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PRESENTAZIONE

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“Confida nel Signore con tutto il tuo cuore e non affidarti alla tua intelligenza;… riconoscilo in tutti i tuoi passi ed Egli appianerà i tuoi sentieri” (Pr. 3, 5-6).

Nome di Religiosa: Suor Grace Maria dei Cuori di Gesù e Maria
Data di ingresso nelle Serve: 8 dicembre 1999
Età al momento dell’ingresso nelle Serve:22 anni
Data dei voti perpetui: 8 settembre 2007
Città e paese di origine: Brooklyn, New York (Stati Uniti)
Comunità attuale: Jacksonville, Florida (Stati Uniti)
Indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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TESTIMONIANZA COMPLETA

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Quando avevo cinque o sei anni, i miei zii mi fecero un regalo per il mio compleanno. Era una Bibbia illustrata per bambini. Ricordo che ero così affascinata da questo regalo e dai disegni che aveva, che ero solita prenderla varie volte al giorno per leggerla. Un giorno la portai persino all’asilo e chiesi alla mia maestra che la leggesse a tutta la classe. C’era una storia della Bibbia che mi impressionava molto, e quell’impressione dura fino ad oggi. Vi dirò perché.

Si tratta del passo della Genesi su Abramo e Isacco (Gen. 22, 1-18). Un giorno ero nella stanza dei miei genitori e chiesi a mia madre: “Mamma, se Dio è così buono, perché chiese ad Abramo che sacrificasse Suo figlio Isacco?”. Mia madre rispose: “Grace, chi ami di più: Dio o la mamma o il papà?”. Con la mia mentalità di bambina, che ignorava l’amore di Dio e i Suoi comandamenti, immediatamente risposi: “Ovviamente amo di più papà e te. Dio non lo vedo neppure, non so chi è”. Ricordo che quella domanda mi inquietò, visto che non sapevo che cosa c’entrava.

Come se questo non fosse stato già sufficiente per farmi piangere, continuò: “Sai qual è il primo comandamento della legge di Dio?”. Sconcertata di fronte a questa ulteriore domanda, mi strinsi nelle spalle e dissi: “Non lo so”. Ella continuò: «Il primo comandamento è: “Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze” (Dt. 6, 5). Così che, se Dio ti chiedesse che Gli dessi la mamma e il papà, o persino le tue sorelle, devi darglieli, perché Egli è Dio e ci ama molto. Devi dare tutto a Dio!».

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Sono sicura che mia madre continuò a spiegarmelo in profondità, ma non mi ricordo altro. L’unica cosa che ricordo è come si concluse la conversazione. La sua risposta non era bastata per calmare il mio minuscolo cuore, incapace di comprendere questa importante lezione che mi avrebbe accompagnato durante tutta la mia vita. Guardando indietro credo che, probabilmente, ciò che mi aspettavo di sentire da mia madre era che Dio non ci avrebbe mai chiesto qualcosa del genere. Ricordo che mi sentii frustrata e sperimentai come se mi si spezzasse il cuore, mentre guardavo mia madre e le dicevo che continuavo a non capire. Mi sorprese la sua risposta, con i suoi occhi fissi nei miei: “Un giorno lo capirai”.

Sembrava che questa storia fosse svanita fino a rimanere nel fondo della mia memoria. Almeno così credevo io...

Molto di ciò che io sapevo dell’amore di Dio, della Sua misericordia, della Vergine Santissima e della fede mi fu trasmesso dall’esempio vivente dei miei genitori. Essi sono dei ferventi cattolici filippini; si trasferirono negli Stati Uniti con la speranza di dare una vita migliore ai loro figli, assicurandosi che ricevessero una solida educazione cattolica.

Ho molti bei ricordi della mia infanzia. La mia famiglia era molto unita e io avevo una buona relazione con i miei genitori. Per quanto ricordo, sempre sentii la presenza di Dio nella mia vita. Mia madre era molto attenta al fatto che pregassimo il rosario assieme la sera ed era solita ricordarci la frase: “La famiglia che prega unita rimane unita”. E così era, malgrado molte sere il rosario mi sembrasse insipido e noioso. A volte mi addormentavo, ma cercavo di pregarlo comunque per fare contenti i miei genitori. D’altro canto, durante i miei primi anni di scuola, sempre sentivo con forza la presenza di Dio e il Suo sguardo posto su di me. Avevo un santo timore di offenderLo, anche se a volte lo facevo.

Ogni giorno, il pomeriggio, quando mia madre usciva dal lavoro, ci portava in metropolitana, le mie sorelle e me, – a quel tempo avevamo meno di 10 anni – da Brooklyn fino a Manhattan, per assistere alla Messa nella chiesa di San Francesco d’Assisi. Ogni settimana mia madre mi comprava un libro di un santo, e un po’ alla volta mi entusiasmavo con le vite dei santi e dei martiri.

hnagrace1Quando avevo circa otto o nove anni, la mia famiglia si trasferì nel New Jersey, e le cose di questo mondo iniziarono a sviare la mia attenzione da Dio in un modo sottile. Iniziai a vedere molta televisione, soprattutto in estate. Un elemento molto distruttivo, del quale molti genitori non erano coscienti a quel tempo, era MTV (Music Television). Feci molti danni alla mia anima vedendo quel canale televisivo. Mi piaceva moltissimo sentire musica, per questo vedevo quel canale con frequenza per imparare le canzoni.

Gli anni dell’adolescenza, dai 12 ai 16 anni, furono piuttosto duri per me. È una fase della vita piuttosto complicata, nella quale devi soffrire la crisi dell’adolescenza: una trasformazione fisica ed emotiva difficile, visto che si passa dall’infanzia all’età adulta. Sostenni una grande lotta per cercare di andare controcorrente rispetto a ciò che gli altri ragazzi della mia età facevano, cercando di mantenere e difendere i valori spirituali e morali che mi avevano inculcato. In casa iniziammo a vivere una situazione problematica a causa della ribellione della mia sorella maggiore, una cosa che mi colpì molto, visto che lei era per me come un modello da seguire.

Entrai in una squadra di pallacanestro e godevo tantissimo dello sport. In realtà divenne uno dei miei molti idoli, che assorbiva la maggior parte del mio tempo libero, e una via di sfogo per la mia frustrazione e la mia ira. Iniziai ad allontanarmi dai comandamenti della legge di Dio e la vita iniziò a risultarmi pesante. “Non rivolgetevi agli idoli, e non fatevi divinità di metallo fuso. Io sono il Signore, vostro Dio” (Lv. 19, 4). Mia madre aveva messo un piccolo altare nella mia stanza con un grande quadro di Gesù nel Getsemani, una piccola lampada rossa sempre accesa, una statua della Madonna e la Bibbia. Tuttavia io decisi di cambiare le cose per conto mio. In quel momento della mia vita ero immersa nelle cose del mondo e Dio non aveva ormai il primo posto. Sostituii l’altare con una collezione di musica dell’ultimo modello, che da molto tempo desideravo. E il quadro di Gesù nell’Orto fu rimpiazzato da un poster gigante del mio giocatore preferito della NBA: Michael Jordan. Ricordo che mi sentii colpevole nel prendere questa decisione, ma, malgrado tutto, cercai di far tacere la mia coscienza ascoltando molta musica, guardando la televisione, parlando per telefono con i miei amici, giocando, leggendo, ecc. hnagrace4

L’ambiente del liceo cattolico dove andavo non era molto buono, né a livello morale né a livello spirituale. Frequentemente le conversazioni con i miei compagni erano molto superficiali e completamente immature. L’ambiente era così immorale e impuro che sentivo che mi asfissiavo. Nel mio penultimo anni di liceo pensai: “Questo è tutto ciò che mi posso aspettare dalla vita? Devo continuare la strada di ciò che fanno tutti? Devo continuare con la routine di finire il liceo, cercare un lavoro, sposarmi e avere figli?”. Mia madre mi parlò della castità e che dovevo conservarmi per il mio futuro marito, ma io pensavo tra me: “E chi fa questo al giorno d’oggi?”. Mi sembrava che nessuno lo vivesse. “Il fatto è che il culmine della felicità consiste solo nel prendere buoni voti, avere un sacco di amici, distinguersi nello sport ed entrare in un’università di prestigio?”.

Tutti questi pensieri che circolavano nella mia mente mi fecero sentire oppressa. Non avevo motivazione per studiare, per fare sport o per uscire con i miei amici. Non volevo rivelare ai miei genitori ciò che succedeva nel mio intimo, perché pensavo che avevano già abbastanza pesi da sopportare: perché dare loro ulteriori preoccupazioni? Esteriormente cercavo si sembrare felice, ma spesso mi sentivo sola e pensavo: “La mia vita non ha senso. Per che cosa continuare a vivere?”. Mentre pensavo alla possibilità di farla finita con la mia vita, ricordai una frase di un film in bianco e nero che ero solita vedere ogni giorno quando avevo 10 anni – “La canzone di Bernadette”- , che mi aiutò molto. Nostra Signora di Lourdes disse a Bernadette Soubirous: “Non ti prometto di renderti felice in questo mondo, ma nell’altro”. Era come se la Vergine Maria lo stesse dicendo a me. In quel momento furono per me parole di speranza e compresi, nel fondo del mio cuore, che dovevo vivere per rendere felici gli altri. Questo mi aiutò a “scentrare” i miei pensieri da me stessa e dalle mie cose. Ciò che non sapevo era che nostra Madre mi stava proteggendo e preparando per la mia vita di Serva.

Ci furono vari avvenimenti nel mio penultimo anno delle superiori che mi aiutarono a cambiare vita.

hnagrace5Prima di tutto andai in viaggio in Spagna con altri studenti durante le vacanze della Settimana Santa. Mentre camminavamo per le strade della Spagna e contemplavamo quelle maestose cattedrali, io sentivo nel mio cuore che questo paese aveva radici cristiane molto profonde. Il Venerdì Santo vedemmo una processione molto solenne a Siviglia, che mi commosse profondamente. Alla fine del viaggio mi ero innamorata della Spagna e promisi a me stessa che sarei tornata lì per vivere con le mie amiche. Non avevo la più pallida idea di ciò che Dio mi riservava per il futuro... Tornai in New Jersey con una visione rinnovata della vita, con più speranza.

Pur così i problemi familiari continuavano e iniziarono a colpirmi di più, soprattutto perché non avevo una vera vita di preghiera né ero solita ricorrere al sacramento della confessione. Nonostante ciò Dio continuava a preparare il terreno affinché si compisse la Sua volontà nella mia vita. In quell’epoca invitarono i miei genitori a un gruppo carismatico di cattolici filippini. Andarono a un incontro del fine settimana per coppie sposate e tornarono colmi di gioia. Io non capivo che cosa fosse successo loro. Ci proposero, a mia sorella minore e a me, che ci unissimo al gruppo, cosa che facemmo per accontentarli. All’inizio non mi fidavo del tutto, perché non ero familiarizzata con quello stile carismatico, nel quale la gente parlava in lingue e pregava con le braccia alzate. Anche se quelle manifestazioni esterne mi risultavano un po’ strane, non potevo negare che quella gente era veramente felice. Iniziai ad assistere agli incontri di preghiera dei venerdì sera, perché la loro gioia era contagiosa e sapevo che quello era dovuto al fatto che avevano Dio nel loro cuore. Non mi importava neanche il non uscire a divertirmi con i miei amici. Iniziai a lasciare da parte l’ambiente della scuola quando iniziai ad avere nuovi amici che condividevano la mia fede.

Mi invitarono a un “Seminario di iniziazione alla vita nello Spirito” che mi aiutò molto. La mia guida spirituale mi disse che dovevo essere molto aperta a ciò che Dio volesse fare nella mia vita, e che il peccato era un grande impedimento affinché lo Spirito Santo potesse agire in me. Così che il primo passo necessario era ricorrere al sacramento della penitenza. Lo presi molto sul serio e mi resi conto che era da molto tempo che non facevo una buona confessione, sincera e con un vero pentimento. Siccome a quei tempi avevo già la patente, andai a cercare un sacerdote e feci le prima confessione veramente ben fatta della mia vita. Dopo quella confessione sentii un sentimento di liberazione e una gioia indescrivibili. Sapevo che per essere felice dovevo emendarmi e tornare a Dio.hnagrace6

Iniziai a partecipare attivamente a questa comunità filippino-americana chiamata BLD, preparando ritiri per giovani e famiglie. Dopo il mio primo incontro delle famiglie, lo Spirito Santo mi mosse a prendere certi impegni necessari per tornare ad essere veramente felice. Mi aiutarono molto la messa quotidiana e la preghiera. Quando stavo per compiere i 17 anni, feci un patto con Dio: se io andavo a Messa ogni giorno la mattina, Lui doveva risolvere i miei problemi e restituire alla mia famiglia la pienezza e la gioia degli anni della mia infanzia. Mia sorella minore e io ci alzavamo presto ogni giorno e andavamo alla Messa delle 6.30 di mattina nella chiesa di San Pietro, anche se pioveva o nevicava. Dopo la Messa pregavamo assieme una breve preghiera chiedendo a Dio che sistemasse le cose e ci rendesse felici. Riflettendo su questo anni dopo, compresi che Gesù Eucaristia mi stava sostenendo nella mia debolezza e stava riversando molte grazie su di me. Dopo vari mesi in cui pregavo e andavo a Messa ogni giorno, Dio fu fedele alla Sua promessa e rispose alla mie preghiere.

Che cosa mi fece pensare alla vocazione alla vita religiosa? Una mattina, quando avevo 19 anni, ricevetti una telefonata da una delle mie migliori amiche. Il tono della sua voce era molto triste. Le dissi: “Lorraine, che cosa succede? Stai bene?”. Ella mi rispose: “Ti devo dire una cosa. Stanotte è morta Kristy”. Subito le dissi: “Sul serio? Veramente?”. Kristy era una buona amica nostra, figlia unica, che faceva parte della nostra comunità carismatica. Avevo parlato con lei solo alcuni giorni prima. Quell’estate aveva compiuto 21 anni.

Dopo aver recuperato la calma, le chiesi come era morta. Kristy soffriva di epilessia, ma nessuna di noi si era resa conto della sua situazione, visto che cercava di condurre una vita normale senza che nessuno si preoccupasse di lei. Quella notte probabilmente aveva avuto un attacco epilettico molto forte e si era soffocata con il cuscino mentre dormiva. Io non avevo mai vissuto la morte di un amico e questo mi distrusse il cuore. Tuttavia Dio si servì di questa situazione per suscitare in me la Sua chiamata.

hnagrace11Come? Mi spiego. Alcuni giorni dopo la morte di Kristy io ero seduta nella mia stanza piangendo mentre guardavo delle foto di lei con il nostro gruppo di amici. In quel momento iniziai a pensare: “Se Kristy è morta mentre dormiva, anch’io potrei morire. Se il Cielo e l’inferno esistono, dove andrei io?”. Mi iniziarono a venire alla mente le parole di mia madre. Ella era solita dire: “Anak – soprannome affettuoso in tagalo che significa “figlia mia” – la vita è corta. La vita è un pellegrinaggio sulla terra nel quale devi riuscire ad arrivare in Cielo facendo la volontà di Dio. Dio ha un progetto per ognuno di noi. Ha una missione per te e la devi compiere”.

Quello mi fece iniziare a sentire angoscia, perché ero perfettamente cosciente che, in molti dei miei piani, io non contavo sulla volontà di Dio. Volevo fare molte cose nella vita, e ammetto che la mia vita spirituale, pur essendo nella comunità carismatica, iniziava a essere molto sentimentale e di routine. Vi andavo semplicemente perché i miei amici vi andavano e volevo stare con loro i venerdì sera. Tornammo alle nostre antiche peripezie e la coscienza mi iniziò a rimordere. Così pensai: “Se muoio adesso non credo che andrò in Cielo. Ultimamente non ho compiuto la Tua volontà, finora ho fatto piuttosto ciò che io ho voluto”. Questo fu, naturalmente, un richiamo all’ordine per me. “Se mia madre dice che Tu hai un progetto e una missione per ognuno di noi, qual è il Tuo progetto per me?”. Proprio in quel momento, sentendo con forza la presenza di Dio, sentii nel profondo del mio cuore: “Desidero che sia Mia, solo Mia e totalmente Mia”. Senza alcun dubbio, io capii questo come una chiamata ad essere suora. Mi venne paura e dissi nel mio cuore: “Va bene se sarò missionaria?”. A quei tempi io avevo molte idee sbagliate sulla vita religiosa. Per l’influenza di film sciocchi che dipingevano le suore come vecchie e brontolone, mi ero fatta l’idea che diventavano suore le donne che non avevano trovato un fidanzato.

Cosciente della chiamata di Dio alla vita religiosa, conservai questo segreto nel mio cuore per molto tempo, perché cercavo di convincere me stessa che forse mi stavo inventando tutto. Decisi di mantenermi occupata, continuare a studiare e, con il tempo, non mi sarebbero più venuti questi pensieri.

hnagrace8Alcuni mesi dopo, una buona amica mi invitò ad un pellegrinaggio in Italia, a Lourdes, a Fatima e in Spagna. La mia amica era convinta che ci dovevo andare. Ma io stavo studiando all’università e non avevo soldi per pagarmi il viaggio. I miei genitori mi dissero che, se era la volontà di Dio, Egli avrebbe fatto sì che potessi andare. Mi consigliarono di pregare la Madonna, e io lo feci con tutto il mio cuore. Il giorno dopo la mia amica mi chiamò per dirmi che il biglietto era già pagato. Ancora una volta la Provvidenza di Dio si impose. Nostra Madre mi stava preparando per qualcosa di inatteso. Volevo andare in pellegrinaggio per scoprire di più sulla fede e ovviamente per visitare tutti quei luoghi santi che conoscevo dai film.

In quel viaggio eravamo circa 80 persone, delle quali solo in cinque eravamo minori di 25 anni. A Lourdes un sacerdote dei Servi del Focolare della Madre celebrò la Messa per noi. Mi impressionò molto come lo faceva, con molto amore verso Gesù nell’Eucaristia e verso Maria. Quando arrivammo in Spagna, il 12 marzo 1988, i Servi ci invitarono a conoscere il loro fondatore, P. Rafael e le Serve del Focolare della Madre. Io non avevo la più pallida idea di chi erano, non avevo mai sentito parlare di loro, ma dopo l’esperienza della Messa a Lourdes, dissi tra me e me: “Se le suore sono come loro, desidero conoscerle”.

Quando arrivammo, trovammo un’atmosfera di benvenuto e di accoglienza verso il nostro gruppo. Mentre mangiavamo la paella che ci avevano preparato le suore, ascoltammo una novizia italiana che sapeva molte lingue. Ci parlò del carisma e della missione dell’ordine e, mentre parlava, il mio cuore iniziò ad accelerare il battito e divenni nervosa. Quando ripeté le tre missioni del Focolare della Madre, una per una, mi sentii completamente identificata. Nel parlare della vocazione, menzionò le parole di Gesù: “Non voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi” (Gv. 15, 16). Era la prima volta che io vedevo delle suore così giovani e così allegre. Mi domandavo che cosa era ciò che le aveva portate a lasciare tutto ciò che avevano per servire Dio. Quelle parole della suora mi arrivarono all’anima, sentii veramente che era lì che io dovevo stare. Un’altra suora spagnola che farfugliava l’inglese mi suggerì che domandassi alla Madre di Dio qual era la mia vocazione. Non avrei mai pensato di chiedere questo a Maria. Mi volsi verso la statua della Vergine Maria e pregai. Non volevo andarmene da quel luogo; sentivo una forte presenza di Dio e della Vergine Santissima attraverso le suore e un’immensa gioia nel mio cuore. Prima di continuare il nostro viaggio presi l’impegno come Amica del Focolare della Madre. Non ero molto sicura che cosa implicasse, ma c’erano degli impegni di preghiera che pensai che erano facili da compiere. Si fa presto a dirlo...

h grace2Poi andammo a Fatima (Portogallo), ma non potevo togliermi dalla testa le suore. Continuavo a pensare alla gioia di servire Dio in una vita di povertà, castità e obbedienza come le Serve. Nel pullman sentimmo le loro canzoni in spagnolo, anche se non capivo nulla di ciò che dicevano. Io pensavo tra me e me: “Sarà che sono chiamata ad essere Serva del Focolare della Madre? Non sarai pazza... Se non parli neanche lo spagnolo... Inoltre dovresti lasciare il tuo paese e la tua famiglia...”. Iniziai a diventare nervosa e il mio stomaco iniziò a rivolversi, persino mi venne voglia di vomitare. Quando arrivammo a Fatima pregai la Madonna che chiarisse le mie idee e mi desse pace. Ella mi ispirò che parlassi con uno dei sacerdoti del Focolare della Madre. Lo feci e fu di grande aiuto. Egli mi incoraggiò ad essere aperta alla volontà di Dio come la Vergine Maria, a pregare e a mantenermi in contatto con le suore. Lo presi molto sul serio, perché in fondo vivevo una grande lotta per fare ciò che Dio desidera.

Tornai negli Stati Uniti e la vita continuò avanti. Avevo buoni propositi, ma una volontà debole. Volevo esser buona, ma mi risultava molto difficile, perché opponevo delle resistenze alla voce di Dio. Riassumendo: non ero fedele ai miei impegni spirituali.

Guidata, ancora una volta, dalle vanità del mondo, chiesi l’ammissione alla “Temple University”, per studiare Comunicazione Audiovisiva. Avevo molta voglia di andarvi. Tuttavia il giorno in cui ricevetti la lettera di ammissione, al posto di essere contenta, sentii un’immensa tristezza per aver ricevuto tante grazie da Dio, e pur così non essere riuscita a dirGli di sì. Di nuovo mi venne in mente il pensiero di fare la Sua volontà e la frase della Scrittura: “Quale vantaggio c'è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita?” (Mc. 8, 36). Iniziai a capire che continuare i miei studi e fare aspettare Dio era un’ingiustizia. Inoltre non volevo sprecare i soldi dei miei genitori studiando qualcosa che forse non mi sarebbe stato utile come suora.

Una sera, mentre cenavamo, mi armai del poco coraggio che avevo per parlare con i miei genitori. Con molto nervosismo spiegai loro che da tempo sentivo che Dio mi chiamava e che pensavo di avere la vocazione alla vita religiosa con le suore della Spagna. Dopo un breve silenzio guardai mio padre e vidi che gli scendevano delle grosse lacrime dalle guance. “Papà, non voglio ferire né la mamma né te, è ciò che Dio mi sta chiedendo. Se volete rimango e finisco gli studi”. Mio padre mi guardò e mi disse: “Piango perché mi mancherai molto. Da quando eri piccola tua madre e io sempre ti abbiamo insegnato a fare ciò che Dio vuole. Se Egli vuole che tu vada in Spagna, devi andare. È come quando io mi sposai con tua madre e ci trasferimmo negli Stati Uniti, e dovetti lasciare mia madre”. Quel giorno nella Messa fu letto il passo del giovane ricco, in cui Gesù dice: “In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa Mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.” (Mc. 10, 19-30). Mia madre mi raccontò che, quando le mie sorelle e io nascemmo, ci aveva consacrate a Maria e aveva chiesto a Dio la grazia di poterci restituire a Lui così sante come quando ci aveva ricevuto. Mia madre disse: “Ho sempre saputo che nessuno dei miei figli mi apparteneva, ma che era un prestito di Dio a papà e a me”. Quella sera sentii una pace immensa dopo aver parlato con i miei genitori, e ricordai la storia che ho raccontato all’inizio: “Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze” (Dt. 6, 5).

Dovetti ritardare di un anno il viaggio in Spagna per vari motivi. La maggior parte di essi furono delle scuse miserabili per la paura all’ignoto. Nel raccontare a varie persone che avevo la vocazione con le Serve del Focolare della Madre, molti si misero a esprimere la loro opinione e a dirmi ciò che dovevo fare, come se fossero i miei direttori spirituali. Questo mi creò ancora più confusione. Quanto più aspettavo, più diventava forte l’attaccamento alla famiglia e agli amici. Adesso mi rendo conto di quanto sia importante andare avanti con la grazia che Egli ti dà al momento del tuo sì, altrimenti è possibile che tu non faccia mai la Sua volontà. La spinta finale me la diede, ancora una volta, mio padre, che vedeva che quanto più ritardavo, più abbattuta e triste ero. Un giorno mi disse: “Compra il biglietto e non ti preoccupare del prezzo. Quando si tratta di fare la volontà di Dio, non bisogna preoccuparsi del prezzo”. Comprai un biglietto da Filadelfia alla Spagna. Dopo aver versato molte lacrime mi congedai dalla mia famiglia e dai miei amici più prossimi. E dissi a Dio e a nostra Madre: “Fin da questo momento, mi metto totalmente nelle Vostre mani”.hnagrace7

Arrivai alla casa madre delle Serve, che è in Cantabria (Spagna). Ero colma di emozioni contrapposte, ma sapevo che dovevo stare lì. Non appena arrivai mi sentii come in famiglia, allegra e in pace. Tuttavia mi costava decidermi a parlare con P. Rafael e con Madre Ana per dire loro che volevo entrare come Serva. Ero molto contenta e, anche se non capivo lo spagnolo, mi sentivo di casa. Quanto più cercavo un motivo per andarmene, tanto meno potevo trovarlo. Facevo molte domande alle suore, e le loro risposte erano molto diverse da quelle che ti dà il mondo. Ascoltando Padre Rafael e le suore tutti i miei dubbi cominciarono a scomparire. Pensavo dentro di me: “Come possono avere una risposta a tutte le mie domande?”. Mi resi conto che era perché non riempivano i loro cuori con stupidaggini della televisione e delle riviste mondane. Le loro risposte derivavano dall’unica fonte che studiano e della quale fanno la loro vita: il Cuore di Gesù Cristo. Un po’ alla volta le mie resistenze furono vinte. Attraverso l’esempio e la testimonianza allegra di ognuna delle suore, la presenza della Vergine Santissima mi divenne più tangibile.

Un giorno durante la Messa ebbi un momento di grazia nel quale compresi che Gesù si era lasciato crocifiggere per amore verso di me. “Gesù morì per me, che cosa faccio io per Lui?”, pensai. In quel momento le suore stavano cantando. Con il poco spagnolo che sapevo potei capire: “Io voglio essere il Tuo servitore, voglio vivere solo del Tuo amore”. Sentii che la Madonna mi diceva nel cuore: “Anche se hai un biglietto di ritorno a Filadelfia, Io voglio darti un biglietto di andata per il Cielo. Qui è dove voglio santificarti e renderti felice, lo accetti?”.

Dopo la Messa non potei sopportare oltre. Sentii un desiderio traboccante di dire il mio “fiat” con la Vergine Santissima, di servire Suo Figlio, di darGli la mia vita e di realizzare la volontà di Dio e la missione che Egli aveva per me. Nella sala da pranzo, davanti a tutte le suore, dissi a P. Rafael e a Madre Ana che volevo essere Serva del Focolare della Madre. Essi, fortunatamente, mi diedero il permesso per entrare.

Entrai come candidata l’8 dicembre 1999 (Solennità dell’Immacolata Concezione). La Vergine Santissima mi scelse per essere parte del Suo regalo, che è il Focolare della Madre. Come ho detto, Maria mi aveva messo nel cuore questa domanda: “Lo accetti?”. L’8 settembre 2007, Natività di Maria, potei rispondere a quella domanda con la professione dei miei voti perpetui, la mia professione definitiva come Serva del Focolare della Madre. Dissi liberamente il mio sì alla Vergine Maria, cosciente di ciò che implica, malgrado la mia debolezza. Per pura grazia di Dio posso continuare a dire il mio sì in ogni momento. Chiedo le vostre preghiere per tutte le suore, affinché possiamo vivere la nostra vocazione con fedeltà e perseveranza finché quel biglietto di andata ci porti in Cielo per tutta l’eternità.

 

Suor Clare

Hermana Clare

Sono tornato in seminario

David Donaghue (Inghilterra): Stavo per lasciare il seminario. Vedendo la testimonianza di Sr. Clare ho ricevuto una grande grazia e sono tornato in seminario. Con la grazia di Dio, sarò ordinato sacerdote il 20 luglio 2019.

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