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Presentazione

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"Il Signore è al di sopra di tutto. Il Suo amore mi ricorda molto le bombe nucleari che quando esplodono sono come un’onda che distrugge, che ti lascia inerme davanti a Lui… È così pieno di autorità... Ma è un’autorità che non ha nulla a che vedere con quella di questo mondo. È un’autorità così amorevole verso la creatura che non costituisce un problema, alla quale non puoi che dire: ”Sì sì, quello che Tu vuoi”.

Nome di Religiosa: Suor Karen Maria della Santissima Trinità
Data di ingresso nelle Serve: 22 agosto 1998
Città e paese di origine:
Galway, Irlanda
Data dei voti perpetui:
8 settembre 2007
Comunità attuale: Zurita (Spagna)
Indirizzo mail:
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Testimonianza completa

Mi chiamo suor Karen, sono irlandese, e sono nata in una famiglia cattolica praticante. Ho due fratelli e una sorella. Ho frequentato una scuola di suore e mi sono trovata molto bene. Mi piaceva molto la scuola; non studiavo ma mi piaceva molto andarvi. Era una scuola femminile e l’ambiente era molto buono. Se non ricordo male conclusi gli studi a 16 anni, per entrare ormai nel mondo. Io non volevo assolutamente andare all’università. Volevo lavorare, guadagnare soldi e avere una macchina tutta mia, ecc. Iniziai a lavorare e feci un po’ di tutto. Credo che ho fatto un po’ di tutto: lavori elettronici, di medicina, nella lotteria, ecc. Ho fatto tutto quello che si potrebbe fare.hk3

Ma cambiavo continuamente lavoro perché non ero mai soddisfatta. A scuola quello che mi piaceva fare di più era tutto ciò che riguarda l’arte: dipingere e tutto ciò che è connesso a ciò. Credo che siccome avevo uno spirito inquieto non ero mai contenta di nulla, cercavo ideali in tutto. Per questo motivo saltavo da un lavoro all’altro. Sono stata educata nella fede cattolica ma niente di più.

Ricordo che durante un’ora di inglese abbiamo letto una poesia che parlava di due passeri che stavano volando, adorando Dio nella creazione, sopra un monastero buio. Questi versi per me avevano un simbolismo rilevante, che io associavo alla Chiesa. Andare a Messa tutte le domeniche per me non aveva senso. E pensai: “Perché devo andare in una Chiesa scura ad adorare Dio quando posso adorarLo fuori, attraverso la creazione?” E così smisi completamente di andare a Messa. Mi piaceva stare fuori, e pensavo veramente che così stavo adorando Dio. Ma un po’ alla volta iniziai ad allontanarmi da Dio. La prima cosa fu il non andare più a Messa, e dopo iniziò tutto il resto. Siccome ero un po’ una testa dura nessuno mi poteva dire quello che dovevo fare, e così presi una via sbagliata. Avvenne in me come un cambio di rotaie.

Ho lavorato da quando avevo 16 anni fino a 21 anni, quando decisi di iscrivermi all’università e studiare Arte. Mi preparai per il test d’ingresso, mi immatricolai e iniziai gli studi. In quegli anni umanamente peggioravo sempre di più: mia mamma in casa mi parlava sempre di Dio, e io ce l’avevo dentro, ma facevo esattamente l’opposto. Inoltre mi mettevo in molti guai, e di tutto quello che succedeva davo tutta la colpa a Dio dicendo: “Come puoi lasciare che tutto questo accada a me?” e “Che cosa ho fatto?”. Invece tutto ciò me l’ero cercato da sola. La mia reazione fu quella di dire a Dio che non avevo assolutamente bisogno di Lui. E di fatto ero una femminista convinta e dicevo: “Non servirò né Dio né gli uomini :" Questo era il mio motto nella vita, né Dio né gli uomini.
In quegli anni di università c’era una ragazza che era un’amica molto buona con la quale, spesso, invece di andare a lezione, prendevo la macchina e andavo a fare un giro, mentre sarei dovuta andare all’università. Era una ragazza molto simpatica e molto buona. Per quanto riguarda le amicizie, a me non piaceva la gente superficiale. È curioso, ma mi piacevano le persone oneste, che magari secondo il mondo erano un po’ ribelli, ma mi piaceva quell’autenticità.

hk2Ricordo che all’università mi impressionava il fatto che nessuno del mio anno sapeva qualcosa di Dio; tuttavia quello che dipingevo sempre aveva un fondo di religiosità. Dovetti litigare con i professori perché mi dicevano che non potevo dipingere nulla di religioso. Domandavo loro il perché, perché in teoria nei tuoi progetti tu puoi fare quello che vuoi. Ma in pratica potevo dipingere di tutto tranne qualcosa di religioso. I contenuti del libro dell’Apocalisse mi piacevano molto. Ricordo che spiegavo agli altri studenti cosa significavano i vari simboli. Erano tutte cose che avevo imparato da mia madre, perché io non frequentavo molto la Chiesa. Ma la cosa certa è che quando vi ero andata non avevo mai sentito parlare del peccato, né di nulla del genere.

Dopo l’università mi incontrai con Dio. In quel momento ero molto distante da Lui. Ricordo che l’ultimo anno di università ebbi un incidente in macchina di ritorno a casa. L’università era a un’ora e mezza di distanza da casa. Quella sera, tornando a casa, io e mio fratello uscimmo fuori strada. Saremmo potuti morire. Credo che andavamo a una velocità di 140-150 km/h, e in curva la macchina uscì di strada. In quel momento pensai: “Da qui non esco viva”. Ricordo che la macchina era diretta verso un muro. In quel momento dissi a Dio: “Perdonami”, perché sapevo che ero in peccato mortale, e che se fossi morta non sapevo dove sarei andata. Uscimmo dalla macchina senza alcun graffio né null’altro. Fu un miracolo che mi segnò. Iniziai a pensare a quello che stavo facendo della mia vita. Durante quell’anno mia mamma mi invitò ad andare a un ritiro. In un dato momento dissi: “Ebbene sì, ci vado”, ma poi decisi di non andarvi, perché vi sarebbe andata anche mia madre. Proprio in quel momento arrivò a casa un amico di mio fratello che mi disse: “Karen, ho sentito che vai ad un ritiro dove si parla di Dio, posso venire con te?” Allora dissi: “Ebbene sì, se tu ci vai, vengo anch’io”. Era della mia età. Anche lui aveva vissuto come me, provando di tutto, era l’ultima persona che mi sarei aspettata che bussasse alla mia porta dicendo che stava cercando Dio. Ma Dio sa approfittare di tutte le situazioni. Così andammo insieme al ritiro. Ed effettivamente eravamo gli unici due giovani tra tutti i partecipanti. Ricordo che una sera ci fu un’Ora Santa di adorazione. Io ormai non avevo fede, quindi per me l’Eucaristia non aveva alcun significato. Durante quell’Ora Santa eravamo seduti dietro e il sacerdote stava dicendo: “Avviciniamoci al Signore e chiediamoGli qualche guarigione”. Ricordo di averGli detto: “Guarda, se esisti, aiuta questo ragazzo, perché ne ha bisogno. Dagli una mano”.


Mi ricordo che in quel momento il mio cuore cominciò a battere molto forte. Io ero in lacrime e pensavo: “Che cosa mi succede?”, perché non sentivo nulla, ma avevo una reazione molto strana. Allora mi alzai e andai davanti al Santissimo Sacramento. Mi ricordo che tenni la testa bassa e in un certo momento la alzai e guardai il Signore. In quel preciso istante vidi tutta la mia vita davanti al Signore, tutto ciò che era successo prima, comprese le cose che avevo dimenticato. Vidi tutto in un solo momento e scoppiai a piangere. Vidi chi ero veramente di fronte al Signore. Era come se il Signore fosse lì di persona davanti a me. Fu un’esperienza stranissima perché non provavo vergogna, anche se per quello che ho vissuto avrei dovuto provarla. Sentivo amore, un amore che non esiste in questo mondo. Mi sono sentita capita, come se Gesù non si fosse scandalizzato di tutto ciò che io avevo fatto, delle mie azioni che non erano se non un grido d’aiuto, che usciva fuori sotto forma di ribellione. In quell’istante ho sentito che dovevo appartenere a Lui. Per me ormai esisteva solo Lui. Tornai a casa, e da quel momento pensai di essere suora.hk3

Come ho già accennato prima, quando smisi di andare a Messa all’età di 15-16 anni, iniziai a fare le prime amicizie. Insieme a questi amici entrai nel mondo della musica, del rock, quello di quell’epoca. Ricordo che spesso uscivamo in moto e tornavamo a casa alle 4 del mattino, in tre su una moto. Indossavamo solo vestiti neri e croci, e avevamo i capelli neri. Erano i tipici vestiti dei motociclisti. Andavamo pure ai concerti. Ricordo che vennero i Guns N' Roses in Irlanda e andai al concerto. Fu terribile.

Ricordo una cosa che mi è rimasta impressa: una notte tornammo a casa, e il giorno seguente mi dissero che un ragazzo, che era uscito con noi la sera prima, era morto. Pare che il ragazzo fosse diretto a casa, ma che fosse talmente ubriaco che vomitò in macchina, era solo, rimase nella macchina e morì soffocato. Aveva 17 anni. Che tragedia! Ed eravamo con lui la sera prima!

Non sentivo la mia vita appagata. Ricordo che avevo la sensazione che dovevo avere un po’ di felicità, ma che mi scappava dalle mani. E mi domandai: “ Perché non posso trattenere la felicità? Perché mi sfugge dalle mani?” E ricordo la disperazione nel domandarmi: “Forse la felicità non esiste? Non c’è nulla che duri?”
Io pensavo a Dio. In quell’epoca, all’età di 17 anni, ascoltavo ancora la voce della coscienza che ti dice questa cosa sì, quest’altra no. Ma d’altro canto pensavo di essere matta perché le amiche della mia età non avevano questo problema, pensavo che fossi io che, per il mio carattere, per l’arte, per qualunque motivo, esageravo. Loro mi dicevano: “Non ti preoccupare, tutti lo fanno”. Ma secondo me non era corretto e allora bevevo per fare come loro. Ma per me era come andare contro la mia natura. Io non volevo fare molte cose che facevamo. Io non volevo stare lì, non volevo quel mondo.

In quell’ultimo anno, in cui avevo capito che dovevo appartenere a Gesù, e pensavo che forse questo significava diventare suora, pregavo il Signore e Gli dicevo: “Guarda, se questa è la mia vocazione, mostrami l’ordine; se la mia vocazione è il matrimonio, mostrami l’uomo”, perché avevo paura.

hkAvevo cambiato completamente il mio modo di vivere e mi dicevo: “No, no, come posso essere una suora!” Mentre andavo all’università, lavoravo per pagarmi gli studi e la macchina. Fu in quel periodo che conobbi il fratello del mio capo, e all’inizio era solo un’amicizia. Mi ricordo che dicevo tra me e me: “È solo un’amicizia”, ma da lì iniziò a evoluzionare. All’inizio io gli dicevo: “Io sarò suora”, e tutti e due iniziavamo a ridere. Lui rispondeva: “ Molto bene, tu sarai suora”. Ma incominciammo a uscire insieme. Era un ragazzo molto simpatico. Mi ricordai che avevo pregato il Signore, e pensai: "Beh, se è apparso questo ragazzo, forse devo sposarmi e continuare con l'arte". E il ragazzo mi diceva: "Senti, che ne dici se andiamo negli Stati Uniti?", infatti lui aveva dei famigliari a Filadelfia. D’altro canto io ero sempre stata sicura che non sarei rimasta in Irlanda. Per questo pensai che forse dovevo andarmene e gli dissi di sì. Lasciai tutto. Ricordo che avevo una macchina sportiva, che era l’amore della mia vita, e lo lasciai, lo vendetti. E partimmo per Filadelfia. Dio si servì di quel ragazzo per togliermi la macchina.

Andammo a vivere da sua sorella, e vivendo negli Stati Uniti scoprii che non mi piacevano per niente. L’ambiente era totalmente differente dall’Irlanda: l’Irlanda è molto conservatrice, familiare, e tutti sanno che cosa sta facendo il tuo vicino di casa. Negli Stati Uniti è tutto l’opposto. Puoi morire sul ciglio della strada e non succede nulla. Siccome è così liberale, così grande, avevo un po’ di nostalgia di questa familiarità, di quel sentirmi protetta così come mi sentivo in Irlanda. Non mi piaceva molto vivere li, ma iniziai a lavorare nell’ambito della pittura. Grazie ad alcuni contatti della sorella conoscemmo persone molto ricche che vendevano oggetti d’arte. Essi mi consigliarono di preparare dei quadri da esporre a New York.

Questo è ciò che iniziai a fare. Questa signora aveva una casa enorme. Io dipingevo nella sala da ballo, come quelle che si vedono nei film, con due lampadari di cristallo e le porte a doppio battente. Io li, nel mezzo, dipingevo il mio quadro! Erano quadri grandi. Mi ricordo che stavo dipingendo lì, mentre quella voce mi diceva: “Che cosa stai facendo?”,  e io mi sentivo quasi come un’adultera. Come se Dio mi chiedesse: “Ma che cosa Mi stai facendo? Che cosa Mi stai facendo?”. Io rispondevo: “No, no, no! Ho tutto! Sai? Ho questo ragazzo, ho l’arte, che è una possibilità”. Ma continuavo a sentire quella voce dentro di  me. Giunse un momento in cui persino nella relazione stessa c’era tensione, si notava che non andava bene. Sua sorella mi chiedeva: “Vuoi parlare con un sacerdote?” Lei sapeva, infatti, che avevo parlato della vocazione. Allora mi decisi. Mi accompagnò lei da un sacerdote della zona. Ci mettemmo tra mezz’ora e un’ora prima di arrivare ad una chiesa cattolica. Durante la conversazione ad un certo punto il sacerdote mi chiese: “Ti sposerai con questo ragazzo?” e all’improvviso avevo la certezza che non mi sarei sposata con lui. “Bene, che cosa farai allora?”, e io dicevo tra me e me: “Beh, sì, che cosa faccio?”.
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Appena giunte a casa, arrivò una lettera di un amico irlandese. Dentro c’era del denaro. Giusto quei soldi che servivano per pagare il biglietto aereo per tornare in Irlanda. Comprai il biglietto e dissi al ragazzo: “Guarda, devo andare”. Lui mi disse: “Lo so già”. Io gli chiesi: “Come lo sai?”. Rispose: “Perché se non torni, non amerai né me né nessun altro”.

Tornai in Irlanda, era una domenica e pensai: “Sono qui, una domenica, non ho né una macchina, né un fidanzato, niente. Non ho nulla”. Chiamai allora una signora che conoscevo ed ella mi disse: “Guarda, è appena arrivata una nuova congregazione dalla Spagna, perché non vieni a conoscerla?”, e andai a casa sua. Lì conobbi alcuni sacerdoti dei Servi del Focolare della Madre, i quali mi invitarono in Spagna a conoscere le suore dello stesso ordine. Due settimane dopo ero in Spagna.

Nemmeno la Spagna mi piaceva. Venivo dall’Irlanda dove tutto è verde e arrivai a Madrid in piena estate quando tutto è secco, giallo… E per di più eravamo in un monastero francescano del XVI-XVII secolo molto austero. Non c’erano neppure i letti, nulla, tutti dormivano per terra. Non c’erano nemmeno i vetri alle finestre. Dopo essere stata negli Stati Uniti in quella sala da ballo, mi trovavo lì, in Spagna, in un monastero senza letti, dove devi dormire per terra e senza sapere una parola di spagnolo… non capivo nulla.. mi dicevo: “Io qui non rimango per nulla al mondo”. Non volevo rimanervi e mi dicevo: “Torno in Irlanda, vado a chiedere scusa al ragazzo e …”

In quei giorni ci fu la cerimonia dei voti perpetui di alcune suore. Io ero seduta in fondo alla chiesa. Un Fratello mi traduceva la funzione perché io non capivo nulla dello spagnolo, e quando udii le parole del Vangelo: “Non voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi…”, ricordo che dissi al Signore: “Non rimango qui per nulla al mondo, non mi interessa quello che Tu vuoi da me. Io non rimango qui!”. E feci l’esperienza, come in quei film in bianco e nero, quando la donna diventa isterica e l’uomo le dà due sberle. Sentii qualcosa del genere, non fisicamente ma spiritualmente, e il Signore mi diceva: “Finché non spezzi la tua volontà, non potrai fare la Mia”. E mi mostrò il mio cuore come era pieno solo di me stessa. Non mi ero mai resa conto che ero così piena di me stessa. Da quell’istante seppi che quello era il mio posto, che dovevo rimanere.HK

Sono già 14 anni che vivo in Spagna, e nel 2007 feci i voti perpetui. La mia vita adesso non ha nulla a che vedere con quella di prima. Il Signore ti purifica a tal punto che sembri quasi un’altra persona. A volte mi capita di rivedere la mia vita passata come fosse in un film. Mi ha aiutato molto e mi aiuta tutt’ora sentire la storia di Santa Margherita di Cortona, la quale ebbe una vita piuttosto malvagia come la mia, ma il Signore dovette purificare tutto ciò.

Mi sembra di non essermi mai allontanata da Dio. Alcune persone si rammaricano di aver perso molti anni, ed è vero, sono anni persi, ma non mi viene da considerarli tali. Mi sento come se fossi persa in Dio. Non so se mi spiego, ma è come se la mia vita fosse completamente immersa nella misericordia di Dio.

Per me adesso il dipingere deve essere sulle cose di Dio. Se lo potessi, dipingerei il volto di Cristo così da trasmettere la Sua bellezza affinché altre persone possano fare l’incontro con Lui... Il Signore è al di sopra di tutto. Il Suo amore mi ricorda molto le bombe nucleari che quando esplodono sono come un’onda che distrugge, che ti lascia inerme davanti a Lui… È così pieno di autorità... Ma è un’autorità che non ha nulla a che vedere con quella di questo mondo. È un’autorità così amorevole verso la creatura che non costituisce un problema, alla quale non puoi che dire: ”Sì sì, quello che Tu vuoi”. Vorrei esprimere questo con l’arte. L’arte che non esprime questo, secondo me non è arte, perché qualsiasi persona può copiare una foto.

Suor Clare

Hermana Clare

Nessuno l’aveva dimenticata

Clare Hernàndez (Stati Uniti): Questo muro cadde in frantumi quando me ne dovetti andare da quel Paese così bello. Era come se Suor Clare fosse lì, dappertutto.

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