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Testimonianze delle Serve

Sr. Ana María Lapeña, S.H.M

Presentazione

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“Conoscere le Serve è stata una delle grazie più grandi della mia vita perché esse sono state lo strumento che Dio ha usato per avvicinarmi a Lui e per farmi innamorare di Sua Madre. Quanto più tempo passa, più indegna mi sento di far parte di quest’opera così amata da nostra Madre, e oltretutto di esserlo come Serva, totalmente consacrata a Lei.”

Nome di Religiosa: Suor Ana Maria del Cuore di Dio e di Maria Regina
Data di ingresso nelle Serves: 6 luglio 2005
Età al momento dell’ingresso nelle Serve: 18 anni
Città e paese di origine: Cuenca, Spagna
Data dei voti perpetui: 8 settembre 2015
Comunità attuale: Roma, Italia (Italia)
Indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


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Testimonianza completa

Hna AnaConoscere le Serve è stata una delle grazie più grandi della mia vita perché esse sono state lo strumento che Dio ha usato per avvicinarmi a Lui e per farmi innamorare di Sua Madre. Quanto più tempo passa, più indegna mi sento di far parte di quest’opera così amata da nostra Madre, e oltretutto di esserlo come Serva, totalmente consacrata a Lei. Un po’ alla volta comprendo la grandezza di questa vocazione e pure la fragilità della stessa.

Mi piace dire che la mia vocazione iniziò quando io avevo solo alcuni mesi di vita, anche se immagino che per essere esatti dovrei dire che ce l’ho da sempre, perché il Signore mi scelse prima di essere concepita, ma io attribuisco un valore molto grande a un gesto dei miei genitori. Essi mi consacrarono alla Madonna del Pilar per una promessa che le avevano fatto.
Ella prese sul serio quel gesto, e io vedo la Sua mano in ogni momento importante della mia vita, per questo dico che già da allora mi protesse come Sua proprietà. Mi colma di gioia il modo in cui definiamo il Focolare, come il regalo che il Signore vuole fare a Sua Madre. Se siamo il Suo regalo, siamo Suoi e questo mi piace moltissimo.

Crebbi in una famiglia buona, con modesta formazione religiosa, ma sempre ho respirato un tenero affetto verso la Madonna. Ovviamente fui battezzata e portata a catechismo per ricevere la Prima Comunione. Ricordo con affetto il sacerdote che mi insegnò il catechismo e le prime preghiere. Mi trasmetteva molta tenerezza e un amore senza favoritismi. Io sempre mi immaginavo Dio con il volto di quell’anziano sacerdote. Ebbi una professoressa a scuola per tre anni che era molto buona. Amava moltissimo la Madonna. Ella ci inculcava l’amore verso nostra Madre. Feci la Prima Comunione un 15 agosto, giorno dell’Assunzione della Madonna al Cielo. Mi avevano preparato bene e io avevo coscienza del fatto che la cosa importante di quel giorno era ricevere Gesù e che Egli si sentisse accolto nella mia anima.

Hna Ana6In base a tutte queste cose credo che, a mio modo, avevo avuto un’esperienza di Dio. Ma iniziò la famosa “età della stupidera” e tutto ciò scomparve. Coincise oltretutto con il fatto che io mi stavo preparando per la Cresima in un’altra parrocchia nella quale ricevetti una catechesi che mi deluse moltissimo. È pur vero che il mio atteggiamento poteva deformare la mia percezione delle cose, ma mi ripugnava la mancanza di coerenza che vi notavo. Stavo entrando in una fase di ribellione, e una delle cose contro cui mi ribellai fu la Chiesa. Riconosco che in parte fu perché era di moda, ma è pur vero che il modo “light” di insegnarmi il Vangelo faceva sì che io percepissi la fede come l’ultima cosa desiderabile al mondo.

Iniziai ad allontanarmi da Dio ad una velocità vertiginosa. Ma in quegli anni, la mia coscienza mi torturava. Stavo entrando in vizi molto dannosi e mi cercavo di giustificare condannando la Chiesa con argomenti senza fondamento. In poco tempo avevo perso l’innocenza e uno sguardo pulito, e spesso avevo un sentimento di tristezza e un’assenza di senso che sfiorava la disperazione. Ero arrivata a convincermi che la bontà e la verità non esistevano, che erano una specie di fantasia per bambini, e io non volevo vivere in un mondo così aggressivo. Non potevo comportarmi con sincerità perché mi sentivo costantemente minacciata. Mi motivava solo lo studio, nel quale trovavo rifugio e pure un grande piacere intellettuale. Questo era un terreno che controllavo, e in quel momento era ciò che dava senso alla mia vita, anche se sapevo che prima o poi pure questo mi avrebbe stancato. A quel tempo avevo tredici anni. Penso che se uno è un po’ riflessivo non ha bisogno di molto tempo per rendersi conto di ciò che può offrire il mondo.

Un giorno, in classe, stavamo discutendo su Dio, o forse era su un’altra cosa, ma qualunque scusa era buona per incolpare Lui. Che pazienza ha Dio nei nostri confronti! Nel bel mezzo di tutto ciò, una ragazza si alzò e mi chiese di smettere di parlare in quel modo. Mi zittii, perché neanch’io credevo alle mie stesse parole. Ciò che usciva dalla mia bocca era espressione della lotta interiore che avevo, un tentativo di giustificare la mia coscienza, e in fondo una ricerca di Lui senza rendermene conto. In qualche modo era un grido di aiuto! Quella ragazza “tappandomi” la bocca mi tese una corda. Quella ragazza risultò essere del Focolare della Madre della Gioventù, cosa che io ancora non sapevo. Decisi di chiederle aiuto ed ella mi invitò a delle riunioni che tenevano le Serve del Focolare della Madre con delle ragazze. Vi andai e, quando sentii la suora che guidava la riunione parlare della cose di Dio, seppi che avevo trovato la verità. Riconobbi in ciò che ella diceva e in ciò che ella ci trasmetteva tutto ciò che io avevo desiderato da sempre. Mi impressionò la sua coerenza, la sua semplicità, il coraggio con cui parlava… mi trasmetteva un amore pulito, senza macchie di interesse. Mi elevava l’anima a Dio.

Hna Ana 5Per questo non smisi di assistere a quelle riunione e sentivo che saziavano la mia sete. Dopo pochi mesi quelle suore mi invitarono a una campo estivo, e fu un’esperienza così forte che cambiò la mia vita. Conobbi delle ragazze che vivevano la loro fede sul serio, e io desideravo quell’autenticità pure per me. Mi tolsi di dosso la faccia da “dura” e assorbii come una spugna. Sapevo che lì nessuno mi avrebbe fatto danno. Compresi che non potevo continuare la mia vita come prima. Un giorno mi offrii al Signore per risponderGli per le anime che non lo facevano, frutto di una riunione che tenemmo con le Suore sulla vocazione, in cui esse ci invitavano ad essere generose e ad accettare la volontà di Dio su di noi. Io sapevo che non era una mia scelta ma di Dio, per questo mi offrii e aspettai la risposta.

Tornata a casa cambiarono molte cose. È comprensibile che la mia famiglia fosse un po’ preoccupata per il mio cambiamento così radicale, ma io avevo ricevuto così tanto che non potevo essere la stessa. Iniziai ad andare a Messa tutti i giorni, a fare mezz’ora di orazione quotidiana… avevo una sete enorme di Dio. Così trascorsero alcuni mesi finché un giorno, andando per strada, mi venne in mente l’immagine della cappella del campo estivo e ricordai il momento in cui mi ero offerta al Signore, e allora seppi con una certezza grandissima che Egli aveva accettato la mia offerta. Entrai come candidata nelle Serve del Focolare della Madre all’età di diciotto anni. Durante quel periodo studiai per diventare infermiera e questo fu una benedizione. Alla fine degli studi entrai nel noviziato e due anni dopo professai i miei primi voti.

Credo di poter dire con sincerità che questi anni sono stati i più felici della mia vita per l’esperienza che sto avendo di Dio e di nostra Madre. E so che questo è solo l’inizio perché Dio non si esaurisce mai. Mi sento come se si fosse aperto uno spiraglio del mio cuore a Dio ed Egli lo avesse invaso completamente, o per essere più esatta lo sta invadendo, perché rimane molto ancora da fare. Sempre chiede un po’ di più per dare molto di più in cambio. Mi sorprende la sproporzione con cui Dio paga ciò che facciamo per Lui. Io ho posto nelle mani di nostra Madre le redini della mia vita ed Ella ha ottenuto che mi arrendessi alla volontà di Dio. È arrivato un punto in cui a Lei non posso dire di no. Tutto mi viene attraverso di Lei. Per questo ho detto che la mia vocazione iniziò con il Suo sguardo quando avevo solo alcuni mesi di vita, l’ha riscattata nei momenti difficili, e la sostiene in ogni momento. In questi anni il Signore mi ha innamorato della mia vocazione. È curioso, perché io sempre guardavo con dubbi la frase che si dice nei matrimoni, che sono una sola carne. Non avevo mai creduto completamente che questo fosse vero. Adesso lo credo perché mi sento una sola carne con le Serve e per questo a volte dico un po’ scherzando che esse sono mio marito e i miei figli.  Una bella famiglia che Dio mi ha regalato e spero che Egli mi conceda la grazia di donarmi sempre in quest’opera con generosità, gioia e fedeltà, senza mai fare un passo indietro.

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