Focolare della Madre

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Rivista Numeri antecedenti Nº 140 Gennaio/Febbraio 2008 HM Rivista - Parliamo con Mons.Rafael Higueras

Banner

entreParliamo con Mons. Rafael Higueras Álamo

Mons. Rafael Higueras Álamo è Prelato d’Onore di Sua Santità, Canonico Magistrale della Cattedrale e Giudice diocesano della Diocesi di Jaén (Spagna). È postulatore della causa di beatificazione di Manuel Lozano Garrido, detto “Lolo”, un giornalista invalido di Azione Cattolica che è appena stato dichiarato Venerabile. Di lui ci parla in questa intervista, poiché visse al suo fianco per gli ultimi sette anni della sua vita e poté pregare con lui quando giunsero gli ultimi momenti.

Mons. Higueras, ci parli di Lolo. Chi era Lolo?
Manuel Lozano Garrido, “Lolo” come era conosciuto da tutti, nacque a Linares (Jaén) nel 1920. E lì morì il 3 novembre 1971. La sua vita, relativamente breve, fu invece piena, molto piena.
Il 17 dicembre scorso, il Santo  Padre gli ha concesso il titolo di VENERABILE, cioè, dopo lo studio del suo Processo per la canonizzazione da parte della Congregazione per le Cause dei Santi, e che iniziò a Jaén nel 1994, si è dichiarato che la sua vita e le sue virtù furono eroiche, un primo passo verso la sua beatificazione.
Chi è Lolo? Da bambino entrò come Aspirante nell’Azione Cattolica (AC), e bisogna dire che quegli anni della sua adolescenza e gioventù nell’AC modellarono i suoi ideali ed il suo spirito con tale intensità, che la sua vita fu eroica proprio grazie a quegli ideali (“Pietà, studio ed azione”) assimilati nei suoi anni di militanza nell’AC.
La sua vita è costituita quindi da due parti: la sua adolescenza e l'inizio della gioventù; e poi più di venticinque anni di paralisi totale ed alla fine anche di cecità.

Come presenterebbe Lolo?
Io scriverei sul suo “biglietto da visita” o in una sua presentazione: giovane, laico, di AC, invalido e cieco, giornalista e scrittore, apostolo pieno di gioia.
lolo1 Descrivere ciascuna di queste sfaccettature sarebbe molto lungo. Racconterò però qualche aneddoto della prima parte della sua vita che lo segnò per sempre. In Spagna iniziò la persecuzione religiosa quando egli aveva 16 anni. Lolo continuò la sua formazione spirituale ed umana nella clandestinità; ed in tale clandestinità “rivisse il compito” di San Tarcisio (come egli descrive nei suoi scritti), distribuendo l’Eucaristia ai cristiani perseguitati e nascosti. Era di nuovo l’epoca delle catacombe. Per questo anch’egli finisce prigioniero in carcere, dove non perse la sua gioia e fece onore alla sua fede.
Fra il 1939 ed il 1943 Lolo sviluppò un fecondissimo apostolato: fondò centri di AC, faceva delle catechesi in vari nei quartieri, organizzava trasmissioni radiofoniche per propagare il Vangelo, trascorreva molte ore ed ore con i carcerati, persino assistendo qualche condannato a morte per tutta la notte prima che lo giustiziassero. Fu un militante ed attivo dirigente della Gioventù Cattolica.

Quando iniziò ad ammalarsi?
All’età di 24 anni iniziò la sua paralisi progressiva che, in breve tempo, lo portò alla completa immobilità. La sua malattia è stata definita “spondilite” da un medico: “È come se avesse uno spillo conficcato in ogni millimetro della sua pelle”. Eppure, ed insisterò ancora su questo, non perse mai la sua gioia. Questa è una prova del suo amore alla vita. E, se si potesse dire così, i suoi anni di “maggior inutilità” furono i più fecondi.
Viveva la sua malattia “come qualcosa di naturale, come se fossi nato con i capelli biondi e avessi lavorato come fresatore”, scrisse lui.

Da dove traeva la forza per vivere in mezzo a tanta sofferenza?
La forza per la sua vita di apostolato e di gioia in mezzo ai suoi dolori, la traeva da quella formazione ricevuta nella sua adolescenza e in gioventù, che egli aveva resa concreta in un appassionato amore per Gesù Cristo, in una profonda pietà eucaristica e in una tenerissima devozione mariana. Quanti dei suoi scritti parlano della Madonna o dell’Eucaristia!

Aggiungo un altro aneddoto: Lolo riceveva giornalmente l’Eucaristia, e quando gli concessero il permesso di far celebrare la Messa in casa sua (grazie ai “Discepoli di S. Giovanni”, fondata dal Beato Manuel González), egli chiese che gli mettessero la macchina da scrivere - allora poteva ancora schiacciare i tasti con un dito della mano - sotto il tavolo dove si sarebbe celebrata la Messa, perché “il basamento della Croce sia fissato nella tastiera e così dia forza a tutto il lavoro che si farà con questa macchina”.

Quando nasce la sua vocazione di giornalista?
Senza dubbio Lolo ebbe sempre la vocazione di giornalista. Prima della sua malattia già ne parlava, e durante gli anni di invalidità scrisse più di 200 articoli di stampa, oltre a nove libri di spiritualità, saggi e novelle. Addirittura nei suoi ultimi anni di vita - già cieco, eppure sono gli anni più fecondi - scrisse dettando in un registratore. E converte la sua “sedia a rotelle” in un “magnete” dal quale svolgeva il suo apostolato. Dico “magnete”, perché quello era l’effetto che faceva Lolo su chi lo conosceva. La sua casa diventò un centro di apostolato a cui accorrevano giovani e adulti per ricevere orientamento, consiglio e consolazione...

Secondo Lei quale fu la caratteristica principale di Lolo?
Io direi, con le parole pronunciate da Martín Descalzo quando andò a celebrare la Messa in casa sua: “In quella Messa c’erano due vittime: Cristo offerto nel pane e nel vino, e Lolo, provato da tanti anni di dolori e sofferenza”.

Credo che in questa frase si trovi la caratteristica di Lolo che ha, come una moneta, due facce. La sua pietà, preghiera contemplativa e mistica (come si vede in molte pagine dei suoi scritti); e l’altra faccia della moneta: il dolore vissuto come gioia di offerta a Dio. Dolore che è santificato dalla fede, e per questo Lolo può parlare del dolore come fa nei suoi scritti.

lolo3Lei come conobbe Lolo?
Nel 1965 fui mandato a Linares come sacerdote incaricato della gioventù di quella città. Secondo me Lolo è sinonimo di gioventù. Così lo conobbi. Dalla prima volta che i giovani mi portarono a conoscerlo, rimasi fortemente unito a lui. E si tratta di ore ed ore al suo fianco, ogni settimana, fino al momento della sua morte. La sua morte giunse dopo una notte di angoscia, come descrisse Lucy, sua sorella, ma anche sua amica, segretaria ed infermiera.

Siccome Lolo era “sempre” grave, non ci aspettavamo che sarebbe morto. La difficoltà di respirare faceva sì che un semplice raffreddore fosse molto pericoloso per la sua salute. Il suo medico gli diceva: “Lolo, sei un malato grave che gode di ottima salute”. La sua agonia o il suo aggravamento durò meno di 24 ore. Rimase cosciente fino all’ultimo momento. Al suo fianco c’erano le sue sorelle e il medico. Io pregavo con lui il Padre nostro e l’Ave Maria, dandogli da baciare il Crocefisso. La sua morte fu come la sua vita: nelle mani di Dio, in pace, con serenità.

A che punto si trova il suo processo di beatificazione?
Come ho detto prima, dopo essere stato dichiarato VENERABILE, il suo processo di beatificazione è iniziato adesso con lo studio del miracolo attribuito alla sua intercessione. Speriamo che molto presto siano conosciuti i risultati dello studio di questo processo “sul possibile miracolo”. Se tale studio è favorevole, seguirà la Beatificazione, se il Santo Padre così dispone.

Che messaggio può offrire Lolo all’uomo di oggi e soprattutto ai giornalisti di oggi?
Amore per la vita, gioia profonda, accettazione gioiosa della volontà di Dio, anche nella malattia durata anni ed anni, slancio apostolica che realizzò in concreto tramite la stampa (per questo fondò l’Opera Pia “SINAI, gruppi di preghiera per la stampa”), e l'apostolato che esercitò anche direttamente alle singole persone. Al di sopra di tutto bisogna sottolineare la sua devozione mariana e la sua profonda pietà eucaristica, il suo sentirsi FIGLIO della Chiesa.

Al giornalista di oggi ha lasciato un chiaro messaggio contenuto nel “decalogo del giornalista”.

DECALOGO DEL GIORNALISTA lolo2

1. Ringrazia l’angelo che impresse sulla tua fronte l’astro della verità e rinnova questo atto costantemente.

2. Ogni giorno darai alla luce il tuo messaggio con dolore, perché la verità è una scintilla che si strappa dal cielo e brucia per illuminare, ma tu cerca di portarla dolcemente fino al cuore dei tuoi fratelli.

3. Quando scrivi, devi farlo in ginocchio per amare, seduto per giocare, in piedi e potente per combattere e seminare.

4. Apri i tuoi occhi dinanzi a ciò che vedi, che ti si riempia di linfa e di freschezza l’incavo delle mani, perché altri possano percepire questo miracolo di vita palpitante quando ti leggono.

5. Il buon pellegrino della parola pagherà con moneta di franchezza la porta che si apre nella foresteria del cuore.

6. Lavora il pane dell’informazione pulita con il sale dello stile e il lievito dell’eterno, e servila mondata dall’interesse, ma non usurpare all’uomo la gioia di assaporare, giudicare ed assimilare.

7. ChiediGli di farti quercia, dura ed impenetrabile all’accetta dell’adulazione e della corruzione, ma con la tua fronte nei rami all’ora della raccolta.

8. Se il tuo silenzio viene chiamato fallimento perché la luce manca all’appuntamento, accetta e taci. Povero l’idolo che ha i propri piedi fatti dell’argilla della menzogna! Ma attenzione allo stesso tempo alla vanagloria del martire, quando le parole non risuonano per codardia.

9. Segati la mano se non è veritiera, perché i dubbi nei cervelli sono come delle ferite che non guariscono mai.

10. Ricorda che non sei nato per la stampa d’intrattenimento. Né pasticceria né piatti piccanti: servi piuttosto il buon boccone della vita pulita e speranzosa, come deve essere.

© Rivista HM º140 Gennaio/Febbraio 2008