Focolare della Madre

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Home Rivista Numeri antecedenti N.144 Settembre/Ottobre 2008 HM Rivista - L´Eucaristia - pane che alimente leoni

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L’Eucaristia

 

Pane che alimenta leoni”

Lo scorso mese di luglio l’agenzia di notizie Zenit ha intervistato il Fondatore del Focolare della Madre, P. Rafael Alonso Reymundo, a proposito del Congresso Eucaristico Internazionale tenuto a Québec. Qui di seguito riportiamo l’intervista

Lei crede che le più gravi crisi della Chiesa, in questa e in altre epoche, si debbano alla mancanza di fede nell’Eucaristia?
La mancanza di fede nell’Eucaristia è una delle cause – e credo sia la più importante- della grande crisi di fede in cui siamo immersi per la superbia dell’uomo che pretende, se potesse, di porre sul banco degli accusati Dio stesso e condannarlo. [...]
Bisogna domandarsi se non si è distrutto il rapporto dei fedeli con Gesù Eucaristia e Lo si è sostituito con la televisione e altri mezzi di evasione e di distrazione dall’ “unica cosa necessaria”. E questo ha colpito anche gran parte delle comunità di religiosi e di consacrati. L’analisi delle cause è difficile da fare. Però credo sia avvenuto anche per un elemento esterno, spirituale e personale, che Paolo VI ha citato nel “Credo del Popolo di Dio”.

La forza dei primi cristiani era l’Eucaristia. Lei trova molte somiglianze fra il mondo in cui vissero quei discepoli e apostoli e il mondo di oggi?
Un padre gesuita diceva che l’Eucaristia era il “Pane che alimenta leoni”. Io ho commentato molte volte questa frase ai giovani e li ho incoraggiati ad alimentarsi di Lui. Il leone si trova su molti scudi araldici. Rappresenta la forza. Il leone è il più forte degli animali selvaggi, almeno così è stato considerato dagli uomini. Credo che l’Eucaristia sia la nostra forza, il nostro vigore. Così ci ha detto Gesù Cristo: “colui che mangia la Mia Carne e beve il Mio Sangue ha vita”. Ciò vuol dire che, se non mangiamo la Sua Carne e non beviamo il Suo Sangue, non abbiamo la Vita, cioè moriamo soprannaturalmente. Quando Sant’Ignazio d’Antiochia dice che vuole “essere grano macinato dai denti dei leoni” è per farsi Eucaristia con Cristo. Certamente dall’Eucaristia ottenevano la forza. I futuri martiri dell’Africa del Nord, cui venne intimato di non partecipare alla celebrazione eucaristica domenicale, risposero: “Non possiamo vivere senza l’Eucaristia”.
Attualmente succede lo stesso. I cristiani che hanno coscienza di esserlo e sono ben formati anch’essi non possono vivere senza l’Eucaristia. Come passare una settimana senza la celebrazione domenicale? Credo che in molti gruppi si sia recuperata questa sensibilità verso l’Eucaristia. E credo inoltre che questo sia opera dello Spirito Santo, che non abbandona mai la Chiesa.
Mi ha impressionato l’intervento di Elizabeth Nguyen Thi Thu Hong, sorella del Cardinale Francesco Saverio Nguyen Van Thuan, nel passato Congresso Eucaristico Internazionale celebrato a Québec, nel quale ha presentato testi non noti di suo fratello, scritti durante la prigionia in Vietnam.
Scriveva ai suoi genitori: “Cari papà e mamma, non appesantite il vostro cuore con la tristezza. Vivo ogni giorno unito alla Chiesa universale e al sacrificio di Gesù”.
Considero che questi siano i nostri confessori e martiri di oggi. E la comunione tra di loro e i martiri dei primi secoli, e quelli di tutti i secoli, è costituita dall’amore di Dio che ci viene donato in modo speciale nell’Eucaristia.

Ha mai visto riflesso in alcune persone l’amore per l’Eucaristia?
Certamente. Io sono debitore a molte persone che mi hanno aiutato a penetrare nella profondità del mistero eucaristico. Esse sono state e sono icone e punti di riferimento nella mia vita eucaristica. In primo luogo voglio ringraziare la Provvidenza che mi ha fatto conoscere un sacerdote rumeno. Non ne conosco il nome. Probabilmente starà già vedendo Colui che ha adorato sulla Terra. Io lo aiutai come chierichetto durante la Messa.
Era vicario generale di una diocesi rumena. Ai tempi del comunismo trascorse – secondo quanto lui stesso mi disse- 36 anni in carcere, non tutti di seguito. “Conobbi ogni tipo di celle. Anche quelle di punizione”- mi disse. Venne in Spagna perché ne ammirava il “cattolicesimo”. Purtroppo se ne andò deluso. Mi mostrò una valigetta che portava con sé. Aveva un doppio fondo. Mi spiegò che durante il regime comunista andava a celebrare l’Eucaristia nelle case in Romania, vestito da idraulico e con quella valigetta da “lavoro”. Ne estrasse un calice della misura di un bussolotto per giocare ai dadi. Era d’argento e l’interno d’oro, ed era abbastanza grosso e pesante. Mi mostrò le ostie che consacrava e i mini-corporali. Tutto minuscolo.
Mi impressionavano le sue parole. In confronto a lui ero una pulce nella fede. Durante la celebrazione della S. Messa pregava profondamente. La devozione sacerdotale che egli emanava metteva di fronte al mistero insondabile che diventava quasi tangibile.
Non posso dimenticare neanche il Servo di Dio P. Tomás Morales, S.I. (+1994), mio direttore spirituale. Il suo modo di celebrare era solenne, maestoso, ricordava Pio XII. A noi che assistevamo alla celebrazione sembrava che il tempo si fermasse e noi rimanevamo fissi ed assorti nel mistero.
E ultimamente non posso dimenticare due giorni in cui abbiamo celebrato il Corpus Domini. Uno è stato con Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II, l’ultimo che ha potuto presiedere. La S. Messa fu celebrata da Sua Em. il Cardinale Ruini. Terminata la Messa, il Papa salì sulla carrozza dov’era il Santissimo. Era pieno di dolori e sofferente, ma con gli occhi fissi su Gesù Cristo nel SS. Sacramento percorse la via Merulana in posizione di adorazione. Al vederlo veniva da dire: che fede ha quest’uomo! E sorgeva il desiderio di avere una fede come la sua.
Ebbi la stessa sensazione con Sua Santità Benedetto XVI, nella celebrazione del Corpus Domini dell’anno scorso.
C’è un’ingente moltitudine di anime profonde e semplici, dedite al Signore, che hanno modellato e continuano a modellare il mio spirito, perché vedo in loro autentico amore e apertura al mistero di Dio con noi. Io penso che noi pastori dobbiamo imparare da questi modelli per poter costruire il Regno di Dio basato su Cristo Eucaristia e diventare anche noi modelli per i nostri fedeli.

Come ha scoperto Lei, nella Sua vita, la presenza reale di Gesù nel Sacramento?
Io ebbi la fortuna di nascere in una Spagna piena di fede. La dimensione eucaristica era connaturale al nostro sviluppo quotidiano. La fede faceva parte della nostra vita. I miei genitori furono coloro che mi portarono alla Messa della domenica. Non opposero mai resistenza alla trasmissione della fede. Fin da piccoli, con il gruppo di bambini della scuola, andavamo a catechismo dal parroco, che ricordo si chiamava don Giovanni. Era un uomo di bassa statura e malaticcio, però buono e zelante per il bene e il progresso spirituale della sua parrocchia. Egli mi catechizzò e mi ammise tra i suoi chierichetti. Ricordo che la Messa era molto presto al mattino, eppure mi alzavo con grande entusiasmo per “aiutare a Messa”. Imparai le preghiere in latino, che dovevo dire in risposta al sacerdote, scritte su un cartoncino stampato a due colori. Quello che dovevo imparare era in nero. Servendo presso l’altare imparai ad amare il sacerdozio e l’Eucaristia.
Un altro fattore importante è stata la scuola. Andai alla scuola “Sacra Famiglia” dei fratelli Maristi di Cartagena (Spagna). C’era l’abitudine di solennizzare il mese di maggio con atti in onore di Nostra Madre. E i giovedì di quel mese veniva esposto solennemente il Santissimo. Ebbene, un giovedì del mese di Maggio, mentre ero nel secondo banco della fila di sinistra, guardando verso l’altare, sentii la presenza viva del Signore nell’Eucaristia. Ed Egli mi disse: “Sarai Mio, solo Mio, totalmente Mio”. Non Lo sentii con parole esteriori. Lo sentii dentro di me. Come se me lo avessero impresso. Quelle parole corrispondono esattamente a ciò che sentii. Non altre. È chiaro che quell’esperienza mi segnò. Avrò avuto circa dodici anni. È negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza che più si imprimono le esperienze spirituali. E durano per tutta la vita.
Credo sinceramente che sia stato un processo in cui sono intervenute la famiglia, la scuola, la parrocchia, l’Azione Cattolica e la Crociata di Santa Maria. È stata una crescita costante, e credo che devo ancora approfondire maggiormente la conoscenza di questo Sacramento.

Lei ha fondato il Focolare della Madre che ha permesso a molte persone di riscoprire la fede nell’Eucaristia. Come lo fate?
Non facciamo nulla di straordinario. La Chiesa ha tesori spirituali e ce li dà. Noi siamo stati attenti agli insegnamenti della Chiesa.
Quando ero un sacerdote appena ordinato, il mio vescovo, il Cardinale Marcelo González Martín di Toledo (Spagna), mi permise di continuare ad insegnare geografia e storia nel Liceo in cui ero professore. Capii che il Signore mi metteva in una situazione privilegiata per l’apostolato con la gioventù. E compresi che doveva essere Lui a penetrare profondamente nei giovani. Perciò mi sforzai di metterli in comunicazione con Cristo Eucaristia, sapendo che Egli poteva dire ai loro cuori meglio di me quello di cui avevano bisogno. Iniziai a celebrare l’Eucaristia mezz’ora prima di entrare in classe. E tutti i giorni spiegavo loro un punto del libro “L’anima di ogni apostolato”, un magnifico trattato sulla preghiera di D. J. Chautard.
Poi iniziarono a chiedermi più cose sulla preghiera. Approfittai dell’occasione per organizzare degli esercizi spirituali di quattro giorni per loro. Nel silenzio e nella preghiera approfondirono di più il significato, il contenuto e la realtà dell’Eucaristia. Il Signore parlò loro molto, come fa sempre quando si presentano ai giovani le verità fondamentali che sono state affidate alla Chiesa.
Ciò che i giovani rifiutano è un cristianesimo light, un mini-Vangelo alla misura dei loro gusti. Essi anelano alla Verità. E la Verità è Gesù Cristo. Egli ricolma di speranza i loro cuori. A loro non piacciono le mezze misure e meno ancora che si nasconda loro la Verità. Quando la trovano, molti si donano totalmente.

© Rivista HM º144 Settembre/Ottobre 2007