Mamie e il Natale
Anno dopo anno la Chiesa celebra il Natale, cioè la nascita di Nostro Signore nella grotta di Betlemme. E anno dopo anno si vuole fare della festa religiosa un lontano ricordo sostituito dal panettone, dallo champagne, da tavole piene di ogni tipo di cibi, con le vie addobbate da migliaia o milioni di lampadine, a seconda dell’importanza della città, con film nuovi e canzoni da lanciare...
Anche Mamie viveva il Natale, ma in altro modo. Certamente la gioia era profonda, non di vetrina. Basata su Dio, sulla sua venuta in questo mondo. La celebrazione religiosa era quella che determinava la gioia.
Ho vissuto con lei dei Natali a Santander, a Toledo, a Rielves... Racconterò una delle tante volte in cui celebrammo il Natale a Rielves, la mia parrocchia.
Quando si avvicinavano i giorni dell’Avvento, Mamie tirava fuori il suo piccolo presepio: una casetta di legno, il Bambino nella sua culla, la Vergine e San Giuseppe, l’asino e il bue, i tre Re Magi. Lo metteva in un posto in evidenza nella casa. Il giorno di Natale cenavamo in casa un pranzo un po’ fuori dal comune e ascoltavamo canti di Natale. Sparecchiavamo e subito ci preparavamo per la Messa di mezzanotte. Generalmente venivano i “non condizionati”: Reme, Conchi, Ana, Félix... ed altri, e andavamo a celebrare insieme al paese che mi era stato affidato: Rielves. Lì il gruppo dei giovani – Luis, Montse, Manolo... – aveva preparato un presepe grande e molto ben ambientato con paglia, tele rotte, finestre sfasciate, cesti e sporte, lucerne antiche, un vecchio vassoio, sassi, muschio, luci... C’era lì il mio chierichetto, oggi P. Juan, con i suoi quattordici anni, in collaborazione silenziosa ed efficace per tutto il necessario. Ci stavano aspettando. Si suonavano i canti natalizi tradizionali in Chiesa. È proprio vero il fatto che, quando si aspetta con ansia, è già una gioia per l’uomo.
Mamie salutava ciascuno e dava a tutti un bacio. Li incoraggiava e riconosceva il loro lavoro per adornare bene il Presepe. Si stabiliva subito un’atmosfera di amicizia che faceva dimenticare la notte gelida. Il freddo fisico si faceva sentire, ma noi eravamo vestiti pesanti.
Ho pensato a come Dio ci aspetta. A quante volte noi non ci rechiamo da Lui. Celebriamo qualcosa senza invitare la persona cui si rende omaggio.
Risuonavano i tocchi delle campane. Arrivava la gente. Occupavano i banchi. Io mi mettevo i paramenti sacri. I riti di sempre iniziavano con aria di festa e di innocenza. Mamie li viveva intensamente, dando il suo cuore al Bambino Dio. Si notava un raccoglimento speciale. Indossava il suo cappotto e il suo foulard in testa, come sempre. Però il volto le si illuminava in un modo speciale. Era Natale. E in questo giorno ella aveva il Bambino Gesù più vicino che mai. Era Dio con noi. Quando, sul finire della Messa, dopo averLo ricevuto nella Comunione, si avvicinava a baciare il Bambino, mentre risuonavano i canti natalizi, aggrappata al braccio di Reme, una gioia inusitata la inondava. Veramente anche per lei era Natale.
Di D. Rafael Alonso
© Rivista HM º139 Novembre/Dicembre 2007







