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jp 2La vocazione - Sacerdote

“Ma come può un prete realizzare appieno questa sua vocazione? Il segreto, cari Sacerdoti, lo conoscete bene: è confidare nel sostegno divino e tendere costantemente alla santità”.

Di S.lla Beatriz Liaño S.H.M.

La vocazione

Dopo la morte di suo padre, Karol Wojtyla continuò a maturare nel suo cuore e nella sua mente la chiamata al sacerdozio. La decisione fu presa dopo un anno e mezzo di discernimento. Il libro Dono e Mistero, nel quale egli stesso riflette sulla sua vocazione sacerdotale, ci dà luce su questi momenti così importanti nella vita di Karol: gabard“La definitiva maturazione della mia vocazione sacerdotale, come ho detto, avvenne nel periodo della seconda guerra mondiale, durante l’occupazione nazista. Una semplice coincidenza temporale? O c’era un nesso più profondo tra ciò che maturava dentro di me e il contesto storico? È difficile rispondere a siffatta domanda. Certo, nei piani di Dio nulla è casuale. Ciò che posso dire è che la tragedia della guerra diede al processo di maturazione della mia scelta di vita una colorazione particolare. Mi aiutò a cogliere da un’angolatura nuova il valore e l’importanza della vocazione. Di fronte al dilagare del male e alle atrocità della guerra mi diventava sempre più chiaro il senso del sacerdozio e della sua missione nel mondo”

tyranowskiPoco dopo, Karol fu trasferito a un nuovo lavoro nella cava, che consisteva nel collocare gli esplosivi e le micce nella roccia. Adesso trascorreva più tempo dentro la baracca e ogni tanto aveva l’opportunità di leggere. La preghiera costante fu ciò che permise a Karol di andare avanti, sia nella sua vita spirituale sia emotiva, in mezzo alla sua dura vita di lavoro.
Stefania Koscielniakowa, che lavorava nella cucina dell’impianto, ricorda che il suo supervisore, indicando in un’occasione Karol, le disse: “questo ragazzo prega Dio, è un ragazzo colto, ha molto talento, scrive poesie… Non ha madre né padre… è molto povero…, dagli una fetta di pane più grande perché ciò che gli diamo qui è l’unica cosa che mangia”.

Nel frattempo Karol continuava a trovare tempo ed energie per proseguire con il teatro clandestino, per assistere alle riunioni con gli intellettuali di Cracovia, per chiacchierare ogni settimana con Tyranowski, per leggere e per scrivere in abbondanza, per imparare delle lingue e per continuare a studiare filosofia per conto proprio.

Nell’ottobre del 1942 la grande decisione era stata già presa e iniziò i suoi studi nel seminario clandestino. La vita esteriore di Karol cambiò appena, pur nella nuova sua condizione di seminarista: continuò a lavorare nella Solvay e mantenne i suoi impegni con il Teatro Rapsodico per sei mesi. La differenza era che adesso ai suoi obblighi precedenti si aggiungeva quello di studiare nel seminario clandestino, cosa che implicava inoltre un grande rischio. Essere detenuto come seminarista segreto significava la morte in un campo di concentramento, come di fatto avvenne a non pochi polacchi in quella situazione.

jp 7Il 1º agosto 1944 scoppiò un grande sollevamento a Varsavia. Il 6º giorno, chiamato la Domenica Nera, il comando tedesco, timoroso di un sollevamento a Cracovia, fece una gigantesca retata in tutta la città. Quando irruppero nella casa di Karol, questi  rimase nella sua stanza, inginocchiato e pregando in silenzio, e inspiegabilmente i soldati non entrarono in quella stanza. Nel settembre di quell’anno l’Arcivescovo Sapieha stabilì il seminario, sempre in modo clandestino, nella sua residenza.

La vita nel seminario trascorreva in modo nascosto, finché nel gennaio del 1945 i tedeschi si videro costretti ad abbandonare la città di Cracovia sotto l’attacco della Russia. Con questa nuova occupazione i seminaristi ebbero l’opportunità di riprendere l’antico seminario vicino al Castello di Wawel. Tuttavia ben presto scoprirono che i nuovi occupanti russi avrebbero portato a compimento delle persecuzioni brutali contro i cattolici. La Polonia, alla fine della Seconda Guerra mondiale, non vide una restaurazione della libertà, ma piuttosto passò ad essere vittima del totalitarismo comunista di Stalin.

jp 5L’Università Jagellonica risorse, e di conseguenza Karol poté completare il suo terzo anno di teologia, iniziando il suo quarto ed ultimo anno nell’autunno del 1945. In tutti gli scritti scolastici, il giovane Wojtyla scriveva: “a Gesù attraverso Maria”, o “Gesù, Maria e Giuseppe”. In quel tempo studiò pure tedesco in modo sistematico, perché voleva leggere nella loro lingua originale una serie di filosofi tedeschi che gli interessavano in modo particolare. Poi usò un dizionario tedesco-spagnolo per imparare lo spagnolo e poter leggere le opere di San Giovanni della Croce nella sua lingua natale. La sua devozione e ammirazione nei confronti di San Giovanni della Croce aumentavano, fino al punto di arrivare a domandarsi seriamente se doveva essere Carmelitano Scalzo. “Per un certo periodo presi anche in considerazione la possibilità di entrare nel Carmelo. I dubbi furono risolti dall’Arcivescovo Cardinale Sapieha, il quale — secondo lo stile che gli era proprio — disse brevemente: “Bisogna prima finire quello che si è cominciato”. E così avvenne”. (Dono e Mistero)

jp jovenSacerdote

I nazisti ci misero ancora sei mesi ad abbandonare Cracovia. Con la fine della battaglia, il seminario smise di essere segreto. Nel febbraio del 1946, l’Arcivescovo Sapieha fu nominato Cardinale dal Papa Pio XII. Di ritorno a Cracovia, desiderava mandare i suoi migliori sacerdoti a Roma, e decise che Karol avrebbe dovuto iniziare al più presto il suo dottorato in teologia presso l’ “Angelicum”. Sapieha accelerò la sua ordinazione con questo proposito, oltre che per la persecuzione e i rischi politici in Polonia.

Il 1º novembre 1946, Karol Wojtyla fu ordinato sacerdote dal Cardinal Sapieha nella cappella privata di quest’ultimo. Nel suo libro Dono e Mistero egli racconta:  “La mia ordinazione ebbe luogo in un giorno insolito per tali celebrazioni: essa avvenne il 1º novembre, solennità di Tutti i Santi, quando la liturgia della Chiesa è tutta rivolta a celebrare il mistero della comunione dei santi e s’appresta a fare memoria dei fedeli defunti. L’Arcivescovo scelse questa data perché dovevo partire per Roma per proseguire gli studi. Fui ordinato da solo, nella cappella privata degli Arcivescovi di Cracovia. I miei colleghi sarebbero stati ordinati l’anno seguente, nella Domenica delle Palme”.

jp 6E continua raccontando la sua prima messa: “Essendo stato ordinato sacerdote nella festa di Tutti i Santi, celebrai la “prima Messa” il giorno dei Morti, il 2 novembre 1946. In tale giorno ogni sacerdote può celebrare per l’utilità dei fedeli tre Sante Messe. La mia “prima” Messa perciò ebbe — per così dire — un carattere triplo. Fu un’esperienza di singolare intensità”. Sicuramente in queste messe ricordò sua madre, suo fratello e suo padre, e affidò le loro anime al nostro Salvatore.

Il 15 novembre Karol si congedò dai suoi cari e si trasferì a Roma, città della quale si innamorò. Su richiesta del cardinal Sapieha, sia lui sia il suo amico sacerdote e accompagnatore Strowiesky iniziarono a vivere nel Collegio Belga. Di questo tempo racconta come il contatto con gli studenti belgi lo aiutò a conoscere: “il problema dei preti-operai e nel movimento della Gioventù Operaia Cattolica (JOC), compresi che quanto era diventato così importante per la Chiesa e per il sacerdozio in Occidente — il contatto con il mondo del lavoro — io l’avevo già iscritto nella mia esperienza di vita”.

jp 3Durante questi anni di studio stette sotto la direzione del domenicano francese Garrigou-Lagrange, uno dei principali teologi del secolo. Presentò la tesi di dottorato nel 1948, intitolata: “La fede secondo San Giovanni della Croce”.

Quello stesso anno ritornò in Polonia, divenendo vicario di varie parrocchie a Cracovia e poi cappellano degli universitari fino all’anno 1951. Continuò a studiare teologia e filosofia presso l’Università Cattolica di Lublino, presentando un’altra tesi nel 1953: “Valutazione della possibilità di fondare un’etica cristiana a partire dal sistema etico di Max Scheler”. Più tardi fu professore di Teologia Morale ed Etica Sociale presso il seminario maggiore di Cracovia e presso la facoltà di teologia di Lublino. Ottenne pure l’insegnamento nei seminari di Katowice e Czestochowa, e dava conferenze a San Floriano e nel convento delle Suore Orsoline a Cracovia. A causa delle molteplici responsabilità, era costretto a viaggiare ogni giorno, conducendo una vita sempre in movimento.

jp grandeQuasi cinquant’anni dopo questi avvenimenti, il 27 ottobre 1995, Giovanni Paolo II riflettendo sulla vocazione sacerdotale, in un discorso pronunciato in occasione del trentesimo anniversario del Decreto Conciliare Presbyterorum Ordinis, disse: “Ma come può un prete realizzare appieno questa sua vocazione? Il segreto, cari Sacerdoti, lo conoscete bene: è confidare nel sostegno divino e tendere costantemente alla santità”. Questo è stato ciò che abbiamo visto in Giovanni Paolo II nel corso di tutta la sua vita, sicuramente questo è stato il suo segreto: avere fiducia nel sostegno divino e tendere costantemente alla santità.

©Rivista HM º176 Gennaio-Febbraio 2014

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