Come Conobbi il Focolare - Kelai Elizabeth Reno
Come è buono Dio, e come è bello, e quanto riconoscenti dovremmo esserGli per tutto! Perché Dio fa ciò che fa? Egli solo lo sa. Però se è la Sua volontà, si pensi ciò che si vuole, ma essa si compia!
È solo da sette mesi che conosco il Focolare, e cinque di essi sono stati come postulante delle Serve del Focolare, ma Dio mi ha guidato lentamente fino al Focolare da quasi 20 anni. Quegli anni mi hanno preparato a questo momento per un invito ad essere, per un invito alla vita con Lui. Dio mi ha preparato per il Focolare.
Sarebbe impossibile parlare di come giunsi a conoscere il Focolare senza parlare prima di mia mamma. I miei sentimenti per mia mamma e per Nostra Madre a volte sembrano confondersi soavemente, poiché entrambe hanno alimentato in me la conoscenza e l’affetto l’una per l’altra.
Mia mamma: una stella inestinguibile, una costante luce nella mia oscurità, un esempio perfetto di una vita d’amore, di sacrificio e di fortezza (che spero poter imitare un giorno). Ella è una donna che non è madre solo per un diritto o per una facoltà, ma per essenza. Così come entrai in questo mondo fra delle braccia così amorose, l’unica cosa che ella desiderava era assicurarsi che entrassi anche fra le braccia di Colui che è Amore. Per questo, secondo il desiderio di mia madre, nella Pasqua del 2006 entrai nella Chiesa Cattolica. Dico secondo il desiderio di mia madre, perché era qualcosa che non rientrava nella lista delle mie priorità, e ciò le causava molta sofferenza. Il fatto è che Dio ci dà delle madri per questa ragione, perché siano esempio di pazienza e di fermezza nella verità. Egli ci diede Sua Madre, che è totalmente dedita a Lui, che è la fonte di ogni virtù ed è la Verità. Tutte le madri cercano il bene per i propri figli.
Mia madre volle che io andassi all’Università Cattolica di Ave Maria. Io, da parte mia, avevo un piano diverso, ma... L’uomo propone e Dio dispone. Dopo essermi stancata della futilità del piacere, della vita... e senza alcun merito da parte mia, sperimentai qualcosa di obiettivo, non tutto era relativo. L’amore è obiettivo. “Colui che ama si impegnerà a dichiarare tale amore con tutto il suo essere, ipso facto”.
Alcuni giorni prima dell’inizio delle lezioni, decisi di andare all’Università Ave Maria. Dopotutto, non sarà poi così terribile, pensai. Il giorno dopo mia mamma ed io prendemmo l’aereo per la Florida.
Grazie al mio impegno di amare, trovai finalmente la quiete, ma c’era sempre “qualcosa” di sconosciuto che sopraggiungeva e mi toglieva la tranquillità. Dio mi cercava quando io ancora non Lo conoscevo. E a volte entravo in una chiesa, davanti al Santissimo Sacramento, e non sapevo perché. Non Lo capivo, solo sapevo che irradiava una strana consolazione e pace. Solo in quei momenti spontanei della Grazia di Dio mi sentivo a mio agio, ricorrendo a Lui. Però io non volevo una “religione”. Non mi era mai piaciuto quello che, nella mia ignoranza, io vi avevo visto. Io volevo una filosofia. Non volevo un Dio con molte norme e regole, avevo bisogno di essere libera. Però tale inquietudine del mio spirito non era naturale ma era una conseguenza.
In quel momento un “pazzo” regalo dell’amore di Dio venne in mio aiuto: una nuova amica. Non posso fare a meno di menzionarla, perché senza la sua insistenza e la sua intraprendenza io non sarei mai giunta ad andare in chiesa. Proprio prima della Pasqua del 2007 quest’amica iniziò ad intromettersi nella mia ora di pennichella tutte le domeniche. E solo per la grazia di Dio potei contenermi molte volte dal darle uno schiaffo quando mi veniva a svegliare. Quindi alla fine andavo a Messa tutte le domeniche appena svegliata e senza neanche pettinarmi. Dio è così buono...!
Erano già due mesi che venivo “trascinata” a Messa tutte le domeniche, e giunse la prima settimana di maggio. Quel fine settimana le Serve del Focolare della Madre (che io non conoscevo ancora) avevano organizzato un ritiro di tre giorni in silenzio per ragazze. Tre giorni che avrebbero lasciato un segno indelebile nella mia vita. Erano tre giorni che io avevo atteso con “ansia” perché Tricia (la mia migliore amica) vi sarebbe andata. Ciò significava che sarebbe stata la prima domenica dopo Pasqua in cui non sarei stata svegliata con critiche alle mie idee sulla moda o al cioccolato spalmato sul naso. Ciò significava che non sarei dovuta andare in chiesa e che ero libera. Era inoltre il fine-settimana prima degli esami finali. Perciò il venerdì pomeriggio Tricia sarebbe andata a passare il fine-settimana con le suore ed io in biblioteca, sperando di passare gli esami. Uscii dalla biblioteca per prendere nella mia stanza un libro di cui avevo bisogno, e non so per quale ragione cambiai totalmente direzione e mi avviai verso l’uscita dell’edificio da un’altra porta. Lì c’era una coda di gente, tutti molto silenziosi e con aspetto serio. Un panorama per nulla attraente alla mia vista. Giunsi alla conclusione che stavano aspettando di confessarsi. Con mia grande gioia e sollievo, io avevo potuto evitare di dover fare una Prima Confessione quando ero entrata nelle Chiesa Cattolica l’anno prima, e non era certamente qualcosa che desiderassi fare in futuro. Allora, come finii nella coda? Perché Dio lo volle! La cosa successiva che ricordo è di essermi seduta davanti al sacerdote chiedendogli perdono, perché sapevo solo l’inizio della confessione: “Perdonami, Padre, perché ho peccato...”, in quanto era ciò che avevo visto fare nei film. Quella domenica fu la prima Messa a cui partecipai veramente. Dio è così buono!
Confessione! Confessione! Confessione! Eucaristia! Eucaristia! Eucaristia! Non posso enfatizzare abbastanza quanto sia importante tutto ciò. Altrimenti, come andiamo a ricevere il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Nostro Signore senza di essi? E come possiamo vivere senza di Lui, che è la Vita in noi? La confessione è la porta attraverso cui Dio desidera venire a noi in pienezza, per preparare i nostri cuori alla dolcezza, che è Egli stesso, dandosi a noi nell’Eucaristia!
Mi dissero che le suore dall’abito bianco avevano una casa in Ecuador dove facevano lavoro missionario, perciò decisi di andare all’incontro di “quelle dall’abito bianco”. Quando chiesi loro dell’Ecuador, mi dissero che avrebbero fatto un pellegrinaggio in Spagna quell’estate e che era stato organizzato anche un pellegrinaggio in Italia. Una settimana dopo comprai il biglietto per la Spagna ed alla fine delle mie lezioni estive partii. Non ho mia sperimentato un sentimento di accoglienza come quando arrivai in Spagna. Nel luglio del 2007, nel pellegrinaggio a Roma, entrai come candidata del Focolare della Madre.
Vivi in modo tale da condurre tutte le anime sul bordo del proprio io, così che possano cadere tra le braccia amorose di Dio e di Nostra Madre.
“Vieni, vieni sul bordo.
È troppo alto!
Vieni sul bordo.
Possiamo cadere!
VIENI SUL BORDO!
Perciò vi andarono.
Ella lo spinse...
e volarono”.
(Cristopher Logue)
© Rivista HM º140 Gennaio/Febbraio 2008







