Voleva imparare ad amare
F.llo Reinhard Fuchsluger, S.H.M.
Reinhard Fuchsluger partì dal suo paese, l’Austria, con la sola idea di imparare ad amare. E con questo proposito si ritrovò, o meglio, si lasciò trovare dall’Amore di Dio. Una storia veramente straordinaria in cui si vede in modo chiarissimo la mano potente e provvidente del Signore che vuole sempre la nostra salvezza.
Puoi spiegarci con che disposizione d’animo hai lasciato il tuo paese?
Io sono sempre stato un po’ avventuroso. Sentivo in me un fuoco interiore, e questo fece sì che non potessi rimanere in Austria. Prima della mia conversione non trovavo pace nella mia anima e cercavo le attrazioni del mondo per saziare il mio desiderio profondo di Dio. Questo mi spinse ad andare in Spagna per imparare lo spagnolo per poi andare in Messico per lavorare con i giovani di strada. Cercavo anche di essere amato e di imparare a dare amore.
Qual è stata l’esperienza che ti ha portato a questa conclusione?
È sorta quando in Austria ho dovuto fare il Servizio Sociale (sostitutivo del servizio militare) per un anno. Ciò mi fece entrare in contatto con alcolizzati, ex-carcerati, orfani e vagabondi. Dovetti occuparmi dei casi più estremi. In quest’attività scoprii il grande valore della donazione di sé. Li aiutavo nell’aspetto fisico, ma venne il momento in cui mi resi conto che mancava loro la consolazione spirituale. Vedevo in loro una tristezza che il mondo in cui vivevano non poteva loro togliere. Mi resi conto che l’aiuto solo materiale non è sufficiente, che era necessario l’amore.
Prima di continuare con quest’esperienza dicci com’era stata la tua vita fino ad allora?
Normale... Fino ad un certo punto! Nacqui un giorno dell’inverno austriaco alle cinque di mattina. Mio padre, poche ore dopo, doveva fare l’esame per la patente (che non passò). Come si può vedere, iniziai a dare disturbo già nei primi momenti della mia vita.
I tuoi genitori sono cattolici?
Sì. I miei genitori sono cattolici molto ferventi. Amano il Signore e la Vergine Maria e questo è quello che hanno cercato di inculcare nei loro figli. Io condivisi tale amore fin da piccolissimo. Mia madre mi raccontava che fin da piccolino ogni volta che mi svegliavo ero sorridente. Ma col tempo ho perso questa qualità. Il sorriso è un dono del Signore che ho recuperato più tardi, quando ho recuperato Lui.
L’adolescenza si può dire che l’ho trascorsa bene. I miei genitori ci educavano nella fede, che io accettai senza difficoltà. Per i miei genitori era molto importante che avessimo una formazione cattolica. Formazione che è continuata a scuola.
Che cos’è successo poi?
Mi sono sviato un po’. Per gli studi che volevo fare ho dovuto lasciare la mia casa per frequentare. Nelle vacanze lavoravo in un albergo. A poco a poco mi immersi nel mondo e quella fede si indebolì, persi la fede che avevo ricevuto in caso. Cercavo solo di soddisfare me stesso, senza tener conto di Dio. Passavo molto tempo con i miei amici bevendo al bar o in casa di qualcuno di loro.
E come andò a finire tutto?
La risposta è facile: male! Di qui passammo a cercare il piacere sessuale, e neanche quello mi dava soddisfazione. Più tardi cercai nella letteratura, nella filosofia. E neanche lì trovai quello che cercavo. Cercai nelle ideologie quali il comunismo, ma era lo stesso. Cercai anche in altre religioni. Ma continuavo ad essere vuoto! Mi lasciai contagiare da idee liberali e marxiste. Ciò mi allontanò dalla fede cattolica e mi fece giungere all’ateismo, rifiutando tutto quello che mi ricordava Dio. Vedevo la religione come “l’oppio del popolo”.
E come sei uscito da quella situazione?
All’età di 21 anni, più o meno, stavo lavorando in Belgio in un albergo, in cucina. Lavoravo per guadagnare dei soldi e dedicarmi alla bella vita. Ma la mia vita continuava ad essere vuota, senza senso. Giunse il momento del Servizio Militare in Austria. Feci obiezione di coscienza e così feci il Servizio Civile. Lì lavorai, come ho già detto, con gli emarginati, e mi riconobbi in loro. Iniziai a pensare che ci doveva essere un’altra strada per riempire la mia vita, poiché vedevo che quello che vivevo non mi riempiva. E lì iniziai ad intravedere che doveva esistere qualcosa di più, ed ebbi la grazia di ammalarmi. Credevo di morire.
Sei andato in ospedale? No. Sono tornato a casa, dopo alcuni anni. I miei genitori mi accolsero come il figliol prodigo, come se non fosse successo nulla. Solo mi mostrarono grande amore.
E cosa è successo?
Era prossimo il Natale. Mia madre mi parlò molto di Gesù. Mi diceva che Dio si era fatto uomo perché io trovassi la Luce. Quella Luce che avevo cercato dove c’era solo oscurità. Io mi rendevo conto della felicità che avevano coloro che vivevano la loro fede e mi chiedevo perché.
Il giorno di Natale mi trovavo a letto ascoltando la radio. Mia madre entrò e mi disse: “Cambia canale, perché il Papa (Giovanni Paolo II) darà la benedizione di Natale”. Io risposi: “Il Papa! Non lo conosco, non gli voglio bene e non voglio neanche ascoltarlo”. Mia mamma sorrise, cambiò il canale ed uscì. Io lo cambiai di nuovo, ma il canale che sintonizzai aveva anch’esso l’emissione da Roma. Io, annoiato, mi girai dall’altra parte e lo lasciai. Sentivo le grida di giovani, il Papa salutava, i giovani continuavano a gridare e questo mi impressionava, e finii per ascoltare.
Successe qualcosa dentro di me che non capivo, qualcosa che mi faceva chiedere a me stesso: “Ma che cos’è questo? Cosa mi succede? Chi è quest’uomo? Che forza ha?”. In un istante rividi la mia vita passata. Ebbi la certezza dell’esistenza di Dio. Capii che tutta la mia vita si opponeva a Gesù e che ciononostante Egli mi amava. Percepii la misericordia di Dio in me. Mi vidi libero, poiché potevo decidere se andare con Lui o contro di Lui. Vidi il vero senso della libertà e decisi di seguirLo. Dopo tutto questo sentii una grande gioia interiore, qualcosa di totalmente nuovo per me. Sentivo che quella gioia non era naturale. Veniva da Dio.
E tua mamma si rese conto di tutto questo?
Probabilmente percepì che mi stava succedendo qualcosa. È una donna di grande esperienza religiosa. Mi conosce molto, e a poco a poco mi avvicinai al Signore, Lo stavo accettando. Mi invitava a recitare il rosario, mi parlava della Madonna, mi diceva che l’accompagnassi in chiesa… Io ero felice.
Allora questo fu l’inizio di un cammino più lungo?
Sì. Questa prima esperienza mi fece sentire il bisogno di imparare, di formarmi, ma soprattutto di pregare.
E tu che cos’hai fatto?
Io conoscevo già il Vangelo dalla scuola, ma mi misi a leggerlo con più interesse. Continuavo a vedere Dio come un’idea, e d’altra parte il mondo continuava ad attrarmi. Non avevo ancora fatto il passo di avvicinarmi ai sacramenti.
Com’è avvenuto il tuo ritorno ai sacramenti?
È venuto dopo. Durante la Settimana Santa mia madre mi convinse ad andare a fare degli Esercizi Spirituali (in silenzio). Io non sapevo affatto che cos’erano, e il silenzio non lo mantenni del tutto. Nelle meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo sorse dentro di me il desiderio di sapere sempre di più sull’amore di Dio per l’uomo.
Il Sabato Santo, quando tutti i sacerdoti stavano confessando, io mi trovavo vicino al confessionale. Mentre la gente si confessava, io mi dicevo: “Dio mio, ed io che faccio adesso?”. Era circa da sei anni che non mi confessavo e avevo paura. Mi vergognavo. Avevo molto da raccontare. Non volevo entrare. Ma dentro di me qualcosa mi diceva che dovevo confessarmi. Finalmente lo feci e sentii una grande gioia, mi ero liberato dai peccati. Uscii dal confessionale quasi volando e con un grande sorriso. Sentii di nuovo vergogna, ma ora per un altro motivo: tutti mi stavano guardando.
Che cos’è successo dopo?
Come ho detto, mi sentivo liberato. Tutta la sporcizia della mia anima era scomparsa. Sapevo che non potevo tornare sui miei passi, dovevo continuare a ricevere i sacramenti. E mi preparai per andare in Messico.
Che cosa significava per te andare in Messico?
All’inizio era qualcosa di filantropico, solo per aiutare gli altri. Però con il tempo non era ormai più solamente l’aiuto materiale, era qualcosa di più profondo. Volevo donarmi agli altri.
E perché sei arrivato in Spagna?
Per imparare la lingua. E non sono poi mai arrivato in Messico. Sono partito dall’Austria con un camionista del mio paese (Blindenmarkt) fino a Barcellona, poi a Valenza e poi a Teruel.
Quando avevo fatto gli Esercizi, un Fratello della Comunità di S. Giovanni mi aveva dato un indirizzo di Toledo, era dei Servi dei Poveri del Terzo Mondo. Per una settimana camminai verso il sud. E in quei giorni ebbi un’altra esperienza spirituale. Questo tempo mi servì per sentire dentro di me il desiderio di chiedere scusa ai miei genitori per tutto quello che avevo fatto loro soffrire. Furono giornate dure (fame, sete, stanchezza, freddo, solitudine…) però sempre pensai che sarei andato avanti con l’aiuto di Dio. Ebbi una forte esperienza della presenza del Signore.
Decisi di fare l’autostop. E tra le macchine e il treno, finalmente, arrivai a destinazione, al seminario dei Servi dei Poveri. Ma era il mese di luglio, non poterono accogliermi, perciò me ne andai a Cuenca.
Dopo aver passato vari giorni a Cuenca (soffrendo la fame, cercando un posto per poter trascorrere qualche tempo) arrivai in una chiesa in cui il sacerdote si stava preparando a celebrare la Santa Messa. Era solo. Rimasi con lui. Alla fine gli spiegai la mia situazione e mi disse che potevo andare a Priego.
E a Priego che cos’è successo?
Avevo visto sulla cartina che c’era un monastero, pensai che fosse abitato da frati, e ci andai.
Quando arrivai, stava per iniziare la Messa in parrocchia e mi fermai. Lì c’erano le Serve del Focolare vestite di bianco. Mi sorprese che tutte fossero così giovani.
Alla fine della Messa mi sdraiai di fronte alla chiesa per riposare. Il parroco mi volle fare l’elemosina. Ma io non volevo denaro, volevo solo avere un posto dove rimanere. Egli mi offrì un alloggio per una settimana nella casa parrocchiale, e in quei giorni divenni l’attrazione dei bambini. Mi conoscevano come il vagabondo.
Io passavo il tempo a studiare, pregare e riposare. Tutti i giorni andavo alla Santa Messa, e ci andavano anche le Sorelle. Un giorno bisognava pulire la Chiesa per una cerimonia che avrebbe avuto luogo il giorno della festa della Madonna del Carmine. Io mi offrii per aiutare. La cerimonia in questione era l’entrata di sei ragazze nel noviziato delle Serve. Mi invitarono ad assistervi ed io accettai.
Quel giorno ero in chiesa a pregare, in ginocchio. Un sacerdote mi toccò sulla spalla e mi parlò in spagnolo con affetto. Io non lo capivo. Continuò parlando in francese, e quello già lo capivo di più, e mi disse a bruciapelo: “Sei tu il ragazzo che vuole essere sacerdote?”. Io rimasi esterrefatto e gli risposi: “No”. Egli mi disse con un sorriso sulle labbra: “Adesso devo prepararmi per la cerimonia, poi nel monastero terremo una festa, vieni su e parleremo insieme”.
E ci sei andato?
Certo, lì si poteva mangiare, e con la fame che avevo…! Dopo mangiato, ovviamente, parlai con il sacerdote. Risultò essere Padre Rafael, il Fondatore del Focolare della Madre.
Egli mi chiese: “Che cosa fai qui?”. Io gli risposi spiegando il mio progetto: imparare lo spagnolo, pregare e lavorare per avere un letto e del cibo. Mi rispose raccontandomi che cosa si faceva nel Focolare, poiché prima mi aveva già detto che cos’era. Per la verità non avevo capito niente. Mi offrì di andare con loro a Santander, stare lì qualche giorno e, se non mi piaceva, me ne sarei potuto andare.
Io sentivo interiormente, mentre mi spiegava tutto questo, che era ciò che cercavo, ed ero pieno di gioia. Il giorno dopo me ne andai con loro a Santander. E vi rimasi non solamente una settimana, dato che non me ne sono andato più.
Durante quel tempo conobbi di più il Focolare della Madre. Il lavoro, la vita in comunità, la preghiera, lo studio. L’amicizia con i Fratelli… tutto mi entusiasmava. Da quel momento sono già passati otto anni. A quell’epoca io non avevo ancora deciso nulla sulla mia vita di donazione a Dio. A poco a poco maturai la mia vocazione sia di Servo, sia di sacerdote. Ho pronunciato i miei voti perpetui l’8 settembre di quest’anno e prossimamente verrò ordinato sacerdote.
Il come e quando decisi di darmi a Dio e a nostra Madre nel Suo Focolare è un’altra lunga storia che con molto piacere racconterò in altro momento perché vediate l’azione della Grazia nella mia vita.
© Rivista HM º144 Settembre/Ottobre 2008







