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Notizie 2016

L’Ecuador ha bisogno di aiuto: Saremo all’altezza?

jesusrescatada2Dopo il terribile terremoto che sabato 16 aprile 2016 ha colpito la costa dell’Ecuador, è necessario mettersi in moto per soccorrere i sopravvissuti. I Gruppi Missionari del Focolare della Madre si sono già messi in marcia, ci aiuti?

Inizierò questa richiesta di aiuto raccontando un aneddoto che ci ha impressionato molto. Il 16 aprile 2016 l’Ecuador subì quel terribile terremoto nel quale morirono anche sei delle nostre sorelle, Serve del Focolare della Madre. Alcuni giorni dopo, giovedì 21 aprile, le nostre suore di Alcalá de Henares avevano un appuntamento per registrare la testimonianza di un giovane sacerdote iracheno, padre Benham Benoka,, che nell’agosto del 2014 si vide costretto a fuggire, assieme alla sua comunità cristiana, da Mosul al Kurdistan, di fronte all’invasione dello Stato islamico. Da allora P. Benoka e le centinaia di cristiani fuggiti con lui vivono in tende e piccole casette prefabbricate, , in condizioni miserabili, durissime. Attraverso la Fondazione EUK Mamie – HM Televisione abbiamo cercato di essere portavoci del genocidio del quale i cristiani sono vittime in Medio Oriente attraverso la serie “Seguendo le orme del Nazareno”, nella quale abbiamo registrato interviste a vescovi, sacerdoti, religiosi e laici che hanno sofferto e soffrono sulla loro pelle la persecuzione anticristiana.

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Inoltre le nostre suore di Alcalá de Henares avevano assunto un impegno particolare. Ogni mese, nelle parrocchie in cui collaborano, fanno conoscere la testimonianza di uno di questi coraggiosi testimoni della fede e fanno una colletta che arriva a loro direttamente, affinché possano usarla per sollevare le gravi necessità della comunità cristiana di cui si prendono cura. Avendo questa possibilità di incontrarsi con P. Benoka, pensarono di consegnare a lui i frutti degli ultimi donativi ricevuti. Una volta terminata l’intervista, cercarono di dargli la busta con i soldi, ma la reazione di P. Benoka fu sorprendente. Si rifiutò di ricevere il denaro e chiese che fosse mandato in Ecuador. Stiamo parlando di un uomo – capo di una comunità – che vive da un anno e mezzo in una tenda, e ha ogni genere di necessità. Le suore inisistettero: “Padre, i soldi sono stati raccolti per voi, per i cristiani perseguitati in Medio Oriente”. P. Benoka di nuovo rifiutò. Le suore insistettero di nuovo, così P. Benoka tese la mano e prese la busta, mentre diceva: “OK, mi dia questi soldi. Adesso è mio, no? E con ciò che è mio io faccio quello che voglio e io lo consegno a voi, affinché lo facciate arrivare alle vittime del terremoto dell’Ecuador”. Io posso solo dire che mi sembra un gesto di carità eroico, all’altezza di quella vedova che si guadagnò l’ammirazione del Signore perché “nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere" (Lc 21, 4), all’altezza dei gesti che fecero esclamare nelle prime ore della chiesa: “guardate come si amano”.

Mentre scrivo questo, mi domando: Noi saremo all’altezza? Spero di sì.
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I nostri fratelli dell’Ecuador hanno bisogno di noi. Due giorni dopo il terremoto, Sr. Mercedes ci scriveva così da Guyaquil:

“A Playa Prieta, Portoviejo, Manta, Pedernales, Esmeraldas.... varie province sono senza alimenti, acqua… da Guayaquil stanno mandando container, camion con cibo e vestiti. Quasi tutto è distrutto, chiese, case, ospedali … Molti morti… Deve essere da Guyaquil che si portano gli alimenti, perché in queste zone dove il terremoto ha colpito di più stanno già finendo gli alimenti. Stiamo già lavorando. Grazie per le vostre preghiere e per il vostro interesse. Che Dio vi benedica. Sr. Mercedes”.

I Gruppi Missionari del Focolare della Madre, che nacquero con il nostro arrivo in Ecuador nell’anno 2003 con l’intenzione di canalizzare aiuti finanziari e umanitari per progetti di sviluppo e formazione, stanno lavorando intensamente e hanno già attivato l’aiuto di emergenza che verrà organizzato in due grandi progetti:

--“Progetto emergenza terremotati Da una parte, dobbiamo prenderci cura delle necessità urgenti e di base di centinaia di famiglie che le inondazioni avvenute prima del terremoto avevano già lasciato senza nulla, e che come conseguenza del terremoto sono rimaste completamente indifese. Molte di loro vivono in zone marginali o rurali, dove gli aiuti del governo ci mettono di più ad arrivare. La situazione è seria perché lì stanno soffrendo la fame. Da Guyaquil e Chone, laici e giovani del Focolare della Madre, stanno recandosi con furgoncini fino alle zone più colpite per portare cibo. P. José Javier, Servo del Focolare della Madre, da Guyaquil:

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“Lunedì scorso abbiamo riempito due furgoncini con contributi di ogni genere: alimenti, vestiti, medicine, accessori per l’igiene, ecc. Lo portiamo direttamente alle persone che hanno subito danni. Ieri sono partiti altri due furgoncini e stamattina ne è partito un altro. La gente sta rispondendo con molta generosità, ogni giorno portano qualcosa in parrocchia. I giovani stanno andando di casa in casa, chiedendo che portino il loro contributo in parrocchia e vendendo biglietti della lotteria per raccogliere fondi. Uniti nella preghiera.
Con la benedizione del Signore”.

Ma ovviamente è necessario più aiuto, non solo alimenti e vestiti, ma anche materassi e coperte, medicine, pagamento di spese mediche in un paese in cui non c’è l’assistenza medica pubblica, aiuti per la ricostruzione di case... I Gruppi Missionari del Focolare della Madre hanno già localizzato le famiglie più povere delle zone in cui agiscono. Il contatto diretto con parroci, religiosi, catechisti - che conoscono personalmente le comunità locali - ci permettono di arrivare sino alle case dei più bisognosi.

Puoi trovare l’informazione completa per collaborare a questo progetto in questo link: https://www.hogardelamadre.org/it/gmhm/progetti/terremotati

- Progetto “Ricostruzione della nostra scuola a Playa Prieta”. D’altro canto dobbiamo affrontare la ricostruzione della Scuola “Unità Educativa Sacra Famiglia”, dove si realizza un importantissimo lavoro di formazione umana e spirituale, accogliendo più di quattrocento alunni. Al lavoro con i bambini e con i giovani bisogna aggiungere l’attenzione alle molte necessità delle loro famiglie, sia a livello umano sia spirituale. Il terremoto ha ridotto in polvere l’edificio principale della scuola, con tutto ciò che c’era dentro, cioè:

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- Al piano terra: Cappella degli alunni, segreteria della scuola e scuola di falegnameria.
- Al primo piano: sala computer, scuola di taglio e cucito
- Al secondo piano: casa delle suore e casa delle postulanti.
- Al terzo piano: casa per i volontari che vengono ad aiutarci.

Attorno all’edificio principale ci sono vari edifici di uno o due piani, nei quali si distribuiscono le aule della scuola materna, elementare, media e delle superiori, Aula Magna, le cucine e i bagni. Molti degli edifici sono seriamente danneggiati e forse dovranno essere demoliti e riedificati, affinché i bambini possano essere accolti senza rischi, ma siamo in attesa delle valutazioni di un perito. Il muro che circonda il complesso è caduto in vari punti e deve pure essere rifatto.

Puoi trovare l’informazione completa per collaborare a questo progetto in questo link: http://www.hogardelamadre.org/it/gmhm/progetti/ricostruzione-scuola

Sappiamo di persone che si stanno già movendo per ottenere aiuti e materiale. Per favore, prima di raccogliere materiali da mandare in Ecuador, consultateci a causa delle difficoltà logistiche per portarlo fin là: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La Provvidenza ha bisogno della nostra carità per portare sollievo e consolazione ai nostri fratelli che sono nel biosgno. In situazioni come questa, ricordo sempre quella grande carmelitana spagnola, Santa Maravillas di Gesù, che dal nascondimento della sua clausura fu un vulcano di carità sempre in eruzione. Quando le arrivava la notizia che qualcuno era nel bisogno, le sue suore la sentivano mormorare: “Non possiamo risolvere tutto, ma ciò che passa al nostro fianco...”. Attraverso queste righe, passano al nostro fianco le necessità dei nostri fratelli in Ecuador, duramente provati dal terremoto del 16 aprile e da più di 800 repliche che hanno continuato e continuano a scuotere la zona nei giorni successivi. Spero che non gireremo la testa da un’altra parte.

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