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Presentazione

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Andai in Spagna con il cuore rotto, ma con la certezza che era ciò che Dio voleva da me, e Dio, che non si lascia vincere in generosità, in questi anni di vita religiosa mi ha dato molto di più di quello che ho lasciato. Sono veramente felice e posso dire che vale la pena dare la vita a Dio.

Nome di Religiosa: Sr. Elena M. del Cuore traspassato di Gesù
Data di ingresso nelle Serve: 14 settembre 1995
Città e paese di origine: Milano (Italia)
Data dei voti perpetui: 8 settembre 2003
Comunità attuale: Guayaquil, Ecuador
Indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Testimonianza Completa

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Una bambina più o meno buona

Sono la maggiore di quattro fratelli e crebbi in una famiglia cattolica. Nella mia infanzia e adolescenza mia madre era praticante. Mio padre era credente, ma non praticava. Tuttavia, i miei genitori si erano messi d’accordo affinché noi figli non notassimo quella differenza riguardo alla pratica della fede. Di fatto mio padre sempre ci accompagnava a Messa la domenica e nelle feste di precetto, anche se non riceveva i sacramenti. Ogni sera pregavano con noi e a volte ci leggevano delle storie della Bibbia. Quando io mi convertii, all’età di 19 anni, anche mio padre iniziò il suo processo di conversione e adesso è un cattolico che va a Messa ogni giorno.

Feci la prima Comunione e la Cresima nella mia scuola, ma non ricordo nulla del catechismo. Non sapevo neppure i comandamenti e i sacramenti. Non so se è perché realmente non me li insegnarono oppure perché io non prestai molta attenzione. Adesso, guardando indietro, mi dispiace molto aver ricevuto questi sacramenti senza essere cosciente di ciò che ricevevo e, quando insegno il catechismo, dico ai bambini e ai giovani che non facciano come me, ma invece che valorizzino questi doni di Dio così grandi e importanti per la nostra salvezza.

Potrei dire che, fino ai 16 anni, io ero una bambina più o meno buona. Ero studiosa e obbedivo ai miei genitori, andavo a Messa con tutta la famiglia la domenica e le feste di precetto. Tuttavia, Dio non occupava alcun posto nella mia vita. Egli era lassù e io vivevo qui sulla terra. Facevo e decidevo quello che io volevo, Egli non contava.

La scoperta dell’ “Ave Maria”13

Quando avevo 16 anni, nel 1987, mia madre sentì parlare di Medjugorje, un luogo di apparizioni della Madonna nell’antica Iugoslavia, e decise di iscrivere tutta la famiglia a un pellegrinaggio in pullman che veniva organizzato nella mia città, Milano (Italia). Era giugno. Nell’autobus, la gente pregava molti rosari, una preghiera che io non conoscevo per niente e nella quale si ripete spesso l’ “Ave Maria”. All’inizio mi sembrava una preghiera molto noiosa... Si ripeteva sempre lo stesso! Ma, siccome ero nel pullman e non potevo scapparmene, ripetevo le preghiere con la gente in modo meccanico. A un dato momento, all’improvviso, nel pregare l’ “Ave Maria”, mi resi conto che stavo parlando con la mia Madre del Cielo e sentii tutto il Suo affetto materno nei miei confronti. Questa sensazione di sperimentare la Vergine come madre, e molto vicina a me, si ripeté nei due mesi successivi ogni volta che pregavo il rosario, e per questo presi gusto a questa preghiera. Questa fu la mia prima esperienza di Dio.

Dopo quel pellegrinaggio mia madre decise di pregare il rosario in famiglia ogni sera. A me all’inizio non dispiaceva, perché rivivevo quella grazia di sentire la Vergine Maria come madre, ma, dopo due mesi, quella sensazione scomparve, come è solito succedere nella vita spirituale. Dio ci toglie i gusti affinché non Lo cerchiamo per ciò che ci dà, ma per ciò che Egli è e affinché Gli dimostriamo che Lo amiamo anche in mezzo all’aridità spirituale. Io allora non sapevo queste cose e, siccome mi annoiava pregare il rosario, cercavo di svignarmela con la scusa che dovevo fare ancora alcuni compiti dopo cena.

Non mi sposerò...

6In quel pellegrinaggio mi passò anche per la mente il pensiero, o meglio, iniziai ad avere la certezza che non mi sarei sposata. Quel pensiero mi stupì moltissimo, e io sapevo che non poteva venire da me né dall’educazione dei miei genitori, visto che mia madre sempre ci aveva educato per il matrimonio e affinché formassimo una famiglia. Mi stupì così tanto che lo dissi al sacerdote che guidava il pellegrinaggio, ma siccome egli non prestò affatto importanza ad esso, allora neanch’io gliela diedi e continuai la mia vita secondo i miei progetti e i miei gusti. Se egli avesse dato più importanza a ciò, e mi avesse incoraggiato a fare orazione per vedere se quello proveniva da Dio e per sapere che cosa voleva dire, forse mi sarei risparmiata molte sofferenze ed errori nella mia giovinezza e mi sarei donata prima a Dio... Chi lo sa? Quanto è importante la direzione spirituale fin da una giovane età! A quei tempi io non associavo quel pensiero alla vocazione religiosa, ma più avanti mi resi conto che quella fu la prima chiamata che Dio mi fece ad essere solo Sua.

Nel tornare dal pellegrinaggio, per un certo tempo, parlavo a tutte le mie amiche del Liceo dell’amore di Dio che io avevo scoperto, pregavo e andavo a Messa tutte le domeniche.

Quella stessa estate, nel paese di montagna dove andavamo, iniziai ad uscire con degli amici più grandi di me, iniziai anche a uscire con un ragazzo (la cosa durò quanto durarono le vacanze, visto che lui era di un’altra città), e quello mi cambiò molto. Mi sentivo già grande, e i miei interessi e i miei divertimenti iniziarono a cambiare. Avevo scoperto che mi piacevano molto i ragazzi, anche se io non lo prendevo molto sul serio e non rimanevo con lo stesso ragazzo per molto tempo, perché ciò che amavo di più era la mia libertà. Quando un ragazzo iniziava ad fare più sul serio, io lo lasciavo. Adesso mi rendo conto quanto male ho fatto, visto che ho potuto ferirli nel più profondo dei loro sentimenti nel non prendere le cose sul serio e aver creato loro delle false illusioni. Grazie a Dio, in quell’epoca non mi imbattei con un ragazzo cattivo che non mi rispettasse. Con tutto questo mi dimenticai delle cose religiose.

Progetti per il futuro2

Quando iniziai l’università fu quando mi allontanai di più da Dio, perché iniziai ad uscire con degli amici che non erano per nulla religiosi. Non erano neppure atei, ma si erano fatti un dio su misura, soprattutto nei temi morali, come succede a molte persone d’oggi. Uscivo la sera tutti i fine settimana e, anche se i miei genitori mi davano un orario per tornare a casa, arrivavo sempre tardi, perché i miei amici potevano rimanere fuori molto di più, e io mi vergognavo di chiedere loro che mi accompagnassero a casa prima. E lì c’era mia madre ad aspettare che io tornassi e, non appena arrivavo, mi faceva sempre una bella ramanzina... Tutti i fine settimana c’era un litigio in casa con i miei genitori affinché mi lasciassero uscire. La situazione era molto tesa e sempre meno sopportabile per me, perché i miei genitori mi sembravano troppo severi e antiquati. Pensai di andarmene di casa e di rendermi indipendente, ma... come potevo fare per mantenermi? Non avevo nessuno studio e questo rendeva estremamente difficile il poter trovare un lavoro... Avrei potuto provare ad entrare nel mondo della moda (Milano è la capitale della moda), visto che ero adatta, ma la mia autostima e la mia dignità si opponevano all’idea di vendere il mio corpo e di essere considerata solo per l’aspetto esteriore. Sapevo bene che era un mondo molto corrotto.

Sentii tutto l’amore che Gesù aveva nei miei confronti

Arrivarono le vacanze della Settimana Santa. I miei genitori ormai non sapevano più che cosa fare con me, per cui mi proposero di andare con mio fratello a un pellegrinaggio di giovani a Medjugorje. Siccome l’altra opzione era andare in un paese di montagna con la mia famiglia, subito accettai. La gente del pellegrinaggio e il sacerdote giovane che lo guidava mi risultarono molto simpatici, così che io andavo dove andavano loro, anche se già da molto tempo io non mi confessavo né andavo a Messa.

Il Venerdì Santo pregammo la Via Crucis, che lì si fa salendo su una collina, e io andai con tutti. All’improvviso, in un dato momento - non fu causato da nessuna preghiera fatta dal sacerdote né da nulla del genere -, sentii tutto l’amore che Gesù aveva nei miei confronti, fino al punto di essere morto per me sulla croce. Allo stesso tempo, sentivo che io Lo stavo crocifiggendo di nuovo con la vita che adesso stavo conducendo. Questo mi commosse così profondamente che iniziai a piangere e compresi che dovevo rispondere con il mio amore a quell’amore così grande. Non potevo rimanere indifferente. Quante volte abbiamo sentito a catechismo che Gesù è morto per noi sulla croce! Ma quanto è diverso e forte sperimentarlo interiormente! Sentii con forza la necessità di confessarmi, cosa che feci subito, visto che lì ci sono molti sacerdoti disponibili in tutte le lingue.elena12

In quel pellegrinaggio compresi anche che dovevo andare a Messa tutti i giorni e ricevere la Comunione per poter vivere. Evidentemente non si trattava della vita fisica, ma della vita della grazia. Anzi, lo potei verificare più avanti, quando lasciai di nuovo la Messa e la Comunione quotidiane, ma non voglio anticipare gli eventi.

Nuove amicizie

Tornando dal pellegrinaggio lasciai tutti gli amici che avevo prima, perché mi rendevo conto che non mi avrebbero aiutata nel mio cambiamento di vita, ma tutto il contrario. Certo, non è che all’improvviso ormai non mi piacesse uscire la sera e divertirmi e tutto quello... Il mondo mi continuava ad attrarre, e per questo, se avessi continuato il contatto con loro, mi avrebbero trascinato di nuovo alla vita che conducevo prima e che tanto feriva il Cuore di Gesù. Grazie a Dio, il Signore mi aveva dato dei nuovi amici nel pellegrinaggio, che vivevano la loro fede. Essi mi invitarono al loro gruppo di preghiera, che era del Rinnovamento carismatico, nella loro parrocchia. Attraverso questi nuovi amici conobbi molti giovani cattolici praticanti e iniziai ad uscire con loro, oltre a pregare e ad andare a Messa nella loro parrocchia la domenica. Nei giorni feriali ero solita andare a Messa nella mia parrocchia o nella mia università, che era cattolica. Più avanti scoprii che, nella parrocchia in cui si riuniva il mio gruppo di preghiera, c’era una cappella di adorazione perpetua e iniziai ad andare a Messa ogni giorno lì prima di andare a lezione, e poi passavo a fare un momento di adorazione davanti al Santissimo. Fino a quel momento non avevo mai visto un’esposizione del Santissimo e mi attraeva irresistibilmente. In questo gruppo del Rinnovamento imparai a pregare con il cuore, imparai i vari tipi di orazione (lode, benedizione, intercessione, adorazione...) e a leggere la Bibbia dopo aver invocato lo Spirito Santo. Anche se questo mi aiutò molto nei due anni in cui rimasi con loro, non mi sentii mai completamente identificata con il loro modo di pregare, visto che mi piaceva di più pregare in silenzio davanti al Santissimo. Con il tempo mi delusero anche un po’ i giovani, perché io pensavo di aver trovato in loro un gruppo di veri amici incentrati in Dio, ma invece scoprii che spesso erano mossi anche da ragioni mondane: i ragazzi cercavano una fidanzata e le ragazze cercavano un fidanzato, e questo provocava scontri e invidie. Allora decisi di lasciare quel gruppo, ma continuai con la mia vita spirituale da sola: Messa, rosario e adorazione ogni giorno. A quell’età è di grande sostegno avere un gruppo, perché nella vita spirituale ci sono degli alti e bassi, e in un gruppo ci aiutiamo e ci incoraggiamo gli uni gli altri per non stancarci nello sforzo che richiede una vita spirituale seria. All’inizio io continuavo bene, ma nei momenti di aridità o durante il tempo degli esami, frequentemente lasciavo da parte l’orazione e il rosario. Nonostante ciò continuavo ad essere fedele alla messa quotidiana e vivevo in grazia di Dio.elena7

Con il cuore diviso

Nel mio terzo anno di università di Scienze Politiche, vinsi una borsa di studio “Erasmus” di 8 mesi per andare in Belgio. Durante il quarto anno andai lì per fare la mia tesi di laurea su un tema di Economia Politica dell’Unione Europea.

Un po’ prima di andare in Belgio lessi due libri che mi aiutarono molto: “Storia di un’anima” (di S. Teresina di Gesù Bambino) e “Il poema dell’Uomo-Dio (di Maria Valtorta). “Storia di un’anima” mi piacque molto e mi fece capire che la vocazione religiosa è un privilegio e un dono speciale, perché il Signore ti ama in un modo particolare e ti sceglie tra migliaia di persone per essere tutta e solo Sua. Nel leggere quel libro pensai che mi sarebbe piaciuto che il Signore scegliesse anche me. “Il poema dell’Uomo-Dio” lo “divorai”, e, arrivata alla fine della lettura, mi resi conto che mi ero innamorata di Gesù.

In quell’epoca avevo un fidanzato molto buono e religioso, tutto andava bene..., tuttavia, iniziai a sentire che quell’amore umano stava togliendo qualcosa a Dio. Era come se il mio cuore si vedesse diviso, e questo non mi lasciava tranquilla. Perciò decisi di consultare due buoni sacerdoti che io conoscevo, perché iniziavo a sospettare che forse ciò che sentivo era un “sintomo” di vocazione. Uno di questi sacerdoti era spagnolo, P. Rafael Alonso Reymundo, il fondatore del Focolare della Madre, che avevo conosciuto l’anno prima durante un pellegrinaggio con la mia famiglia in Spagna durante la Settimana Santa. Gli scrissi una lettera descrivendogli ciò che mi stava succedendo interiormente. E l’altro era un sacerdote italiano molto spirituale, noto per i suoi doni di discernimento.

La risposta di entrambi fu simile. Entrambi mi dissero che, in base a ciò che io avevo raccontato loro, sembrava che potessi avere la vocazione e che ciò che dovevo fare era pregare per vedere dove mi voleva il Signore. Nel ricevere quelle due risposte e vedere che coincidevano, mi spaventai, e ormai non mi entusiasmava più molto la vocazione. Dissi al Signore interiormente che ero ancora troppo giovane e che inoltre volevo finire i miei studi universitari.

Ritorno alla mondanità

3Essendo questa la situazione, andai all’università di Lovanio (Belgio) per fare la mia tesi. A livello accademico fu un’esperienza molto arricchente e di grande soddisfazione, ma a livello della fede un disastro completo. I miei nuovi amici erano molto mondani. Mi invitavano costantemente a uscire con loro la sera, e, ovviamente, la mattina ero troppo stanca per alzarmi e andare a Messa. Non volevo neppure ascoltare molto il Signore, visto che non volevo sapere nulla della mia vocazione. Lasciai il mio fidanzato che avevo in Italia e iniziai ad uscire con altri ragazzi di lì.

Nel lasciare la Messa e la Comunione quotidiane, tornai alla vita mondana di prima della mia conversione; non vivendo come Dio voleva, iniziai a cambiare il mio modo di pensare - per giustificarmi in qualche modo -, e mi convinsi che quella era la vita reale, quello era ciò che facevano tutti e che il religioso era un mondo falso e irreale. Così mantenevo tranquilla la mia coscienza, almeno apparentemente. Ma in realtà neanche quella vita mi riempiva, visto che quando ero da sola, mi faceva schifo tutto. Qualche volta giunsi persino a pensare che, se quella era la realtà, non valeva la pena vivere. Tuttavia, all’esterno, tutto era sistemarmi e uscire a divertirmi. Così mi mantenevo occupata e non pensavo.

Una volta che conclusi la mia permanenza in Belgio e presentai la mia tesi, tornai a Milano per dare gli ultimi esami che mi rimanevano per finire gli studi. Una delle mie amiche mi presentò i suoi nuovi amici, ai quali mi unii anch’io. Poco tempo dopo, uno di loro mi propose di iniziare a uscire assieme. All’inizio non lo presi molto sul serio, ma poi la cosa divenne più seria anche da parte mia e mi innamorai veramente. Conclusi gli studi ad aprile e vinsi una borsa di studio di un anno per fare un master in Economia Ambientale in Germania e Olanda. Poi pensavo di fare il dottorato perché volevo essere professoressa di università.

Ciò che mi mancava per essere felice era Dio!

Arrivò l’estate... La mia famiglia andava in pellegrinaggio in Francia e in Spagna. Anch’io sarei andata, anche se avevo abbandonato ogni pratica religiosa da tempo.

A Lisieux (Francia) - non so perché - sentii la necessità di confessarmi, e così feci. Quando arrivammo in Spagna, le Serve del Focolare della Madre ci invitarono (i miei fratelli e me) a tornare in Italia con un pellegrinaggio di giovani del Focolare della Madre, invece di tornarvi con la famiglia. Le mie sorelle decisero di andare. Mio fratello non poteva, perché a settembre aveva degli esami dell’università, e io subito dissi che non potevo, perché volevo tornare al più presto per vedere il mio fidanzato. Quando ero ancora lì lo chiamai per metterci d’accordo, ma... sorpresa! Mi disse che non potevamo vederci perché era nella fase contagiosa di un’epatite B. Falliti i miei progetti, avevo due opzioni: o tornare con i miei genitori nel paese di montagna per lavorare alla traduzione di un libro francese che mia madre mi aveva chiesto, o tornare con il pellegrinaggio del Focolare... E naturalmente, siccome non avevo alcuna voglia di tradurre, optai per la seconda.

Durante il pellegrinaggio ebbi tempo per riflettere sulla mia vita. Già da due anni avevo sentito la chiamata di Dio, ma non avevo voluto rispondere considerandomi troppo giovane - allora avevo 22 anni -. In quei due anni avevo cercato di essere felice a modo mio, realizzando tutti i miei sogni. A livello umano avevo tutto: un fidanzato meraviglioso, degli studi universitari e progetti per far diventare realtà i miei sogni di diventare professoressa. Tuttavia non mi sentivo felice, mi mancava qualcosa... E mi resi conto che il periodo più felice della mia vita era stato quello dei due anni posteriori alla mia conversione a Medjugorje, nel quali avevo vissuto molto vicina a Dio... Ciò che mi mancava per essere felice era Dio!

Dio non si lascia vincere in generosità18

Io sapevo che se tornavo a Dio dovevo affrontare il fatto che avevo vocazione, ma mi rendevo anche conto che avevo cercato di essere felice a mio modo e non l’avevo raggiunto. Fu allora, in quel pellegrinaggio, che il Signore mi fece vedere con chiarezza che mi volveva nelle Serve del Focolare della Madre. Il 24 agosto 1995, durante quel viaggio, parlai prima con Padre Rafael e poi con Madre Ana. Fu fissata la data di entrata per il 14 settembre, giorno dell’Esaltazione della Santa Croce.

Il pellegrinaggio si concluse verso la fine di agosto, e parlai di questa decisione con i miei genitori e con il mio fidanzato. Ai miei genitori non faceva molto piacere, ma, siccome mi conoscevano e ormai avevo 24 anni, non si opposero. Il mio fidanzato soffrì molto e, in quel senso, anch’io, perché ci amavamo molto e la cosa era sul serio. Ma io sapevo che, se mi sposavo, nei momenti di difficoltà che ci sono in qualunque matrimonio, io avrei rimproverato lui che, per colpa sua, non avevo fatto quello che Dio voleva da me. Lo avrei reso infelice e avrei reso infelice anche me stessa. Quando parlai con lui di questa decisione, mi rispose che, se fosse stato per un altro ragazzo, egli avrebbe lottato e si sarebbe opposto; ma, essendo per Dio, capiva che io dovevo sperimentare e vedere se era veramente quello che volevo fare con la mia vita - e questo anche se egli non era per nulla praticante -. E aggiunse che, se io fossi tornata, avrei potuto contare sempre su di lui come amico, visto che forse ormai avrebbe avuto un’altra fidanzata. Fu lì che mi resi conto che mi amava veramente, che voleva il mio bene e non solo trattenermi per lui. Questo mi rese ancora più duro lasciarlo, ma così doveva essere, perché non eravamo fatti l’uno per l’altro.

Andai in Spagna con il cuore rotto, ma con la certezza che era ciò che Dio voleva da me, e Dio, che non si lascia vincere in generosità, in questi anni di vita religiosa mi ha dato molto di più di quello che ho lasciato. Sono veramente felice e posso dire che vale la pena dare la vita a Dio.

Suor Clare

Hermana Clare

Sono tornato in seminario

David Donaghue (Inghilterra): Stavo per lasciare il seminario. Vedendo la testimonianza di Sr. Clare ho ricevuto una grande grazia e sono tornato in seminario. Con la grazia di Dio, sarò ordinato sacerdote il 20 luglio 2019.

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