Come conobbi il Focolare
Joseph Valle
20 anni
Estate uniti
Mi rattrista pensare che ho passato i primi quattordici anni della mia vita senza conoscere Dio e senza avere una vita di preghiera. Sono stato viziato fino alla nausea, perché sono il minore di tre fratelli, e i miei modelli erano quelli trasmessi dalla televisione. Avevo compiuto quattordici anni quando mi stufai di vivere quella vita. Era troppo vuota e troppo illusoria. Volevo un’altra cosa, più reale, tangibile… Arrivai alla conclusione, grazie all’esempio dei miei nonni che avevano una forte vita spirituale, che dovevo essere una persona buona per ottenerla. Io non pensavo di fare tutto quello che facevano loro, era sufficiente imitare il loro modo di agire essendo obbediente e gentile. Ma scoprii che quella vita era troppo dura, perciò ritornai ad essere cattivo.
Mi rattrista pensare che ho passato i primi quattordici anni della mia vita senza conoscere Dio e senza avere una vita di preghiera. Sono stato viziato fino alla nausea, perché sono il minore di tre fratelli, e i miei modelli erano quelli trasmessi dalla televisione. Avevo compiuto quattordici anni quando mi stufai di vivere quella vita. Era troppo vuota e troppo illusoria. Volevo un’altra cosa, più reale, tangibile… Arrivai alla conclusione, grazie all’esempio dei miei nonni che avevano una forte vita spirituale, che dovevo essere una persona buona per ottenerla. Io non pensavo di fare tutto quello che facevano loro, era sufficiente imitare il loro modo di agire essendo obbediente e gentile. Ma scoprii che quella vita era troppo dura, perciò ritornai ad essere cattivo.
L’anno dopo i miei amici mi parlarono di un campeggio stupendo a cui erano andati. Mi parlarono degli sport e dei giochi, ed io pensai: “ Non deve essere male se c’è dello sport”. Anche mia mamma ne era convinta. Così mi mandarono al campeggio. Ciò che i miei amici si dimenticarono di dirmi è che era un campeggio organizzato dal Focolare della Madre. Io avevo paura dei sacerdoti. Siccome vivevo in un mondo di fantasie, mi ero fatto l’idea che un sacerdote può leggere le anime. Quando vidi quei sacerdoti, rimasi terrorizzato. I Servi del Focolare però diedero il benvenuto ai ragazzi con gioia, una gioia sincera. Fino a quel giorno non avevo mai conosciuto un sacerdote o un religioso sorridente. E questa gioia fu l’oggetto della mia curiosità. Non posso dire il momento esatto in cui incontrai Dio in quel campeggio, ma ricordo che a poco a poco si accese un fuoco nel mio cuore dovuto a quell’esplorazione sulla gioia che mi portò al dialogo con Dio. Ricordo che Padre Rafael gridava nelle omelie ed io annuivo incontrollatamente, pensando: “Questo è vero!”. Uscii dal campeggio sentendomi diverso. Ricordo che, nello scendere dalle montagne della Virginia, mi assaliva il timore di potermi separare da Dio nel momento in cui avessi rivisto il mondo. E recitavo un Rosario dietro l’altro in macchina e a casa.
Quel primo incontro con Dio fu seguito da un aumento di amore verso la Chiesa. Tutti quei miei amici erano venuti al campeggio ed io andavamo a Messa in bici al mattino presto, recitavamo il Rosario, ci riunivamo due volte al mese, ed organizzavamo delle riunioni. Mi sentivo soddisfatto con la gioia e la grazia che Dio mi dava.
Ritornai a BLD, che è la comunità che io ero solito frequentare quando ero piccolo. Lì assistevo ad un incontro carismatico con Dio ogni settimana. Quest’incontro settimanale mi aiutava ad esprimere il mio amore verso Dio in un modo diverso, ma mi sentivo anche attratto da un incontro silenzioso con Dio. Dopo i momenti di lode comunitari, mi nascondevo nella chiesa e pregavo da solo. Questo diventò un’abitudine. Una sera, dopo le lodi, mi ritrovai solo in chiesa. Mi chiedevo come sarebbe stata la mia vita in futuro. Mi sentivo attratto dal pensiero del sacerdozio e dall’idea di andare in Spagna. Le parole “Spagna, sacerdote” risuonavano più e più volte nella mia testa. Alla fine, le rigettai: “Sono illusioni”, mi dissi. C’erano troppi fattori da considerare, come ad esempio i soldi, la famiglia, gli amici e il dover imparare lo spagnolo…
L’anno dopo iniziai ad essere incostante nelle preghiera. Iniziai a trascurare la mia fede, a metterla all’ultimo posto nelle mie priorità. Quello stesso anno Greggy Espejón entrò nel Focolare della Madre. Egli aveva la mia stessa età, ed io mi sentivo frustrato vedendo quanto eravamo diversi. Lui aveva la fede per abbracciare la sua vocazione e per dare tutto per la maggior gloria di Dio! La sua decisione mi fece ripensare al tema del sacerdozio. Però mi costava credere che Dio entrasse nella mia testa e me lo dicesse così direttamente. Dio lavora in modi misteriosi, è proprio vero! Ma quel messaggio per me non era misterioso. Non volevo convincermi che fosse la Sua voce quella che io avevo sentito. Inoltre, avevo progettato la mia vita con l’intenzione di diventare medico. I miei studi erano finalizzati a quello. Io avevo una preparazione universitaria in biologia, scienze e perfino in un corso di infermeria nel mio programma, e, invece, non sapevo nulla di filosofia o di teologia. Il secondo ostacolo più difficile erano le ragazze. Mi piacevano le ragazze, e ai sacerdoti non possono piacere le ragazze.
Arrivai alla conclusione che Dio voleva che diventassi missionario laico ed avessi dei figli perché fossero sacerdoti. Raccontai a Padre Colm (Servo del Focolare) questa mia conclusione, ed egli mi disse: “Se non vuoi diventare sacerdote perché ti piacciono le ragazze, è una cattiva scusa!”. Mi rimase impresso ciò che aveva detto in un’omelia, che le ragazze sono le figlie di Maria, e che queste figlie devono essere amate come amiamo Nostra Madre Maria. Devono essere trattate con rispetto. Accettai questa spiegazione, ma non l’applicai a me stesso.
Per qualche ragione, continuai a giocare con l’idea del sacerdozio ed allo stesso tempo di servire la gente. Diventai ministro eucaristico insieme al mio migliore amico, e ciò mi diede molte grazie. Vedere l’Eucaristia nelle mie mani mi toglieva il respiro. Darla alla gente dicendo: “Il Corpo e il Sangue di Cristo” produceva una grande pace nel mio cuore. Una pace che non avevo mai sperimentato prima.
Iniziai ad essere diviso. Sapevo che stavo fuggendo da Dio e l’unica soluzione era gettarmi ai Suoi piedi. Il problema è che non riuscivo a lasciare le cose a cui ero legato. Un giorno, stavo discutendo con Dio: “Gesù, io non posso essere sacerdote. Mi piacciono le ragazze, e ai sacerdoti non possono piacere le ragazze! Ma perché mi doni la pace quando Ti do alla gente? Perché mi attira il sacerdozio?” Per un’ispirazione dello Spirito Santo, iniziai ad esaminare tutte le ragazze che mi erano piaciute qualche volta e mi accorsi che tutte le ragazze che mi erano piaciute, in qualche strano modo mi avevano avvicinato a Dio… Sentivo una pace e una serenità che mi attirava in loro. “Era Dio! Mi sentivo attratto da loro, perché Dio era in loro!” in quel momento, mentre piegavo dei vestiti, scoprii che i sacerdoti possono voler bene alle ragazze come a figlie di Dio. L’omelia di P. Colm mi venne in mente e mi sentii stupido.
Dio mi lanciò l’ultimo messaggio quando la ragazza che mi piaceva si trasferì in Arizona. Da quel momento seppi che a poco a poco i miei legami venivano tagliati da Dio. Quella sera pregai nella mia stanza. Pensavo alla realtà della vocazione, quello che avrei dovuto soffrire, le cose che avrei dovuto lasciare, la gente che non avrei rivisto. In mezzo a questa meditazione, mi ritrovai ad abbracciare la croce. Mi ritrovai che volevo essere sacerdote e gettarmi ai Suoi piedi. “Se do la mia vita perché una sola anima possa salvarsi, allora sarà valsa la pena darla”.
Allora mi informai su tutte le possibilità della vita sacerdotale. Avrei potuto diventare sacerdote diocesano, ma non riuscivo ad immaginarmi a vivere in una parrocchia. Eppure, continuai ad informarmi sul sacerdozio diocesano. Riuscii ad avere il numero di telefono del direttore delle vocazioni e gli telefonai tre volte. Non rispose per varie ragioni. Per me fu un chiaro segno che non sarei diventato sacerdote diocesano. Era il mio ultimo anno di liceo. Dovevo cercare un’università a cui andare. Sapevo che un’università cattolica non faceva per me. Feci una lista di università in cui andare e misi all’ultimo posto l’Università Ave Maria. E questa poco a poco iniziò ad avanzare di posto nella lista. Sapevo che il Focolare della Madre era in Ave Maria, ma non doveva essere una ragione per andarci. Mio fratello venne accettato lì vicino, per cui finalmente visitai il campus con i miei genitori. Le prime persone che incontri furono P. Henry e F.llo Reinhard, Servi del Focolare. Li vedevo dappertutto. Quando ritornai a casa, chiesi di essere ammesso ad Ave Maria.
Quell’estate decisi di non andare al campeggio. Rashed Espejón, un mio amico, mi chiese di accompagnarlo all’aeroporto per andare a prendere i Servi. In macchina, P. Colm ci chiese se li potevamo aiutare nel campeggio di quell’anno, perché avevano bisogno di rinforzi. Io mi inventai una scusa, ma non servì. Finii per andare al campeggio. Ciò mi portò a pensare ad una possibile vita con i Servi.
In Ave Maria partecipai ad un ritiro in silenzio diretto dai Servi. E mi innamorai di Nostra Madre e dell’Eucaristia. Ricordo di essermi inginocchiato nella mia stanza, e di aver ripetuto per cinque minuti continuamente: “Ti amo”. Ripensai alla vocazione nel Focolare della Madre. Amavo l’Eucaristia, amavo la Vergine Maria, ed ero un giovane! Dovevo essere un Servo per il Focolare! Nella mia mente essere con Dio significava essere Servo.
Il 2 ottobre, due giorni dopo il ritiro in silenzio, andai in cappella per parlare con P. Colm. Si avvicinò, mi diede una pacca sulle spalle e mi disse: “Allora, entri in comunità o cosa?”. Ricordo che pensai: “È così evidente?”. E gli risposi. “Sì, Padre, il pensiero mi ha tormentato per quattro anni”. Sono entrato l’1 gennaio 2008. Mi sembra che non ci sia più alcuna barriera che possa impedirmi di raggiungere Dio.
© Rivista HM º141 Marzo/Aprile 2008







