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Di Sr. Gema Díaz, SHM

"Chi avrà perduto la propria vita per causa Mia, la troverà" (Mt 10, 39)

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Stefano significa “coronato” (Stephanos). Si chiama “protomartire” perché ebbe l’onore di essere il primo martire che versò il suo sangue per proclamare la sua fede in Gesù Cristo.

Beato tu, o Stefano, che per proclamare il tuo amore verso Cristo in terra, hai meritato raggiungere la corona del martirio e possedere la Gloria del Cielo assieme a Lui. Fa'che molti di noi otteniamo questa stessa grazia di nostro Signore Gesù Cristo, per poter imitare il tuo amore verso i nostri nemici, essendo capaci di dare la nostra vita perdonandoli di cuore.

Dopo la Pentecoste, gli Apostoli portarono l’annuncio del messaggio cristiano ai più vicini, agli ebrei, facendo sorgere un conflitto con le autorità religiose del giudaismo.

Come Cristo, gli Apostoli furono immediatamente vittime dell’umiliazione, di flagelli e del carcere, ma non appena erano di nuovo liberi, continuavano la predicazione del Vangelo. La prima comunità cristiana, per vivere integralmente il precetto della carità fraterna, mise tutto in comune. Suddividevano ogni giorno quanto bastava per il sostentamento. La comunità cresceva. Negli Atti degli Apostoli si narra che a Gerusalemme ci fu una protesta delle vedove e dei poveri che non erano ebrei perché, nella distribuzione degli aiuti, si dava una certa preferenza a coloro che erano di Israele piuttosto che ai poveri che venivano dall’estero. I dodici Apostoli dissero: “Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per dedicarci a distribuire gli aiuti materiali”. E chiesero ai credenti di cercare tra loro sette uomini di buona reputazione e pieni di Spirito e di sapienza, affinché si incaricassero della distribuzione degli aiuti ai poveri come ministri della carità. “Scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiòchia”. Tutti questi furono presentati agli Apostoli che pregarono per loro e imposero loro le mani, essendo così ordinati diaconi (parola che significa “aiutante”, “servitore”).

Tra i membri di questo gruppo, si distingueva il giovane Stefano che, oltre a svolgere le funzioni di amministratore dei beni comuni, non rinunciava ad annunciare la buona notizia. Così, con questi nuovi e decisi predicatori la parola evangelica cresceva e i cristiani si moltiplicavano.

Gli ebrei provenienti da altri paesi, nell’arrivare a Gerusalemme, iniziarono a discutere con Stefano che parlava loro di Gesù Cristo, e non potevano resistere alla sua sapienza e allo Spirito Santo che parlava per mezzo di lui. Non potendo controbattere le sue parole, lo portarono al Tribunale Supremo della nazione, il Sinedrio, per accusarlo con falsi testimoni, che dissero: “Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato”. E tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto brillare come quello di un angelo.

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Santo Stefano pronunciò nel Sinedrio un impressionante discorso nel quale ricordò tutta la storia del popolo di Israele (capitolo 7 degli Atti degli Apostoli): “Fratelli e padri, ascoltate: il Dio della gloria apparve al nostro padre Abramo...”. Con queste parole di confidenza e gentili del vocabolario umano, ricorda loro la comunanza della loro origine: tra di loro Stefano non è uno sconosciuto. È della razza di Abramo, è partecipe delle stesse promesse e delle stesse speranze. E poi, con l’amarezza della sua anima, mostra ai loro occhi con precisione geografica, con esattezza cronologica, la lunga catena delle loro infedeltà, rinfacciando loro che essi sempre si erano opposti ai profeti e agli inviati di Dio, finendo per ammazzare il più santo di tutti, Gesù Cristo il Salvatore. “Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata...” (At. 7, 51-53).

Più che ogni altra accusa, li esasperò questa offesa tagliente, direttissima, che per loro era insopportabile: la disobbedienza alla Legge. Per questo, nel sentire ciò, iniziarono a digrignare i denti per il furore. Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, guardò fisso al cielo e vide la Gloria di Dio e Gesù che era in piedi alla destra di Dio, ed esclamò: “Contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio” (At. 7, 56). Allora essi furibondi si turarono le orecchie e si scagliarono contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. Quelli che lo lapidavano deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo (il futuro S. Paolo) che approvava quel delitto.

Mentre lo lapidavano, Stefano diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”. Piegando le ginocchia sotto la pioggia di pietre, il primo martire cristiano ripeté le stesse parole di perdono che Cristo aveva pronunciato sulla croce e gridò a gran voce: “Signore, non imputare loro questo peccato”. Detto questo, morì. Uomini pii seppellirono Stefano e la comunità fece un grande lutto per lui. Se Stefano non avesse pregato e Dio non lo avesse ascoltato, Saulo non sarebbe diventato Paolo né la Chiesa avrebbe l’Apostolo dei Gentili.

Posteriormente, nel 415, la scoperta delle sue reliquie suscitò una grande commozione nel mondo cristiano.

Quando in seguito parte di queste reliquie furono portate da Paolo Orosio (storico e sacerdote-teologo visigoto) nell’isola di Minorca (Baleari), fu tale l’entusiasmo degli abitanti dell’isola che, ignorando la lezione di carità dei primi martiri, passarono a fil di spada gli ebrei che si trovavano lì.

La festa del primo martire fu sempre celebrata immediatamente dopo la festa natalizia, cioè, tra i “comites Christi”, i più prossimi alla manifestazione del Figlio di Dio, coloro che furono i primi a dare testimonianza di lui.

©Rivista HM; nº193 Novembre-Dicembre 2016

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