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Interviste

Adele Leo and Valter Schiliró

Intervista

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Monza (Milano, Italia)

Siamo Adele Leo e Valter Schilirò. Abitiamo a Monza, abbiamo cinque figli (Marta, Elisa, Giulio, Lorenzo e Pietro) e il 31 maggio 2016 festeggeremo 30 anni di Matrimonio!

LA VOSTRA SCELTA RELIGIOSA COME COPPIA, COME FAMIGLIA, È STATA SEMPRE COME ADESSO?

Noi ci siamo conosciuti che eravamo ancora ragazzi e insieme abbiamo fatto un cammino nella comunità di Comunione e Liberazione. Quando ci siamo fidanzati, abbiamo cominciato ad affidarci a don Sandro Chiesa, un sacerdote che ci ha guidati a comprendere la nostra vocazione. Anche da sposati, abbiamo continuato ad avere un Padre Spirituale col quale condividiamo il nostro cammino di sposi.

COME È NATO IL VOSTRO LEGAME CON LA SPIRITUALITÀ CARMELITANA?

Appena sposata, avevo ricevuto in dono da un’amica “Storia di un’anima” e sono stata subito affascinata da Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Qualche anno più tardi, abbiamo conosciuto P. Antonio Sangalli, che era rientrato dalla missione per problemi di salute e abitava al Carmelo di Monza. È stato proprio un dono del Signore, perché in quel periodo il sacerdote che ci aveva accompagnato fin dal fidanzamento era stato trasferito lontano e noi avevamo difficoltà ad andare da lui con regolarità. P. Antonio è divento il nostro padre spirituale.

AD UN CERTO MOMENTO DELLA VOSTRA VITA SUCCEDE QUALCOSA DI STRAORDINARIO, POSSIAMO DIRE, CE LO POTETE RACCONTARE?

Tutto inizia il 25 maggio 2002, con la nascita di Pietro, il nostro quinto figlio.
In gravidanza era andato tutto bene, nulla lasciava presagire ciò che poi alla nascita è avvenuto, cioè che Pietro non era in grado di respirare autonomamente. Pietro è stato immediatamente soccorso, portato in terapia intensiva, intubato e gli è stato somministrato il 100% di ossigeno. Da subito si è capito che la situazione era molto grave. Dopo una settimana di frequenti crisi respiratorie, i medici ci hanno chiesto di fare una biopsia polmonare per capire meglio quali fossero le cause. Prima di acconsentire, abbiamo chiamato P. Antonio, chiedendogli di venire in ospedale a battezzare Pietro.

entrevista2COME E PERCHÉ AVETE COMINCIATO A PREGARE I CONIUGI MARTIN?

Quando siamo andati a prendere P. Antonio al Carmelo per il Battesimo a Pietro, lui ci ha dato un’immaginetta dei coniugi Martin dicendoci: “Loro hanno perso quattro figli in tenera età, chiedete loro aiuto in questo momento di fatica e di dolore”.
Per noi sono stati subito familiari, proprio perché eravamo già “amici” di S. Teresa, loro figlia.

COME AVETE REAGITO QUANDO VI HANNO COMUNICATO LA SITUAZIONE DI VOSTRO FIGLIO DOPO GLI ESAMI MEDICI?

Dall’analisi della biopsia è risultata una grave malformazione congenita polmonare, e quindi per Pietro non c’era nessuna speranza di vita. A questa notizia siamo stati presi da una grande angoscia. Quella notte, però, è stata l’occasione per far memoria di chi siamo: noi siamo figli di un Padre Buono e questo Padre Buono è il Signore della Vita! Solo lui poteva avere l’ultima parola sulla vita di Pietro, come su ciascuno di noi. Allora ci siamo come “risvegliati” e in questa rinnovata coscienza di essere Suoi figli ci siamo detti: “Noi possiamo ancora fare una cosa, possiamo domandare al Signore, che è il Signore della vita, di guarire Pietro”. Senza nessuna pretesa, eravamo solo certi che, se il Signore avesse voluto, avrebbe potuto guarire Pietro.

COSA È SUCCESSO DOPO?

Pietro continua ad avere crisi respiratorie e cardiache finché il 29 giugno, giorno del suo onomastico, comincia a dar segni di poter respirare da solo. Tre giorni dopo lo staccano dal respiratore e lui comincia a respirare in modo spontaneo fra la meraviglia nostra, dei medici e di tutti coloro che erano intorno a noi.

INSIEME AL MIRACOLO DELLA GUARIGIONE DI VOSTRO FIGLIO CI SONO STATI ALTRI PICCOLI MIRACOLI. POTETE RACCONTARE UN PO’ SU QUESTO?

Abbiamo cominciato a dare l’immaginetta dei Martin a tutte le persone che abbiamo incontrato. Questo fatto è stato per noi di grande aiuto perché abbiamo sperimentato, toccato con mano, la bellezza di appartenere al popolo del Signore, perché è proprio un’altra cosa poter portare una fatica grande non da soli, sapere che si è accompagnati, che ci sono tante persone che ti aiutano a tenere viva questa domanda. Ed è stata una sorpresa qualche anno fa sentire che il Papa emerito Benedetto XVI, parlando del Battesimo, aveva detto che col Battesimo il Signore ci fa un dono speciale: il dono di una compagnia che sarà con noi per sempre e così noi non saremo mai più soli nella vita. Questo è stato il primo dono che abbiamo ricevuto: poter vivere questa situazione non da soli.

entrevista3Un altro dono importante è stato trovare, in risposta alla nostra domanda di poter capire il significato della sofferenza di Pietro, la lettera di S. Teresa: “Sono incantata dal piccolo bambino, e Colui che lo porta fra le braccia lo è ancora più di me, come è bella la vocazione del bambino, non è una missione che deve evangelizzare, ma tutte le missioni, e come? Amando, dormendo, spargendo fiori a Gesù quando dorme. Allora Gesù, prenderà questi fiori, darà loro un valore inestimabile e li spargerà a sua volta su tutte le rive e salverà le anime, con i fiori, con l’amore del piccolo bambino che non vedrà nulla, ma che sorriderà sempre anche attraverso le lacrime: un bambino missionario e guerriero, che meraviglia!”.

La prima cosa che ci ha sorpreso di questa lettera è che Santa Teresa chiama il bambino “guerriero” , che era il soprannome che noi avevamo dato a Pietro perché stava combattendo la sua battaglia per la vita. È stato come trovare una dedica per lui! La cosa importante che ci diceva, inoltre, era la risposta che noi stavamo aspettando, era che la sofferenza di Pietro non era inutile (come tante volte ci sentivamo dire) ma portatrice di un valore così grande … Nella lettera c’è scritto che quello che il bambino offre è preso da Gesù, e con questo Gesù salva le anime. Per noi è stato proprio importante trovare questa lettera; certo, il nostro dolore di genitori è rimasto uguale, ma il cuore, riconoscendo una vocazione così grande, aveva trovato la pace. Davanti a questa vocazione ci si può solo inginocchiare.

COSA HA SIGNIFICATO NELLA VOSTRA VITA QUESTO MIRACOLO?

Noi, che pure avevamo chiesto la guarigione di Pietro, quando questo è accaduto ci siamo sentiti così sproporzionati, perché era evidente allora, e oggi lo è di più, che quello che il Signore aveva compiuto in Pietro non era per merito nostro. Allora vuol dire che questo fatto non ci appartiene, non è solo nostro; certo, è accaduto a nostro figlio, ma attraverso questo miracolo il Signore vuole dire qualche cosa a tutti e a ciascuno. Per questo condividiamo quello che abbiamo imparato da questo miracolo:

a) la guarigione di Pietro è la conferma visibile di quello che il Signore ci ha detto attraverso le parole della lettera di Santa Teresa, cioè che il dolore innocente partecipa alla salvezza delle anime. E questo dono (poter dar senso al dolore) viene offerto anche a noi, se abbiamo il coraggio di mettere nelle Sue mani le nostre fatiche, i nostri dolori: allora anche a noi Gesù dà la possibilità di partecipare alla salvezza delle anime. Possiamo anche noi offrire il nostro sacrificio per persone che ci stanno a cuore, che hanno bisogno, o per i nostri fratelli cristiani perseguitati nel mondo; poi vedremo in Paradiso i frutti della nostra offerta.

b) , I coniugi Martin, che noi conoscevamo appena (sapevamo che erano i genitori di Santa Teresa ed erano definiti da lei “più degni del cielo che della terra”, …), per noi sono stati un grande dono. L’incontro con questa coppia è stata una scoperta grande che ha cambiato il modo in cui ci guardiamo. Il nostro essere sposi è più consapevole del cammino vocazionale a cui siamo chiamati, cioè avere a cuore, reciprocamente, la santità dell’altro.

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POI DUNQUE È STATO APERTO IL PROCESSO CANONICO CHE HA PORTATO ALLA BEATIFICAZIONE DEI CONIUGI MARTIN...

Sì. Pietro è stato dimesso dall’ospedale a fine luglio 2002, poi, a settembre, abbiamo raccontato questi fatti a P. Antonio, che ci aveva un po’ seguito alla lontana. Lui ha intuito qualcosa di straordinario. Ha informato la Diocesi che nella primavera dell’anno successivo ha istituito un processo diocesano per verificare i fatti. Noi vi testimoniamo che la Chiesa è estremamente rigorosa in queste indagini. È stato un processo molto complesso, con molti testimoni. Nel giugno di quello stesso anno, 2003, l’allora Cardinale Tettamanzi concluse la fase istruttoria e mandò tutto a Roma alla Congregazione della Causa dei Santi. Dopo cinque anni di ulteriori indagini, Benedetto XVI, nel luglio del 2008, confermò che quello che era accaduto a Pietro era un miracolo, ad opera del Signore, per intercessione dei coniugi Luigi e Zelia Martin. La data della loro Beatificazione viene stabilita per il 19 ottobre 2008, che era anche la Giornata delle Missioni, di cui la loro figlia Santa Teresa è Patrona (per sottolineare che la santità di Teresa è nata nella sua famiglia).

POI PIETRO HA AVUTO COMUNQUE QUALCHE PROBLEMA PERCHÉ È DIVENTATO SORDO. COME L’AVETE VISSUTO?

Pietro aveva circa due anni e mezzo quando è diventato sordo. Dopo il primo smarrimento, ci siamo resi conto che il Signore, attraverso la sua sordità, ci stava aiutando a capire altre cose. Il fatto che lui sia stato miracolato non vuol dire che non gli accadrà più nulla nella vita, che non farà fatica per crescere o che non avrà anche lui bisogno di dire il suo sì per seguire il Signore. È evidente che il Signore si è occupato di Pietro in un modo straordinario, ma questo deve aiutarci a vedere come si occupa di noi tutti i giorni. Nella quotidianità, dobbiamo imparare a riconoscere i segni della Sua presenza, per poter gustare la Sua compagnia ogni giorno.

AVETE VISSUTO ANCHE UN’ESPERIENZA CON IL CARD. COMASTRI QUANDO SIETE ANDATI A ROMA. CE LA POTETE RACCONTARE?entrevista5

Il 14 gennaio 2009, finita l’udienza del mercoledì con Papa Benedetto XVI, veniamo chiamati dalle guardie svizzere perché ci attendeva il Cardinale Comastri. Noi eravamo un po’ stupiti per questa richiesta che non ce la aspettavamo e quindi di corsa siamo andati nel suo ufficio. Il Cardinale ci ha ricevuto dicendo: “È proprio vero quello che dice Santa Teresa, che il Signore si occupa anche dei dettagli della nostra vita, e non solo delle cose grandi”. Noi però facevamo fatica a capire cosa ci volesse dire, allora ci ha spiegato che, anni prima, lui era responsabile della Santa Casa a Loreto e un gruppo di persone, che non conosciamo, gli ha chiesto se voleva unirsi a loro nella preghiera per domandare la guarigione di un bambino, e sono andati nella Santa Casa e hanno pregato per Pietro, che lui non conosceva. Anni dopo è stato chiamato a Roma e adesso è rettore della Basilica di San Pietro. In quel periodo il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, che allora era il Cardinale Sarajva Martins, aveva distribuito fra alcuni Cardinali la documentazione relativa alle Cause che si stavano valutando. Al Card. Comastri è stata affidata proprio la causa dei coniugi Martin e mentre studiava la documentazione, si è reso conto che anche lui era stato coinvolto, attraverso la preghiera, nella guarigione di Pietro: questo lo aveva vissuto come una tenerezza che il Signore aveva usato nei suoi confronti e, sapendo che eravamo lì, ha voluto conoscere Pietro. Voleva, però, anche lasciarci un compito, che noi siamo qui ad assolvere: ci ha detto di dire a tutti gli sposi di riguardare con più coraggio e orgoglio la propria vocazione matrimoniale, così importante per tutta la Chiesa; e poi, ci ha chiesto di dire a tutti i genitori che avremmo incontrato che il dono più grande che possono fare ai propri figli è il dono della Fede. Perché, diceva, è l’unico modo che abbiamo per dare ai nostri figli la possibilità di essere liberi e felici, perché solo nel Signore possiamo davvero esserlo.

©HM Rivista; nº194 Gennaio- Febbraio 2017

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