Voi siete la luce del mondo " (mt.5,14)
Beatificazione di 498 martiri del XX secolo in SpagnA
Attratti dall´esempio di Gesù e sostenuti dal Suo amore, molti cristiani, già fin dalle origini della Chiesa, testimoniarono la loro fede con lo spargimento del loro sangue. Dopo i primi martiri, ne sono venuti altri durante i secoli fino ai nostri giorni" (Benedetto XVI)
Il XX secolo può essere definito come un secolo di martiri per il fatto che è stato il secolo più sanguinoso della storia del cristianesimo. Già Papa Giovanni Paolo II aveva insistito sul fatto che non bisognava dimenticare, ma anzi ricordare sempre più quanti hanno dato la loro vita per la fede nei “collisei” che si sono succeduti durante il XX secolo. Parlava di “legioni innumerevoli” che hanno camminato sulle orme del Re Crocifisso, che hanno saputo manifestare che “l’amore è più forte della morte”.
Andrea Riccardi dirà che non è “la storia di alcuni cristiani coraggiosi ma quella di un martirio di massa”.
Le cause di queste persecuzioni sono state diverse a seconda del paese e dei vari momenti storici. Dietro molte persecuzioni ci sono ideologie atee o forme di idolatria dello Stato, come avvenne nell’Unione Sovietica e nei regimi comunisti in Ungheria, Yugoslavia, Polonia, Cecoslovacchia, Romania, Bulgaria, Albania, Cina, Vietnam, Cambogia, Laos, Corea del Nord. O come nel nazismo, con le sue stragi contro i cristiani in Germania, Polonia, Francia, Italia, Olanda e Belgio. Similmente avvenne nelle guerre civili del Messico e della Spagna.
In altre occasioni, ragioni politiche si uniscono ad impulsi anticristiani, come quelli che compirono i soldati giapponesi in varie zone dell’Asia, come la Cina e le Filippine. Se a volte si è combattuto il cristianesimo perché lo si considerava una religione straniera, in altre circostanze le persecuzioni non potevano avere scusanti, come avvenne in alcune zone a maggioranza musulmana, dove la presenza del cristianesimo - anche se minoritario - è anteriore all’arrivo dell’Islam.
Un capitolo particolarmente doloroso è costituito dalla testimonianza delle donne, laiche e religiose, che in diverse circostanze geografiche e storiche diedero la loro vita per non cedere alla violenza. “Con frequenza, il martirio cristiano del XX secolo è una pagina di resistenza femminile in nome della fede e della propria dignità”. In ogni caso, è un martirio che sotto molti aspetti non appartiene solo alla storia passata.
Il 28 ottobre saranno beatificati a Roma 498 martiri della persecuzione religiosa che ebbe luogo in Spagna nel periodo che va dall’anno 1934 al 1937. In uno studio realizzato in occasione della preparazione dell’elenco dei martiri cristiani del XX secolo, sollecitato da Papa Giovanni Paolo II per il Grande Giubileo dell’Anno 2000, lo storico Vicente Cárcel Ortí parla di diecimila martiri spagnoli assassinati nel suddetto periodo. I dati si scorporano così: dodici vescovi, un amministratore apostolico, quasi settemila sacerdoti, religiosi e religiose, e circa tremila laici, la maggior parte di quali appartenenti all’Azione Cattolica.
Fino all’11 marzo 2001 – data dell’ultima beatificazione di martiri spagnoli della Guerra Civile - sono stati beatificati 471 martiri. Le prime beatificazioni ebbero luogo il 29 marzo 1987. Di questi 471 beati martiri, 379 sono religiosi, 4 vescovi, 43 sacerdoti diocesani e 45 laici. Con Pedro Poveda, che è stato l’ultimo, saranno undici i martiri spagnoli di questo periodo storico già canonizzati: un sacerdote diocesano, un religioso sacerdote, mentre i restanti sono nove fratelli religiosi.
Possiamo dire che la Chiesa è in festa, ed in modo speciale la Chiesa spagnola. L’anima si riempie di emozione, di riconoscenza e di gioia nel leggere la testimonianza del martirio di tanti uomini e donne giovani, bambini, anziani, che hanno dato la loro vita per amore a Dio. Dobbiamo rinnovare profondamente la nostra vita cristiana raccogliendo il testimone di tanto sangue sparso per amore a Dio e ai fratelli. Siamo debitori a questi martiri, che ci hanno preceduto sulla strada della santità, e che dal Cielo ci incoraggiano ed intercedono per noi perché non perdiamo la grande eredità di fede che ci è stata trasmessa durante i secoli.
E non si tratta di riaprire ferite ma, come ha detto Giovanni Paolo II: “Se ci vantiamo di questa eredità non è per spirito di parte e tanto meno per desiderio di rivalsa nei confronti dei persecutori, ma perché sia resa manifesta la straordinaria potenza di Dio, che ha continuato ad agire in ogni tempo e sotto ogni cielo. Lo facciamo, perdonando a nostra volta, sull’esempio dei tanti testimoni uccisi mentre pregavano per i loro persecutori” (7 maggio 2000)
I vescovi spagnoli in occasione di questa grande beatificazione hanno scritto un messaggio che “contribuirà a non far dimenticare il “grande segno di speranza” costituito dalla testimonianza dei martiri”:
I martiri,
segno di speranza
Nel 1999 codesta Assemblea Plenaria dei Vescovi ringraziava Dio per quanto era avvenuto nel XX secolo, e chiedeva perdono per i peccati di questi cento anni che giungevano al loro termine. Tra i peccati ricordava le “violenze inaudite” a cui il mondo, l’Europa e anche la Spagna si videro trascinati da “ideologie totalitarie, che pretendevano rendere reali con la forza le utopie terrene”. E ringraziava Dio, ricordando, con Giovanni Paolo II, che “al termine del secondo millennio, la Chiesa è ridiventata Chiesa di martiri” e che “la testimonianza di migliaia di martiri e santi è stata più forte delle insidie e delle violenze dei falsi profeti dell’irreligiosità e dell’ateismo”.
I martiri sono al di sopra delle tragiche circostanze che li hanno portati alla morte. Con la loro beatificazione si tratta, innanzitutto, di glorificare Dio per mezzo della fede che vince il mondo (cf. 1 Gv 5,4) e che trascende le oscurità della storia e le colpe degli uomini. I martiri “hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire” (Ap 12,11). Essi hanno dato gloria a Dio con la loro vita e con la loro morte, e diventano per tutti noi segni di amore, di perdono e di pace. I martiri, nell’unire il loro sangue a quello di Cristo, sono profezia di redenzione e di un futuro in Dio, veramente migliore, per ogni persona e per l’umanità.
Per questo motivo Giovanni Paolo II scriveva: “voglio proporre a tutti, perché non si dimentichi mai, il grande segno di speranza costituito dai numerosi testimoni della fede cristiana che c’è stato nell’ultimo secolo, sia nell’Est che nell’Ovest. Essi hanno saputo vivere il Vangelo in situazioni di ostilità e di persecuzione, frequentemente fino alla testimonianza suprema del sangue. Questi testimoni, specialmente coloro che hanno affrontato il martirio, sono un segno eloquente e grandioso che ci si chiede di contemplare e di imitare. Essi mostrano la vitalità della Chiesa; sono per lei e per l’umanità come una luce, perché hanno fatto risplendere nelle tenebre la luce di Cristo (…). Più radicalmente ancora, dimostrano che il martirio è l’incarnazione suprema del Vangelo della speranza”.
I nuovi martiri
della Spagna
La beatificazione che celebreremo contribuirà a non far dimenticare il “grande segno di speranza” costituito dalla testimonianza dei martiri. Quasi cinquecento sono stati riuniti, questa volta, in un’unica celebrazione. E, come nelle occasioni precedenti, ogni caso è stato studiato in sé con ogni attenzione per molti anni. Questi martiri diedero la loro vita, in vari luoghi della Spagna, nel 1934, 1936 e 1937. Sono i Vescovi di Cuenca e di Ciudad Real, vari sacerdoti diocesani, numerosi religiosi -agostiniani, domenicani e domenicane, salesiani, fratelli delle scuole cristiane, maristi, diversi gruppi di carmelitane, francescani e francescane, adoratrici, trinitari e trinitarie, marianisti, missionari dei Sacri Cuori, missionarie Figlie del Cuore di Maria -, seminaristi e laici, giovani, sposati, uomini e donne (…).
Possiamo sottolineare le seguenti caratteristiche comuni a questi nuovi martiri: furono uomini e donne di fede e preghiera, particolarmente incentrati sull’Eucaristia e sulla devozione alla Santissima Vergine;per questo, finché fu loro possibile, perfino nella prigionia, partecipavano alla Santa Messa, si comunicavano ed invocavano Maria con la recita del Rosario; erano apostoli e furono coraggiosi quando dovettero confessare la loro fede; furono disponibili per confortare e sostenere i loro compagni di prigionia; rifiutarono le proposte che significavano sottovalutare o rinunciare alla loro identità cristiana; perdonarono i loro carnefici e pregarono per loro; nell’ora del sacrificio mostrarono serenità e profonda pace, lodarono Dio e proclamarono Cristo come l’unico Signore.
Testimoni di Dio
e della nuova umanità
Il martirio è il segno più autentico della Chiesa di Gesù Cristo: una Chiesa formata da uomini, fragili e peccatori, ma che sanno dare testimonianza della loro fede vigorosa e del loro amore incondizionato a Gesù Cristo, anteponendoLo perfino alla propria vita. Dato che i martiri sono persone di tutti gli ambiti sociali, che hanno trascorso la loro esistenza compiendo il bene, e che hanno sofferto e sono morti rinunciando a mettere in salvo la loro vita e perdonando coloro che li maltrattavano, ci pongono di fronte ad una realtà che supera i limiti umani e che ci invita a riconoscere la forza e la Grazia di Dio che si manifesta nella debolezza della storia umana.
Il mistero del martirio è inseparabile dalla missione che Dio affida ad ogni persona, in cui si realizza il disegno della Provvidenza (cfr. Is 53,10). In Gesù culmina tutta la serie di perseguitati da coloro ai quali erano stati inviati (cfr. Mt 23,31), e da Gesù trae origine un numero sempre crescente di discepoli che non possono avere una sorte diversa da quella del Maestro (cfr. Gv 15,20; 16,1ss). Nei discepoli Gesù rivive il suo martirio (cfr. At 9,4ss; Col 1,24), e per loro la morte è guadagno (cfr. Fil 1,29). Nella Chiesa le persecuzioni sono segno e condizione della vittoria definitiva di Cristo e dei Suoi: possiedono un significato escatologico, appaiono come un anticipo del giudizio e dell’instaurazione completa del Regno (cfr. 1 Pt 4,17-19), preludono al trionfo della vita sulla morte e alla nascita di un cielo nuovo e di una terra nuova (cfr. Ap 6,9ss; 7,13.17; 11,11s; 20,4ss).
Un’ora di grazia
La beatificazione che celebreremo è un’ora di Grazia per la Chiesa pellegrina in Spagna e per tutta la società. Vi invitiamo a prepararvi bene per questa festa, e a parteciparvi in modo che diventi per tutti un nuovo stimolo per il rinnovamento della vita cristiana. Ne abbiamo bisogno in modo speciale in questi momenti in cui, mentre si diffonde la mentalità laicista, la riconciliazione sembra minacciata nella nostra società. I martiri, che morirono perdonando, sono il miglior incoraggiamento perché tutti coltivino lo spirito di riconciliazione.
Per la testimonianza e l’intercessione dei martiri si ravvivi e si fortifichi la nostra condizione di credenti, di discepoli e di amici del Signore, che venne al mondo per dare testimonianza della Verità (cfr. Gv 18,37; cfr. Ap 1,5; 3,14); che perdonò i Suoi persecutori (cfr. Lc 22,51.81; 23,34); che offrì il Suo Sangue come prezzo della redenzione salvifica (cfr. Eb 9,22), e che, elevato sulla croce, attrae tutti a Sé (Gv 12,32).
Per la testimonianza e l’intercessione dei martiri la nostra speranza ritrovi vigore e si accenda la nostra carità. Essi, mossi dalla speranza della Vita eterna, seppero anteporre alla propria vita l’amore e l’obbedienza alla legge evangelica, la nuova legge dell’amore più grande e promotrice della dignità e della libertà di ogni persona. I martiri sono testimoni supremi della Verità che ci rende liberi. (…)
Preghiamo sin d’ora affinché i frutti di questa beatificazione, per la Grazia di Dio e l’intercessione della Vergine Maria, siano abbondanti per tutti.
© Rivista HM º138 Settembre/Ottobre 2007







