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Servi del Focolare della MadreS.H.M.

Presentazione

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“Non bisogna aspettare fino a un’età avanzata per dare la vita a Dio. Il mondo ha bisogno di veri giovani che vivano nella Verità. Dio ti chiama adesso, non dopo. Ha bisogno di te oggi, non domani. Ti chiama per la grandezza del servizio e non per la piccolezza della tua superbia. Se ti dai, riceverai. Donati molto e riceverai molto”.

Nome religioso: F.llo Greggy Maria di Gesù Cristo
Data di ingresso nei Servi:
15 settembre 2003
Età al momento dell’ingresso nei Servi:
16 anni
Città e nazione di origine: Cebù (Filippine)
Data dei voti perpetui: 8 settembre 2012
Comunità attuale:
Villalbilla, Madrid (Spagna)
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Testimonianza completa

Per la strada del domani si arriva alla piazza del mai

hnogreggrupoUna famiglia aveva cinque figli. Un giorno il padre di famiglia domandò ai suoi figli: “Che cosa volete essere da grandi?” Il maggiore di tutti disse che voleva essere medico. “Perché?”, chiese suo padre. “Per poter curare molti malati”, rispose il figlio. Il secondo dei figli disse: “Voglio essere avvocato per difendere coloro che sono accusati”. Un altro disse: “Voglio essere pompiere per salvare molti dal fuoco”. Il penultimo dei figli disse: “Voglio essere come te, papà. Voglio essere padre di molti figli”. Subito dopo, il padre fece la stessa domanda al suo figlio minore. “E tu, che cosa vuoi essere da grande?”. Questi gli disse: “Voglio essere sacerdote”. Il padre, sentendo la sua risposta, si sorprese. “Ma perché? Che cosa puoi fare come sacerdote?” Il bambino rispose: “Posso essere in contemporanea medico, avvocato, pompiere e padre. Solo un sacerdote può curare le anime malate dal peccato. Un sacerdote può intercedere per l’umanità con il sacrificio della Santa Messa. Un sacerdote salva molte anime dal fuoco dell’inferno. Un sacerdote è un padre di molte anime, di tutti i fedeli”.

Questa storia non è la mia storia. Non sono il fratello minore di cinque fratelli. Però siamo tutti maschi, tre in tutto. Da bambino dissi molte volte che volevo essere sacerdote quando fossi stato grande. Il motivo? Per far piacere ai miei genitori. Il padre della storia si sorprende della risposta del figlio. I miei genitori, al contrario, volevano che almeno uno dei loro figli fosse sacerdote.

Quando mio padre era giovane, sua madre l’aveva mandato in seminario, non perché avesse vocazione, ma per controllarlo un po’ perché era un bambino iperattivo. Un giorno sua madre, mia nonna, preparò uno zaino con vestiti e libri e lo portò al seminario. Anche se non andò al seminario per propria volontà, la cosa certa è che la sua permanenza lì lo aiutò molto nella sua formazione integrale. Concluso il Seminario Minore entrò nel Maggiore. Vi stette vari anni ma uscì, convinto che il sacerdozio non è un lavoro ma una vocazione. Mio padre non aveva la vocazione sacerdotale ma, per provvidenza divina, avrebbe avuto almeno un figlio che l’aveva.hnogregchicos

Per far piacere ai miei genitori, noi dicevamo che volevamo essere sacerdoti. Anche quando veniva fuori questa domanda a scuola, noi scrivevamo sul foglio: “Voglio essere sacerdote”. Ma quando trascorsero gli anni, le idee cambiarono. I lavori che gli uomini facevano erano per guadagnare soldi. Tutti i lavori erano per guadagnare il “cibo”. Alcuni lo scelgono per dovere, ma molti altri lavorano solo per guadagnare soldi. In questo modo iniziai a pensare: “Posso essere medico o avvocato e questi lavori possono riempire le mie tasche”. Ma io conservavo ancora un grande rispetto per i miei genitori, e per fare loro piacere io dicevo loro sempre che ero aperto alla possibilità del sacerdozio.

Durante il primo anno delle Superiori ci informarono su come dovevamo prepararci per l’Università e, come conseguenza, per il mondo lavorativo. In questo modo fin dall’inizio ti mettono in testa come aver successo, perciò io iniziai a studiare molto e a progettare la mia vita. A quindici anni avevo già programmato tutto. Pensavo di diventare medico o avvocato e lasciai da parte l’idea del sacerdozio. Questo tema lo tiravo fuori solo davanti ai miei genitori ma, ovviamente, mai davanti a Dio. Sarebbe presto giunto il giorno in cui le mie idee sarebbero state presentate davanti a Lui.

Mia madre ci iscrisse a un campo estivo con altri ragazzi filippini. Non mi importava andare perché conoscevo gli altri ragazzi. E giungemmo lì in mezzo a dei campi immensi di mais nello stato della Pennsylvania. Eravamo dieci ragazzi a parteciparvi. Il più giovane aveva quattordici anni. Io allora ne avevo quindici. Era un campo estivo pieno di attività fisiche e spirituali. Giocavamo, facevamo sport, di tutto un po’... Ma nel campo estivo non ci limitavamo solo a giocare, ci misero davanti a Dio in molte occasioni. Abbiamo avuto delle riunioni, Adorazione al Santissimo, Messa e rosario ogni giorno.

hnogregSiccome erano dieci giorni di campo estivo e noi eravamo dieci, ognuno di noi ebbe l’opportunità di essere chierichetto. Mi toccò un giovedì sera. Il sacerdote che celebrò la Messa non parlò della vocazione. Non predicò sul sacerdozio, né sulla vita religiosa, né sul consacrarsi a Dio, non parlò di ciò né in quell’occasione, né durante tutto il campo estivo. Ma ciò che disse in quell’omelia svegliò in me la chiamata di Dio. Era il proverbio spagnolo: “Per la strada del domani si arriva alla piazza del mai”. Mi rendevo conto che io stavo dicendo a Dio: “domani”, “dopo”, “quando sarò grande”, “poi”… Ma alla fin fine, quello che io stavo dicendo era: “Mai”. E proprio lì mi aprì gli occhi. Iniziai a versare lacrime quasi come una fontana. Cercai di trattenere i miei sentimenti. Cercai di nascondere le mie lacrime, ma fu inutile, non potei controllarlo. Piansi e piansi. Compresi che Dio mi stava chiamando da quando ero piccolo, ma che, dall’ingresso nell’adolescenza, stavo opponendo mille ostacoli. Io Gli dicevo “domani”, “dopo”, e non volevo che Egli agisse nella mia vita perché io avevo fatto i miei progetti.

Durante il campo estivo vedemmo un film su Padre Pio da Pietrelcina. Egli aveva quindici anni quando entrò nei Cappuccini, ed ebbe la forza di donare tutta la sua giovinezza al Signore. Mi impressionò che si potesse dare la vita a Dio ad un età così giovane. E pensai che se egli aveva potuto dare la sua vita a Dio alla mia stessa età, perché io no? E decisi che non volevo continuare a vivere come prima a mezzi toni. Ormai non potevo continuare ad essere mediocre. Ormai non volevo continuare a dire a Dio: “domani”, bensì volevo darGli tutto, persino la mia giovinezza. E gli dissi: “Oggi, Signore, mi dono a Te. Eccomi”. Ma come realizzare questo passo? Fu allora che decisi di vivere la mia vita cristiana in modo più serio.

Dopo i campi estivi, il mio fratello minore Kristian ed io decidemmo di vivere una vita cristiana più impegnata. Trovammo il grande tesoro nascosto della Comunione quotidiana. Perché se qualcuno potesse raccogliere oro ogni giorno da un luogo, non andrebbe forse lì per arricchirsi sempre più? Avevamo trovato questo tesoro e non lo avremmo mollato.

hnogregcruzLa mia famiglia faceva parte di una comunità carismatica. Tutti i venerdì ci riunivamo. Ricordo che prima del campo estivo avevo dei momenti in cui volevo che la settimana finisse affinché giungesse il venerdì e potermi sfogarmi in quelle riunioni. Dopo il campo estivo, non dovevo più aspettare il venerdì per sfogarmi di fronte a Dio. Non dovevo più aspettare il venerdì per ricevere la forza per continuare con coraggio la mia vita quotidiana. Ormai potevo ricevere quella consolazione e forza spirituale tutti i giorni, nella Messa quotidiana, nell’Eucaristia che è il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Gesù Cristo.

Mio padre pensava che nel campo estivo avevamo ricevuto una spinta spirituale e credeva che sarebbe durata poco tempo, forse una settimana o al massimo un mese. Ma in realtà non fu così. Volevamo andare a Messa tutti i giorni, e siccome mio padre comprendeva che l’Eucaristia e l’adorazione quotidiana erano la nostra forza per perseverare, egli ci portava tutti i giorni.

Trascorsero due settimane e ci chiamò per telefono la madre di una suora, una Serva del Focolare della Madre. Ci disse che Padre Rafael Alonso Reymundo, il Fondatore del Focolare della Madre, sarebbe venuto prima del campo estivo che avrebbero tenuto le ragazze, e ci invitava a conoscerlo. Quando andammo nella casa in cui ci fu la riunione, P. Rafael domandò a ciascuno di noi giovani le nostre esperienze nel campo estivo. Quando arrivò il mio turno iniziai a piangere. Mi uscivano le lacrime per il solo fatto di pensare alle grazie che Dio aveva riversato nella mia anima in quei dieci giorni di campo estivo in Pennsylvania.

Padre Rafael mi invitò in Spagna per discernere la mia vocazione. Mi disse che potevo fare “home-schooling” (studio a distanza) e allo stesso tempo discernere la mia vocazione. Mi sembrò una buona idea, ma pensavo che i miei genitori non mi avrebbero lasciato andare così giovane, a 15 anni. E così avvenne. I miei genitori mi dissero che potevo aspettare, che ero ancora molto giovane. Ma questo era proprio ciò che Dio voleva? Io avevo già deciso di donare tutto, persino la mia giovinezza, e Dio mi aveva mostrato come.hnogregpereg

I miei genitori poterono vedere la serietà della mia decisione per quanto riguardava l’idea di discernere, e fu allora che anche loro si misero a discernere con me. Normalmente, quando avevamo problemi in casa, economici o di altro genere, pregavamo tutta la famiglia l’Angelus, il rosario, e facevamo una riflessione con le letture della Messa del giorno. Spesso venivano fuori dei passi del Vangelo che riguardavano la vocazione: “Chi ama il padre o la madre più di Me non è degno di Me” (Mt 10, 37); “Lasciarono tutto e Lo seguirono” (Lc 5, 11); “Lasciate che i bambini vengano a Me” (Mc 10, 14). Quando questo passo venne fuori nelle letture, e il mio fratello minore, di dieci anni, fece una riflessione forte davanti alla famiglia: “Lasciate che i bambini vengano a Lui. Lasciate che Greggy vada da Gesù. Gesù lo chiama”. E dopo aver ascoltato questo, ai miei genitori, a mia madre vennero le lacrime agli occhi, e decisero che io potevo andare in Spagna. Ma ad una condizione: essi pure sarebbero venuti con me per vedere il luogo. Vi andammo verso la metà di settembre, un po’ più di un mese dopo i campi estivi. I miei genitori rimasero con me una settimana. Io rimasi due mesi per discernere. Quando giunse l’ultimo giorno della mia permanenza con i Servi del Focolare della Madre, non potevo credere di dover tornare negli Stati Uniti perché pensavo che sarebbe stato difficile per me vivere una vita spirituale al mio ritorno.

Negli Stati Uniti iniziai a seguire un orario di vita cristiana, equilibrata, con lo studio, la Messa quotidiana, l’ora di adorazione. Ma era difficile viverlo da solo, mi mancava la vita di comunità, mi mancava molto. Siccome c’erano alcuni giovani che erano andati al campo estivo e pure loro volevano vivere così, ogni tanto tenevamo delle riunioni di preghiera e di apostolato. Ci incoraggiavamo a vicenda, e io sentivo come Dio mi stava preparando per donare la mia vita nella comunità dei Servi del Focolare della Madre. Allora iniziai a fare tutte le carte per poter ottenere quanto prima il mio visto e poter tornare in Spagna.

hnogregdibujandoFinalmente giunsi in Spagna, e in quel periodo i Servi fecero un pellegrinaggio in Spagna con alcuni giovani, a cui potei partecipare. Visitammo alcuni conventi di carmelitani, ci recammo in luoghi santificati da San Giovanni della Croce, da Santa Teresa e da altri santi spagnoli. Proprio nel convento di San Giuseppe dell’Incarnazione, una ragazza di 15 anni entrò come postulante delle carmelitane. Allora anch’io avevo 15 anni. Non ero quindi l’unico giovane che voleva donare la sua vita a Dio.

Io non ero ancora entrato nei Servi, ma pensavo che il fatto di vivere con loro indefinitamente era come entrare. Durante questo pellegrinaggio P. Rafael mi domandò se volevo entrare nei Servi nella parrocchia in cui egli stesso era stato battezzato, perché eravamo andati a visitarla, a Jérez del Marquesado. Io gli dissi: “Fa lo stesso dove e quando”. E il 15 settembre di quell’anno 2003, nella festa dell’Addolorata, entrai nei Servi del Focolare della Madre. Non avevo alcun dubbio su ciò che stavo facendo. Mi ricordo persino di quanto sicuro mi sentivo e la pace che regnava in me.

Da quel momento mi innamorai della mia vocazione di Servo del Focolare della Madre. Conclusi i miei studi delle Superiori facendo Home-Schooling in Spagna. Entrai nel noviziato a 18 anni. Durante l’ultimo anno di noviziato facemmo un mese di missioni in Ecuador, che era stato preceduto da un mese di esercizi spirituali. A 20 anni io, F.llo Greggy Maria di Gesù Cristo, feci i miei primi voti di castità, obbedienza, povertà, e il voto di difendere l’Eucaristia e la Vergine Maria nella mia vita e con la mia vita. Il mio fratello minore e mia madre mi visitarono quando emisi i miei primi voti. E durante quella visita, mio fratello Kristian ricevette la grazia della vocazione. Cinque mesi dopo, anch’egli entrò nei Servi. Io rimasi a fare un anno di spiritualità in Spagna; l’anno successivo studiai presso l’Università Ave Maria negli Stati Uniti; poi stetti un anno nella comunità che i Servi avevano in Nicaragua; poi per un anno ho studiato presso l’Università della Navarra in Spagna; adesso mi trovo a Guayaquil (Ecuador). Dio ci manda dove Egli vuole.

hnogregvirgenRingrazio Dio per avermi chiamato. Ringrazio nostra Madre per avermi eletto per essere Suo regalo. Ringrazio mio padre, che è morto il 19 maggio 2011 per un cancro, per essere stato sempre al mio fianco per aiutarmi a discernere la mia vocazione. Ringrazio lui e mia madre per la loro generosità nel donare i loro due figli a Dio. Come egli diceva a mia madre: “Non ci appartengono più. Noi siamo solo i loro custodi”.

Non bisogna aspettare fino a un’età avanzata per dare la vita a Dio. Il mondo ha bisogno di veri giovani che vivano nella Verità. Dio ti chiama adesso, non dopo. Ha bisogno di te oggi, non domani. Ti chiama per la grandezza del servizio e non per la piccolezza della tua superbia. Se ti dai, riceverai. Donati molto e riceverai molto.

“Il Servo non appartiene a se stesso, ma a Gesù Cristo e agli altri”.

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