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Interviste

Intervista: HM Televisione

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“Costruendo la civiltà dell’amore”

HM Televisione ci racconta come è sorto tutto il progetto di diffondere la verità sulla persecuzione nei confronti della fede cristiana nel mondo, dare voce alla testimonianza di tante anime che lottano giorno dopo giorno per la loro fede, e spingere le persone a vivere con intensità e coraggio.

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Quando e perché avete iniziato a realizzare programmi televisivi sui cristiani perseguitati?

Tutto è iniziato nel 2007, quando da HM Televisione e Radio HM abbiamo iniziato a pubblicare quotidianamente notizie internazionali ed ecclesiali. Da lì scoprimmo che in molti paesi si stava attaccando le fede cristiana e cattolica con la ferocia dei primi secoli. Nel 2010, quando in Iraq iniziò a entrare con forza lo “Stato Islamico” (ISIS), e avvenne in particolare l’attentato nella chiesa di Baghdad “Nostra Signora della Salvezza”, nel quale tutta una parrocchia fu martirizzata per la sua fede e fedeltà a Cristo, ci commosse profondamente e ci portò a progettare seriamente il “dobbiamo fare qualcosa!”. Nello stesso tempo Papa Benedetto XVI, a seguito di tale circostanza e di un “Natale di sangue”, come egli stesso lo denominò, chiese ai movimenti cattolici, ai mezzi di comunicazione cattolici, a tutti i fedeli cristiani, di collaborare nella “urgente necessità” di dare voce a questi nostri fratelli perseguitati che stavano morendo per la fede, e ai quali il mondo voltava le spalle dato che i mezzi di comunicazione globali lo passavano sotto silenzio.

Iniziammo a fare dei passi, abbandonandoci completamente al Signore, per poter rispondere a questa necessità della Chiesa. E, con grande sforzo, riuscimmo a pubblicare tre reportage di paesi nei quali stava avvenendo quella persecuzione. Sembrava che le testimonianze fossero irraggiungibili, perché esisteva una grande paura delle ripercussioni. Essi sapevano che parlando mettevano la propria vita in pericolo, e perciò la continuità sarebbe stata impossibile.

Iniziammo a fare dei passi, abbandonandoci completamente al Signore, per poter rispondere a questa necessità della Chiesa. E, con grande sforzo, riuscimmo a pubblicare tre reportage di paesi nei quali stava avvenendo quella persecuzione. Sembrava che le testimonianze fossero irraggiungibili, perché esisteva una grande paura delle ripercussioni. Essi sapevano che parlando mettevano la propria vita in pericolo, e perciò la continuità sarebbe stata impossibile.

Questa informazione si trova in altri canali o mezzi di comunicazione?

Con stupefacente difficoltà.

Ciò che all’inizio ci fece muovere fu la poca o quasi inesistente diffusione del dare voce a questa realtà così luminosa e così sorprendente del nostro oggi. Quanti mezzi di comunicazione hanno gridato dalle loro antenne o reti che il XX secolo – che ha preceduto quello presente – è stato il secolo di maggiore persecuzione religiosa della storia, e che il cristianesimo è la religione più perseguitata nel mondo?

conMentre si dà voce ad altri settori che “soffrono discriminazione”, la realtà della “cristianofobia” fino al martirio viene passata sotto silenzio – persino, a volte, dai cristiani/cattolici stessi ai quali arriva notizia di ciò – diventando questo un terribile peccato di omissione del nostro Occidente benestante. Questo silenzio è sollecitato o da motivi politici, o economici, oppure – e qui entra in causa il silenzio delle anime battezzate – dalla paura di essere – come loro – perseguitati per dire la verità, sintomo che dimostra il poco amore che abbiamo nei confronti della Verità con la maiuscola che è Cristo.

Sono membri della vostra comunità coloro che hanno portato a termine questo lavoro?

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Sì, grazie al fatto che il Focolare della Madre si è esteso in Europa, America del Nord e America del Sud nei suoi diversi rami, laici e consacrati (Serve e Servi), abbiamo potuto contattare varie istituzioni e movimenti ecclesiali che ci hanno fornito il contatto con cardinali, vescovi, sacerdoti e cattolici fedeli alla loro fede in tanti paesi del mondo, permettendoci di conoscere, attraverso delle interviste, le loro esperienze e la vita quotidiana in quei paesi di persecuzione.

La realizzazione del montaggio, doppiaggio, traduzioni, ecc., è realizzato in équipe dalla Fondazione EUK Mamie – HM Televisione, e collaborano con noi persone di altri movimenti ecclesiali in diversi punti del mondo (persino del Medio Oriente), i quali, vedendo l’autentica ricerca della Verità e la nostra evangelizzazione attraverso questi programmi e queste iniziative, la totale gratuità nel lavoro, si sentono interpellati a collaborare in un modo o in un altro alla sua diffusione e continuità, per poter rispondere a una necessità ecclesiale che si aggrava giorno dopo giorno.

Da dove ottenete le immagini? Vi preoccupa che le persone che compaiono nei video espongano la loro vita a un maggior pericolo in conseguenza di ciò?

Cerchiamo di essere prudenti e veridici nell’uso del materiale che ci arriva e per questo pubblichiamo le immagini che altri movimenti e istituzioni ecclesiastiche diffondo e ci fanno avere – a volte in modo esclusivo – dandoci con ciò la certezza che tutto quello che mostriamo è reale e attestato dalla presenza dei missionari o di persone di fede che ce le forniscono. È anche frequente che i persecutori stessi “pubblicizzino” le loro azioni, dandosi con ciò più forza e presenza nei media, per cui quelle immagini pure vengono usate – sempre comunicando la loro fonte – confermando così doppiamente che quella persecuzione sta avvenendo e chi la sta realizzando in modo aperto.

Come siete riusciti a mettervi in comunicazione con i leader delle chiese, sacerdoti e religiosi?

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Questo è qualcosa che non smette di sorprenderci, lo consideriamo un miracolo della Provvidenza di Dio.

Grazie a Dio in Spagna esistono organizzazioni e associazioni che sono impegnate direttamente nel far conoscere tutta questa realtà che si sta vivendo da quando avvenne una maggiore recrudescenza della guerra, e le distruzioni in quei paesi non hanno smesso di portare in modo ininterrotto testimoni diretti di quelle realtà, vescovi, sacerdoti, missionari, per fare conferenze e parlare alla gente di ciò che loro e la loro gente stanno vivendo.

Noi, con i nostri poveri mezzi, abbiamo cercato di contattare e richiedere interviste in esclusiva per aiutare a diffondere questi messaggi. Siamo connell’Amesapevoli che attraverso una conferenza si arriva a un gruppetto di persone molto limitato, ma se quelle parole le metti nei “media” puoi arrivare a moltissima gente.

Dopo le prime interviste realizzate abbiamo guadagnato la fiducia degli intervistati, degli organizzatori di queste conferenze, e con piacere ci facilitano il poter continuare a realizzare queste registrazioni. Inoltre contiamo sulla riconoscenza e l’incoraggiamento a continuare con questo lavoro da parte di tutti coloro che abbiamo già registrato.

Che cosa fate con i video, a parte metterli su YouTube? Ci sono canali TV che li stanno prendendo? Altri gruppi?

Credo che al giorno d’oggi il maggiore canale di diffusione di questi programmi siano YouTube e i social network. Contiamo sul grande sostegno dell’Istituto del Verbo Incarnato, i cui missionari sono presenti in tutti quei paesi e molti dei quali abbiamo già intervistato, visto che abbiamo ricevuto da loro molte informazioni di prima mano. Sono loro i primi che diffondono ai loro molti seguaci, nei network, i nostri programmi. Ci sono anche vari canali televisivi che hanno mostrato interesse e li stanno emettendo in spagnolo e inglese. Con questo progetto siamo serviti di spinta ad altri movimenti che si sono lanciati nell’intraprendere iniziative simili alla nostra, e questa è una grande gioia perché è necessario moltiplicare gli sforzi.

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A quale pubblico volete arrivare?

Vogliamo arrivare a tutti i tipi di pubblico: giovani, adulti, anziani. Che possano servire per tema di riunioni, di catechesi, come spunti di preghiera, come offerta di Messe, ecc., arrivando persino al cuore e alla preghiera – potentissima – dei bambini. Tutto il progetto “Wake up” e la serie “Seguendo le orme del Nazareno” sono lì per svegliare in ogni anima l’amore incondizionato alla fede e l’adesione ad essa, qualunque siano le sue circostanze di vita.

È vero che nei video-clip e nelle iniziative si cerca in particolare che i giovani si servano di essi per rafforzare la loro fede e che la Chiesa perseguitata sia un esempio da seguire che li aiuti a mantenerla nel loro cuore e nel loro modo di vita. Tutti i tipi di pubblico possono servirsi di questa ricchezza ecclesiale che sono i nostri martiri attuali.

Qual è stata la risposta a questi programmi? A cosa pensate sia dovuto il fatto che i vostri video non siano stati visti di più? Quali di essi hanno ricevuto una maggiore risposta?

La risposta del pubblico europeo e dell’America Latina ai video di “Wake Up Project” e “Seguendo le orme del Nazareno” è stata molto generosa e molto diffusa fin dall’inizio. In effetti siamo diventati un riferimento informativo nell’ambito della persecuzione al cristianesimo, visto che tutte le nostre testimonianze e produzioni hanno sempre avuto il sigillo della verità dalle labbra dei testimoni stessi e dei pastori che sono rimasti e rimangono nei luoghi più duri e perseguitati della nostra cristianità. Questa diffusione è stata più complessa nell’America del Nord. Gruppi potenti (politici e non politici) dell’America del Nord hanno passato sotto silenzio le notizie autentiche, le realtà e le testimonianze che dai paesi di persecuzione arrivavano nel nostro Occidente. La politica nordamericana (così come quella di altre potenze mondiali, quali Arabia Saudita, Qatar, Inghilterra, Germania, ...), rispetto a molti degli ambiti dove la persecuzione si sta vivendo, salvaguarda questa situazione da decenni, e lo fa in modo che il suo stesso popolo non possa arrivare a conoscere quello che là sta succedendo. Questo nascondimento avviene, principalmente, attraverso i mezzi di comunicazione. L’informazione che arriva dalle labbra dei missionari in Europa o nell’America del Sud, nell’America del Nord viene ovattata ed elusa, e se arriva si nascondono certi governi o persecutori, causando così l’ignoranza e la non sensibilizzazione nei confronti di realtà mondiali ed ecclesiali e creando una visione deformata della persecuzione religiosa.

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Lo stato islamico è stato sconfitto, almeno in parte. La minaccia per i cristiani esiste ancora?

Ci hanno fatto pensare che l’unica minaccia per i cristiani perseguitati sia lo “Stato Islamico”. Questo, come gruppo islamico, esercita la sua persecuzione al cristianesimo a partire dalla risposta fedele al Corano nel modo di vivere della Jihād; ma questa non esaurisce la persecuzione al cristianesimo. Ci sono molti tipi di persecuzione: comunista, indù, governativa, e molte altre violazioni o discriminazioni verso il cristianesimo.

Si ci incentriamo sulla persecuzione jihadista, grazie alle notizie che arrivano sullo “Stato Islamico” e la difficile sopravvivenza del cristianesimo nei paesi che ha calpestato e calpesta, potremmo dire che la minaccia nei confronti dei cristiani non dipende dall’esistenza e dalla presenza dello “Stato Islamico”, ma dai governi che appoggiano la sopravvivenza di gruppi pur minoritari, o ne creano persino di nuovi, che riaffermano la loro mentalità o la radicalità dei loro principi e delle loro azioni, grazie a concessioni economiche strategiche per la distruzione del cristianesimo dalla sua radice fino all’ultimo germoglio. L’Iraq e l’Egitto sono un chiaro esempio di ciò: prima dello Stato Islamico c’erano altri gruppi – più piccoli, ma non meno aggressivi – che martirizzavano orribilmente i cristiani. Le intenzioni di una tolleranza reale nei confronti del cristianesimo in paesi a maggioranza islamica, o islamici nella loro totalità, continuano a essere remote, indipendentemente dalla presenza o dalla scomparsa dello “Stato Islamico”.

Mantenete contatti con tutti coloro che avete intervistato?

Con molti di loro abbiamo cercato di mantenere un contatto, alcuni hanno visitato la nostra comunità, e cerchiamo di metterli al corrente di tutti i programmi che pubblichiamo. Abbiamo promosso iniziative per aiutarli nei loro posti di missione, e soprattutto li accompagniamo con la nostra preghiera. Per noi sono semi di speranza.

State facendo qualche video sulla restaurazione in Iraq e Siria, se sta avvenendo?

La Santa Sede, attraverso la Fondazione Pontifica “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, sta realizzando un progetto di ricostruzione di tutta la Pianura di Ninive – che era ed è la zona più cristiana dell’Iraq – e ha iniziato a farlo coraggiosamente, pur a rischio di soffrire di nuovo danni. Allo stesso modo Congregazioni, istituzioni, movimenti ecclesiali e cristiani sono gli unici e coraggiosi protettori dei cristiani trasferiti e rifugiati: formando un solo cuore, cattolici e cristiani di diverse denominazioni e riti si stanno unendo affinché l’Iraq torni ad essere quello che era fin dall’inizio: un paese cristiano e cattolico. Noi presentiamo tutte le iniziative che si stanno portando a termine per questo, dando loro voce nelle nostre interviste di “Seguendo le orme del Nazareno” e promuovendo la collaborazione attraverso i nostri social network: Facebook (#Wake نp) e Twitter (@ wakeup_N).

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Esiste il timore che la gente si dimentichi questo tema?

Sicuramente sì. Se dimentichiamo queste situazioni avendole conosciute – anche se dalla voce di altri – significa che ci sono molte cose dentro di noi che non vanno bene. Prima di tutto per la nostra vita di fede e di comunione.

Il Focolare della Madre ha ottenuto ciò che si riproponeva con questo lavoro?

Crediamo di sì. Quando il Focolare della Madre stimolò la creazione della Fondazione Euk Mamie, come strumento importante di evangelizzazione attraverso i mezzi di comunicazione, fin dall’origine scelse il motto “Ieri, oggi e sempre la Verità” con il desiderio di essere luce in una società così tormentata e confusa come quella in cui ci è toccato vivere. Siamo aperti a realizzare quei compiti in cui la Chiesa ha bisogno di noi, e sentiamo il chiaro obbligo di non far cadere nell’oblio il sangue di tanti nostri fratelli, martiri attuali, che senza dubbio sono già e saranno semi di nuovi cristiani.

©Rivista HM; nº202 Maggio- Giugno 2018

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