Menu

Servi del Focolare della MadreS.H.M.

Presentazione

hnojlmain

“Sperimentai durante una Messa feriale nella mia parrocchia che il Signore mi parlava personalmente nel Vangelo che il sacerdote stava leggendo. Era il dialogo di un giovane con Gesù: ‘Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa’. Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno dei Cieli’
(Lc 9,61)."

Nome religioso: Padre José Luis di Gesù e Maria
Data di ingresso nei Servi:
25 novembre 2001
Età al momento dell’ingresso nei Servi:
19 anni
Città e nazione di origine:
Cuenca, Spagna
Data dei voti perpetui:
8 settembre 2012
Comunità attuale:
Las Presillas - Cantabria (Spagna)
Indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.



1

Testimonianza completa

L’estate in cui conobbi il Focolare avevo 18 anni. Avevo finito il primo anno di corso di Belle Arti e consideravo la fede solo come un insieme di regole che mi impedivano di essere felice, ma che potevano salvarmi. Ero disorientato, ma avevo fede.

Ciò nonostante, durante l’ultimo anno, stavo veramente soffrendo nel vedere tutta l’incoerenza in cui vivevo e nel non essere capace di mantenermi in Grazia di Dio. Ero legato a ciò che vedevo come male e non riuscivo a liberarmene. Ma, siccome pregavo appena, da dove mi sarebbe venuta la forza? Credo che il problema fosse che non conoscevo alternative, nessun cammino pulito ed attraente.

Pur tuttavia iniziai ad abbandonare alcune cose, e mi sorprendevo di tali passi, ma ero ancora lontano dal vedere la mia fede come l’unica vera liberazione. Uscivo ancora fino a tardi il sabato sera ed andavo poi a Messa tranquillamente la domenica mattina a mezzogiorno, anche se progressivamente sempre meno “tranquillamente”. Iniziavo a capire che “chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Gc 4,4)
4
In occasione di una confessione, Dio mi mise di fronte alla realtà della mia incoerenza, di fronte all’abuso che facevo del Suo perdono ripetutamente, per non decidermi mai definitivamente a cambiare, né per il bene né per il male. Come penitenza quel sacerdote, serio e preoccupato, mi diede da recitare due misteri del Rosario, che per me allora era come se mi avesse ordinato di andare a Gerusalemme scalzo. Così mi resi conto dell’importanza di riparare le cattive azioni e il grande valore della preghiera. Attraverso quel sacerdote il Signore mi aveva fatto la Grazia più grande della mia vita: la consapevolezza di non poter essere felice, anche se cristiano, se non grazie a Cristo, perché “ci hai fatti, Signore, per Te; e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” (S. Agostino).

Quello stesso pomeriggio recitai il Rosario con i giovani della parrocchia e più tardi di nuovo i miei due misteri. Mi sentivo come se mi avessero picchiato e passai molto tempo ripensando a quella scoperta fatta con la confessione. Era cambiato il mio modo di vedere quasi tutto. La mia fede era passata dall’essere un peso ad essere una liberazione, e dal giorno dopo tutto iniziò a cambiare molto in fretta. Iniziai ad avvicinarmi molto di più ai giovani della mia parrocchia, specialmente a due o tre con cui andavo a Messa ogni giorno, a fare un giro, a scherzare... e a recitare insieme il Rosario, a visitare il Signore nel tabernacolo e a parlare di Dio. Io facevo molte domande, e il Signore mi diede la Grazia di aprirmi il cuore e di capire tante cose sbagliate che avevo imparato dalla televisione, dal cinema o dalla musica.

Poche settimane dopo pensammo di fare un pellegrinaggio. C’erano due possibilità: a Lourdes con i ragazzi e le ragazze della parrocchia, o a Fatima con un movimento chiamato “Focolare della Madre”, che io non conoscevo. Io avevo più voglia di andare con gente conosciuta e con le ragazze a Lourdes che con degli sconosciuti e senza ragazze a Fatima, ma uno di quei miei buoni amici si era impegnato ad andare a Fatima, e siccome per me era abbastanza indifferente, andai con lui a Fatima.

5In quel pellegrinaggio conobbi il Focolare. Ci furono tre cose che mi colpirono: vedere dei giovani pieni di gioia che vivevano in grazia, dei religiosi giovani pieni di amore per la Madonna ed, infine, il messaggio di Nostra Madre a Fatima: “molte anime vanno all’inferno perché non c’è chi preghi né si sacrifichi per loro”. Io ero ancora un po’ disorientato, non vedevo ancora chiaramente molte cose, per esempio il senso della preghiera o del sacrificio. Vedere la Vergine quasi supplicarci di offrire Preghiera e Penitenza per la salvezza delle anime, mi riempì di voglia di pregare, di andare avanti senza lamentarmi, di fare sempre più la volontà di Dio, che già vedevo come la cosa migliore da scegliere. Anche se non sarebbe stato sempre facile, ne sarebbe comunque sempre valsa la pena.

Mi impressionò in quel viaggio conoscere la vita consacrata. E mi sconcertava vedere che i Servi fossero così pochi. Perciò mi dicevo: “Siccome questa vocazione è un regalo di intimità con Dio e con Nostra Madre, dedicarsi solo all’“unico necessario”, che è la vita interiore, e vedere che il loro lavoro è portare altri in pellegrinaggio a Fatima e in posti così... perché sono così pochi? Ci deve essere qualcosa nella Vita Consacrata che io non capisco ancora”.

Da quel momento decisi di non fermarmi finché non avessi scoperto quel “qualcosa” che io non vedevo, ma che rendeva quella vita così poco ambita. E con quest’idea andai a visitare la Comunità nella loro casa, con due o tre amici del pellegrinaggio di Fatima, per passare una settimana con i Servi. Volevo trovare il prima possibile la risposta alla domanda: “Perché sono così pochi? Che cos’è che non vedo o non capisco?”, perché mi sentivo molto attratto a seguire quella strada, ma non volevo impegnarmi in qualcosa che non conoscevo. Ed in quei giorni lo capii.

Una mattina ci incaricarono di occuparci di un gruppo di bambini perché i loro genitori e i Servi potessero assistere a delle conferenze. E ci mettemmo all’opera. Il tempo mi sembrava eterno, e dopo una pallonata di qualche ragazzino, che mi fece male per due settimane, iniziai a stancarmi tanto che, guardando l’orologio, e vedendo che mancavano ancora più di due ore al pranzo e che non erano passati neanche quaranta minuti, lasciai i miei amici con i bambini e me ne andai a suonare la chitarra nella mia stanza. Molto responsabile, vero?

3Non mi sentii troppo male fino a dopo pranzo, quando i fratelli ci fecero vedere un video sul Focolare. In un punto appariva una suora che spazzava e diceva: “La serva non appartiene a se stessa, ma a Gesù Cristo”. In quel momento capii quel “qualcosa” che cercavo. Mi vidi mentre suonavo la chitarra nella mia stanza abbandonando il compito che mi era stato affidato, e senza alcuna preoccupazione. D’altro canto vedevo che quella suora nel video, anche solo spazzando, poteva essere gradita a Dio perché faceva persino le cose più piccole per Lui, dimentica di se stessa, e in ciò era la sua gioia e la sua pace. Solo la fede e l’abnegazione totale potevano rendere possibile la vita religiosa. Qui non c’era posto per riservarsi nulla, né la chitarra, né la carriera, né gli amici, né nulla di nulla. E proprio in questo si raggiunge una maggiore intimità con Dio. Mi spaventai nel vedere tutto questo.

Tuttavia, mi accorsi anche che se uno si dà totalmente a Dio, Egli si dà totalmente a lui, e lo ricolma di ogni bene, come il mondo non potrà mai fare; prima però bisogna togliersi tutte le sicurezze. Tutto questo lo fa Lui, ma dobbiamo permetterGli di entrare, come Maria: “Avvenga di Me quello che hai detto”. Ed Egli fa il resto…

Tutto ciò mi incoraggiava sempre di più, vedendo che Dio mi prendeva molto sul serio e rispondeva con chiarezza e senza indugi ai miei dubbi. Allora, conoscendo meglio la vita religiosa nel Focolare e sentendomi attratto, vedevo che ancora mi mancava una chiamata o una conferma per decidermi a chiedere l’entrata nel Focolare come consacrato.

Sperimentai durante una Messa feriale che il Signore mi parlava personalmente nel Vangelo che il sacerdote stava leggendo. Era il dialogo di un giovane con Gesù: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa” (Lc 9,61).

Io, che stavo già pensando di finire i miei cinque anni di università (ero al 2º anno) e preparare un po’ alla volta la strada per seguirLo, se mi chiamava, adesso mi scontravo con il fatto che Egli, chiamandomi, non voleva donazioni a metà e mi ricordava che seguirLo è già “non appartenere a se stessi ma a Gesù Cristo”.

2Scelto fra tanti per essere Suo, vedevo che l’amore è cieco ed il Signore pura misericordia. Sceglie fra i deboli del mondo per confondere i forti, coloro che non sanno per mostrare la sua forza.
Poco dopo feci i miei primi esercizi spirituali, e lì decisi di fare ciò che Dio mi chiedeva. Terminati gli esercizi, un pomeriggio uno di quegli amici con cui andavo a Messa e con cui avevo conosciuto il Focolare a Fatima mi accompagnava in macchina a lezione di musica. Fermò la macchina ed uscendo mi disse che aveva qualcosa di molto importante da dirmi:

“ Che succede?” – gli dissi.

“ Entro nei Servi”-mi rispose.

“ Ma come? Anch’io!”

Non ci potevo credere!

Eravamo stati insieme a Fatima e agli Esercizi, ed entrambi avevamo parlato con il superiore dei Servi chiedendo di entrarvi, ma non ne avevamo mai parlato tra di noi, se non per scherzo. Adesso lo scherzo ce lo faceva Dio, ed oggi siamo ancora qui, cercando di diventare Servi come Egli si aspetta da noi, e di essere graditi a Sua Madre, Nostra Madre, spazzando o suonando la chitarra o zappando o facendo qualsiasi cosa Egli ci chieda.

Suor Clare

Hermana Clare

Un capolavoro

Fernando Guerrero (Ecuador) : Ora mi rendo conto e mi sorprendo al vedere come Dio può operare in modo straordinario in un’anima.

Reti sociali

Cerca

Choose Language