ragazzo bello, simpatico, con facilità di parola e convincente mi si avvicinò e mi invitò ad andare a fare un giretto, credo più con l’intenzione di “rimorchiare” la ragazza di Madrid che con l’intenzione di sposarmi, ma la furbata gli riuscì solo in parte, poiché dopo nove anni di fidanzamento ci siamo sposati, e sono passati già più di sedici anni.
Rafa, il ragazzo carino era stato a due campeggi di un gruppo che si chiamava “Focolare della Madre della Gioventù” e che era guidato da un sacerdote chiamato Rafael Alonso. Per la verità all’inizio mi infastidiva molto che fosse “il ragazzo perfetto”: studiava in un liceo come il mio, era di un gruppo giovanile, gli piaceva la natura, era carino, aveva una moto…dov’era il trucco?… il caso volle che mi innamorai perdutamente di lui, come si innamora una ragazza di 15 anni, e di 20 e di 30 e di…, e dura ancora, anche se adesso non ha più tanti capelli e ha cambiato la moto con una macchina “che cade a pezzi”.
All’inizio, il fatto che ogni sabato, quando io venivo da Madrid, dovessi aspettare che tornasse dalle riunioni del Focolare, non mi piaceva affatto, e lui finì per invitarmi ad andarci con lui. Era tutta un’avventura arrivare da Mocejón a Toledo. Ma una volta che provammo a vivere e a condividere insieme il Focolare, non mancammo neanche un pomeriggio ai Circoli di Studio a Toledo. Il primo giorno cui vi assistetti, Rafa guidava la riunione dei piccoli e mi portò con sé, ma mi lasciò con le ragazze che erano anch’esse riunite. Quella prima riunione con le bambine mi conquistò subito, forse perché risvegliò in me quell’istinto educativo che è sempre stato presente nella mia vita. La riunione seguente con i giovani mi piacque un po’ meno, non so se per l’incontro con quel “prete con abito talare”, anche se era simpatico, o per le cose così “retrograde” che diceva (il mio cristianesimo nasceva in una comunità di base, in cui Cristo mi permetteva tutto, in quanto era il mio migliore amico). Uscii di lì un po’ spaventata, ma le ragazze mi invitarono a tornare la settimana seguente, e per di più avrebbero fatto una gita, e quell’idea mi allettava di più. Che ragazze simpatiche! Con il passare degli anni ho scoperto che “ il mio caro Rafa” si era già preoccupato che “si curassero di me” e mi invitassero a tutte le attività. In quella gita il Padre parlò della Confessione. Suppongo che parlò di molte altre cose, ma io sentii solo quello. Non so da quanti anni era che non mi confessavo bene. Quando ritornai a Madrid andai in una chiesa e mi confessai.
La settimana seguente era in programma un pellegrinaggio a Fatima, e quelle ragazze così accoglienti, che erano Marivi e quelle che adesso sono Suor Reme e Suor Conchi, mi invitarono, e ci andai. La notte prima del viaggio dormii in casa di Reme e lì preparammo un po’ il viaggio e mi insegnarono alcune canzoni; anche questo mi attrasse, perché cantare e suonare la chitarra mi servì molto e continua a servirmi per avvicinarmi a Dio e a Nostra Madre e a parlare loro di cose ed esprimere sentimenti che non mi escono in altro modo. Durante il pellegrinaggio sentii la Madonna per la prima volta davvero come mia Madre, era lì con me e mi voleva bene. MI VUOLE BENE! Quando sentii questo come una realtà, tutto il resto non mi importava, quasi quasi mi piaceva anche “il prete” con l’abito talare. Da allora in poi mi lasciai guidare, beh, non sempre era così, ma vivevo tranquilla perché avevo detto a Dio: “Tu fa’ di me ciò che vuoi, e se qualche volta non mi lascio guidare, dammi uno scappellotto” e certamente mi dà degli scappellotti quando me ne dimentico.
Continuai ad andare alle riunioni delle bambine a Toledo, e dopo rimanevamo ai circoli dei giovani. Oltre al legame spirituale, ci sentivamo amici ma AMICI con la maiuscola, di quegli amici che anche se non si vedono tutti i giorni condividono in ogni momento la loro vita, perché sono sulla stessa lunghezza d’onda.
Poco dopo Rafa organizzò una gita con i piccoli di Toledo a Mocejón, e lì si unirono alcuni dei chierichetti. In seguito a quella gita sorse lì un gruppo di ragazzi e di ragazze. Fra le più belle esperienze di quel tempo c’erano gli Incontri della Settimana Santa, in cui riunivamo circa una cinquantina di bambini e giovani per vivere quei giorni in modo intenso, e molti dei genitori si aggregavano a noi. Un’altra splendida esperienza fu la recita del Rosario nelle famiglie, grazie alla quale passavamo dei pomeriggi meravigliosi con la Madonna. Giungemmo ad avere un gruppo di genitori meravigliosi senza i quali non avremmo potuto fare molte cose. Se qualcuno di loro sta leggendo queste righe, ne approfitto per ringraziarlo di cuore.
Nel mese di luglio dell’82 si organizzò un pellegrinaggio in Italia. Una delle prime tappe fu Lourdes. Lì, davanti alla grotta, all’ombra di un gran abete, tenemmo una riunione con Padre Rafael in cui ci parlò di quello che sarebbe stato il Focolare. Se qualcuno “con un po’ di sale in zucca” ci avesse ascoltato, gli sarebbe sicuramente venuto da ridere. Ci diceva che ci sarebbero stati religiose, sacerdoti e famiglie che avrebbero difeso l’Eucaristia, che avrebbero difeso Nostra Madre, specialmente nel privilegio della Sua Verginità, e che avrebbero dato la loro vita per la Conquista dei Giovani per Gesù Cristo. Parlava di giovani disposti a darsi interamente alla Chiesa. E alcuni dei nostri cuori si infiammarono sempre di più al punto che non stavamo in noi per la gioia.
Ricordo che Mavisa, Ana ed io ci riunimmo dopo: volevamo fare la promessa con il Focolare, volevamo vivere quello che avevamo sentito. Ma, ahi!, quando lo dicemmo a Reme, la delusione non poté essere maggiore. Ci disse che Padre Rafael non pensava a noi ma a Reme, Conchi e Marivi che facevano parte del gruppo da più tempo. Quando lo dicemmo a lui, suppongo che ci pregò su e Nostra Madre, che è MOLTO Madre, volle che noi fossimo parte del Suo regalo, la prima parte del Suo regalo. Ella sceglie con criteri diversi dai nostri, non sceglie né i più belli, né i più intelligenti, e neanche i più affettuosi o i più dedicati, sceglie chi vuole e quando vuole.
Così il 29 luglio, davanti alla tomba di San Pietro, pietra della Chiesa, prendemmo il nostra primo impegno con il Signore e con Nostra Madre. È difficile esprimere le sensazioni, i pensieri ed i sentimenti di quei momenti , però so per certo che questi, insieme a tutto il processo antecedente, sono stati presenti in tutti i momenti della mia vita.
Come culmine, in ottobre il Santo Padre Giovanni Paolo II venne in Spagna, e potemmo partecipare al suo incontro con i giovani al Bernabeu e poi a Toledo. Per me fu un’esperienza indimenticabile sentire quella Chiesa viva, giovane, che voleva bene al Papa perché era il capo, e insieme uno di noi, perché ci parlava dell’esigenza di essere “sale per dare sapore al mondo”, perché chiedeva e si dava, perché il Padre esige, ma dà sempre con più abbondanza.
Grazie, Signore, per tutto quello che mi hai dato in quegli anni. Grazie per i Tuoi scappellotti quando mi dimentico del cammino. Grazie perché mi fai sentire così speciale e scelta da Te. Grazie per la mia famiglia e ringraziamenti specialissimi perché so che oggi i miei figli stanno vivendo nel Focolare esperienze simili a quelle che io vissi moltissimo tempo fa, ma questa è già un’altra storia!
© Rivista HM º136 Maggio/Giugno 2007







