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Santi

San Giustino

Conosci i tuoi martiri

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Di Sr. Elvira Garro, SHM

San Giustino, filosofo e martire, nacque a Flavia Neàpolis (Nablus), in Samaria, attorno all’anno 100, da famiglia pagana. Per molto tempo cercò la verità, pellegrinando per le diverse scuole della tradizione filosofica greca, finché alla fine arrivò alla fede cristiana. È il più importante dei padri apologisti del II secolo.

Scrisse varie opere in difesa del cristianesimo, tra le quali si conservano solamente due “Apologie” e il “Dialogo con Trifone”. Le opere di San Giustino costituiscono un ricco contributo per conoscere come si amministrava il battesimo e come si celebrava l’Eucaristia nella Chiesa dei primi secoli.

Nel Dialogo con Trifone, San Giustino racconta autobiograficamente la sua conversione. Insoddisfatto dalle risposte che gli davano le filosofie greche si ritirò nella solitudine di Cesarea a meditare. Lì incontrò un vegliardo che gli fece vedere l’incapacità della ragione di garantire da sé il pieno possesso della verità senza l’aiuto divino. Poi gli spiegò che doveva ricorrere agli antichi profeti per trovare la strada di Dio e la “vera filosofia”. Nel congedarsi il vegliardo lo esortò alla preghiera, affinché gli venissero aperte le porte della luce. Fu così che Giustino si convertì al cristianesimo.

A Roma fondò una scuola dove gratuitamente iniziava gli allievi alla nuova religione, che considerava come la vera filosofia, visto che in essa aveva trovato la verità e, perciò, l’arte di vivere in modo retto. Per questo motivo fu denunciato e venne decapitato attorno all’anno 165, sotto Marco Aurelio, l’imperatore filosofo a cui San Giustino aveva indirizzato una delle sue Apologie (cfr. BENEDETTO XVI, Udienza Generale, mercoledì 21 marzo 2007).

Riportiamo parte degli Atti del martirio di San Giustino e dei suoi compagni:

“Venuti davanti al tribunale, il prefetto Rustico chiese a Giustino: “Dunque, in definitiva, sei un cristiano?”. Giustino rispose: “Sì, sono cristiano”.

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Il prefetto disse a Giustino: “Ascolta tu, che passi per uomo colto e credi di conoscere le vere dottrine. Se dopo essere frustato ti faccio decapitare, sei certo che salirai in cielo?”. Giustino rispose: “Se soffro questo che tu dici, spero di raggiungere i doni di Dio, e so anche che a tutti coloro che hanno vissuto rettamente, li attende il dono divino fino alla conflagrazione di tutto il mondo”.

Il prefetto Rustico disse: “Così, quindi, riassumendo, ti immagini che hai da salire nei cieli a ricevere lì non so quali buone ricompense?”. Giustino rispose: “Non me lo immagino, ma lo so per scienza certa, e di ciò ho piena certezza”.

Il prefetto Rustico disse: “Veniamo ora alla questione proposta, alla questione necessaria e urgente. Mettetevi, dunque, insieme, e all’unanimità sacrificate agli dei”. Giustino disse: “Nessuno che è sano di mente passa dalla pietà all’empietà”.

Il prefetto Rustico disse: “Se non obbedirete, sarete inesorabilmente castigati”. Giustino rispose: “Il nostro desiderio più ardente è di soffrire per amore di nostro Signore Gesù Cristo per salvarci, poi questa sofferenza si convertirà in motivo di salvezza e di fiducia davanti al tremendo ed universale tribunale del nostro Signore e Salvatore”. Il prefetto Rustico pronunciò la sentenza, dicendo: “Coloro che non hanno voluto sacrificare agli dèi né obbedire al mandato dell’imperatore, siano, dopo essere frustati, condotti al supplizio, soffrendo la pena capitale, conforme alle leggi”.

I santi martiri, glorificando Dio, salirono al luogo solito, e, decapitati, consumarono il loro martirio nella confessione del nostro Salvatore. Alcuni dei fedeli presero di nascosto i corpi di essi e li collocarono in un luogo adatto, cooperando con essi alla grazia del Signore nostro Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen”.

©Rivista HM; nº195 Marzo-Aprile 2017

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