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Intervista a P. Rafael Alonso Reymund

«Ho sempre creduto nel potere nascosto che c’è nel cuore di un giovane. Per questo motivo, pur essendo inesperti e giovani, la cosa importante è se il giovane è entusiasta e desideroso di fare qualcosa di grande per Dio...»

Quando e come è sorta l’idea di fare la Rivista HM?

Quando io ero nella Crociata di Santa Maria mi incaricarono di dare una svolta alla rivista ESTAR. Fino ad allora erano semplicemente dei quadernetti nei quali si raccontavano alcune esperienze apostoliche dei militanti. Realizzai questo compito con un buon risultato.

Per me è stata sempre una chiamata di Dio il dedicare la mia vita alla gioventù. E l’ho fatto sempre organizzando e assistendo campi estivi, incontri, ritiri, ecc. Quando lasciai la Crociata per poter iniziare gli studi sacerdotali, questo desiderio di dedizione alla gioventù non diminuì ma si illuminò di una nuova grazia. Quindi la dedizione prioritaria alla gioventù e l’aver visto la forza di comunicazione di una rivista fecero frullare nella mia testa il desiderio di fare una rivista per il Focolare della Madre, quando questo movimento fu fondato.

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Il Focolare della Madre della Gioventù iniziò come un gruppo informale. Un po’ alla volta alcuni dei più assidui partecipanti alle riunioni del sabato espressero il desiderio di un impegno maggiore formando un gruppo apostolico di giovani. In un paesino in Provincia di Toledo, Mocejón, Rafael Samino ed Esmeralda Pérez, e altri ragazzi e ragazze che pure partecipavano alle riunioni, accolsero subito l’idea che esposi loro di fare una rivista. E si lanciarono a farla. Si iniziò con un numero 0, era una rivista fatta con il ciclostile, sulla cui copertina faceva un disegno Javier Ruiz Azofra. A un certo punto vidi che bisognava darle un respiro più ampio. Fu allora che esposi a Rafael Samino due possibilità: o si continuava con quella rivista per la gente di Mocejón, o si passava a qualcosa di più grande, pur in continuità con quella rivista. Durante il periodo di Mocejón la rivista si chiamava “Hogar de Maria” [N.d.R.: “Focolare di Maria”] . Le demmo una nuova testata chiamandola “Focolare della Madre”. Fu così che iniziò una nuova rivista, all’inizio solo con un cambiamento nella copertina, poi facendola a due colori, e nella veste grafica migliorandola notevolmente in una tipografia di Madrid. Poi facemmo una nuova trasformazione quando nell’anno 1988 mi trasferii a Santander.

A quei tempi erano già nate le Serve del Focolare della Madre, il 22 settembre 1984. Ci muovemmo per poter fare la rivista completamente in tipografia, l’interno a due colori e la copertina e il retro della copertina a quattro colori. Trovammo delle tipografie nelle quali all’inizio potevamo finanziare le tirature della rivista, ma man mano che pubblicavamo una nuova rivista, ci aumentavano il prezzo dicendo che era salito il prezzo della carta o il prezzo delle lastre, ecc. Arrivò un momento in cui non potevamo quasi sopravvivere perché il finanziamento proveniva dal mio stipendio di professore delle superiori, dalla pensione di Mamie, che era piccola, e da alcuni donativi che i genitori delle Serve ci davano, in modo tale che dissi a Madre Ana: “Dobbiamo prescindere dalla rivista”. E le misi i conti sul tavolo affinché vedesse come non potevamo resistere neppure per altri tre numeri, perché andavamo già in rosso. Non si può dire che gli abbonamenti della rivista coprissero le spese. Di fronte a questa situazione la Madre mi disse: “Padre, non togliamo la rivista perché sta facendo molto bene”. E mi lesse varie lettere che avevamo ricevuto dai nostri abbonati nelle quali lodavano la rivista e ringraziavano per lo sforzo che facevamo. Io le dissi: “Conosco solo un sistema per uscire da questa situazione: indebitarci di più”. E le esposi il mio progetto. Era che due suore imparassero un programma di disegno grafico che si chiamava QuarkXpress, comprare un computer Macintosh e fare noi tutto il disegno grafico e trovare una tipografia che ammettesse quel modo di lavorare, per cui avremmo risparmiato una quantità di soldi sufficiente per resistere. Così facemmo. Più tardi di nuovo alzarono i costi e allora proposi alle Suore di imparare noi stessi a stampare la nostra rivista. Fu così che comprammo una piccola Offset con l’impegno del proprietario di insegnarci a stampare, e una ghigliottina, marca Krupp, dell’anno 1914. Era un pericolo. E così iniziammo.

Perché mise questo progetto nelle mani di un gruppo di giovani?

Ho sempre creduto nel potere nascosto che c’è nel cuore di un giovane. Per questo motivo, pur essendo inesperti e giovani, la cosa importante è se il giovane è entusiasta e desideroso di fare qualcosa di grande per Dio. Una volta che questo succede, bisogna applicare il principio di Timon-David: “Se al giovane viene chiesto poco non dà niente. Se gli si chiede molto dà di più”. Non ho avuto alcun dubbio nel porre le responsabilità nelle mani dei giovani. E lo continuo a fare. Un ragazzo o una ragazza di 14, 15, 16, 17 anni ha il potere di lanciarsi in ideali nobili e buoni. L’importante è proporglielo.

Perché una rivista cattolica in più? Pensa che questa rivista possa apportare qualcosa di diverso da quelle già esistenti?

Qualcuno che sappia di affari sa che sui gusti non c’è nulla di scritto. E lo stesso riguarda le sensibilità a livello cattolico. La cosa importante è che tutti siamo dentro quell’ordine cattolico. Se io desidero aprire un negozio di scarpe in una grande città, ho due opzioni: o metterlo nella strada in cui ci sono molti negozi di scarpe o isolare il mio negozio in un quartiere in cui non ci sono vicini altri negozi di scarpe. Apparentemente sembra che la cosa migliore sia mettere il negozio dove non ce ne sono altri, ma questo in realtà è un errore perché chi vuole comprarsi un paio di scarpe va dove ci sono molti negozi di scarpe, perché se non trova delle scarpe secondo il suo gusto e secondo il suo piede, andrà nell’altro negozio vicino, e così finché le trova, in modo tale che anche se c’è una leggera concorrenza c’è un vantaggio grande nel mettere il negozio di scarpe dove ce ne sono altri. Il risultato finale è positivo per tutti. La Rivista HM è una rivista per una sensibilità concreta, e nasce come veicolo di comunicazione delle missioni che il Focolare ha e che ha ricevuto: la difesa dell’Eucaristia, la difesa dell’onore di nostra Madre, specialmente nel privilegio della Sua verginità, e la conquista dei giovani a Gesù Cristo. Non è esclusivamente per giovani, ma siccome è il Focolare della Madre di tutti gli uomini, ed essendoci adesso in gioco molto sulla famiglia, comprende anche tutte le famiglie cattoliche, secondo il pensiero di Dio, di Cristo e della Chiesa.

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Perciò penso che la Rivista HM possa apportare molto, anche se adesso ha una tiratura bassa. Attualmente c’è un oscuramento della fede, perciò la rivista deve essere al servizio della fede e deve mettere a portata del lettore gli esempi di coloro che hanno vissuto la fede, i nostri santi, i nostri martiri e missionari e anche coloro che stanno vivendo un impegno forte e sincero di fede, cioè famiglie che possono essere in questo momento – e speriamo che lo siano sino alla fine della loro vita – esempio di vita cristiana della vita di famiglia.

Per questo motivo la rivista è rivolta a tutti, a tutti i cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà e a coloro che desiderano conoscere sinceramente ciò che è la vita cristiana.

Perché avete scelto come santo protettore della tipografia San Massimiliano Kolbe?

S. Massimiliano Kolbe fondò una rivista intitolata “Il Cavaliere dell’Immacolata” e alcune altre. “Il Cavaliere dell’Immacolata” giunse ad avere un milione di tirature e arrivava in tutta la Polonia. Ovviamente era in lingua polacca. S. Massimiliano Kolbe innalzò una città di francescani in un terreno aperto dove iniziò mettendo solamente un’immagine dell’Immacolata, e un po’ alla volta attorno furono costruite le case dei frati che il regime nazista distrusse. Il nome della città era Niepokalanow. Avevano panettieri, lavandai, pompieri, carpentieri, tipografi, calzolai, barbieri... e costruirono la loro cappella e un’organizzazione stupenda per poter portare nelle famiglie questa rivista, “Il Cavaliere dell’Immacolata”, che non ricordo se fosse settimanale. S. Massimiliano era un uomo contemplativo e allo stesso tempo attivissimo, disposto a dare tutta la sua vita per l’Immacolata. Non era intimidito, non un lagnoso che si sta lamentando tutti i giorni da quando si alza fino a quando va a dormire di quanto male vadano le cose, ma era un lavoratore.

Che cosa c’è di meglio che porre la nostra piccola tipografia sotto la protezione di questo grande santo? Per questo motivo lo abbiamo scelto.

Pensa che valga la pena fare questo sforzo in una società in cui molti preferiscono il cellulare alla lettura?

È vero che la nostra società è cambiata moltissimo e che la gente preferisce il cellulare alla lettura, ma c’è anche la sensibilità in coloro che vedono l’impoverimento dovuto al dedicarsi costantemente al cellulare, allo stare con WhatsApp e con Facebook tutto il giorno. È una grande povertà, arrivano a sciupare la lingua. Si comunicano a base di non dire parole intere, la legge che seguono è quella del minimo sforzo.

Ma ci sono invece alcuni che sanno assaporare un buono scritto, una vita ben raccontata, una narrazione viva, un’esposizione verace, e per questo motivo, quando un uomo desidera trascorrere un tempo gradevole, si siede su un divano, prende la rivista HM, la apre, e se gli articoli sono scritti bene è una gioia leggere una buona lettura in un momento di tranquillità e di riposo. L’uomo deve riprendere la via di riappropriarsi delle dimensioni che ha perso. Se non lo facciamo, l’intera società corre dei pericoli.

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Ha mai pensato fosse meglio smettere con questo tipo di apostolato?

Non ho mai pensato di lasciare questo tipo di apostolato, al contrario, ho sempre pensato a quale sarebbe stato il modo per espandere questo genere di apostolato, per tutti i motivi che ho detto e perché non mi dimentico mai della voce che mi parlò in un momento di difficoltà economica: “Padre, non togliamo la rivista, perché sta facendo tanto bene”.

Se anche solo una o due persone traessero beneficio seriamente per la loro vita spirituale dalla rivista HM varrebbe la pena continuare a lavorare in questo apostolato silenzioso, ma non inutile.

Ha sperimentato in qualche occasione la Provvidenza di Dio nello sviluppo di questo lavoro?

Sulla Provvidenza di Dio nello sviluppo di questo apostolato della rivista sicuramente ci sono molti momenti, soprattutto agli inizi quando dovemmo comprare i primi computer e le prime macchine. E poi nel mantenimento, perché già da tanti anni esiste la rivista HM e abbiamo potuto pagare tutte le fatture, anche se a volte le amministratrici - ce ne sono state già numerose in questo arco di tempo - hanno avuto sempre la corda al collo di non poter pagare, e quando meno se lo aspettavano una spedizione da parte di alcuni abbonati che hanno pagato in ritardo la quota o hanno fatto un donativo ci hanno permesso di andare avanti.

Non ci ha mai delusi, perché oltre al fatto che la rivista è sotto il patrocinio di San Massimiliano, abbiamo anche san Giuseppe come protettore.

©Rivista HM; nº200 Gennaio-Febbraio 2018

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