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Santi

La dimostrazione più grande del Suo amore

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Vita del Servo di Dio Guido de Fontgalland

Di P. Dominic Feehan, SHM

Gli domandarono: “Ma tu come lo immagini il Paradiso?”.
Rispose: “Io non lo immagino affatto. Io so com’è: il Paradiso è Gesù. Gesù è il Paradiso”..

Il famoso scrittore francese Leon Bloy scrisse una volta: “L’unica vera tristezza, l’unico vero fallimento, l’unica grande tragedia nella vita è non diventare santi”.

Mentre molti di noi, adulti, siamo ancora “in costruzione”, abbiamo l’esempio di bambini giovanetti che condussero vite così sante che, senza arrivare all’età adulta, diedero grandi esempi di virtù eroica e di amore a Cristo e alla Chiesa.

Qui di seguito vi offro un breve riassunto della biografia di un giovane francese che morì alla tenera età di 11 anni e manifestò una santità straordinaria nella sua breve vita.guido240

Guido de Fontgalland, Servo di Dio, fu considerato nel periodo tra le due guerre mondiali come il più giovane candidato a santo cattolico non martire. Nacque il 30 novembre a Parigi, Francia, nel 1913. Il suo processo di beatificazione è stato aperto il 15 novembre 1941.

Era figlio del conte Pierre Heurard de Fontgalland, avvocato, e di Marie Renée Mathevon. Ella si era posta la questione se diventare carmelitana ed egli era un cattolico militante. Il vescovo di Gibergues, amico della famiglia, li presentò e li unì in matrimonio. Battezzò il loro figlio con il nome di Guy Pierre Emmanuel il 7 dicembre 1913 nella Chiesa di S. Agostino.

Guido aveva le qualità e i difetti di un bambino normale. Risultò essere capriccioso con sua madre e irascibile con suo fratello Marco, che nacque nel 1916; ma era anche sensibile e affettuoso. Era particolarmente sincero e leale, confessava le sue mancanze anche se si esponeva al castigo. Morì con la reputazione di non aver mai detto una sola bugia.

Rifletteva una fede fiduciosa ispirata a Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Nel gennaio del 1917 visitò la sua tomba a Lisieux durante un pellegrinaggio con sua madre. Anche se era molto giovane, cercava di imitare Gesù in tutto. “Chiacchierava con Lui” nell’intimità della sua stanza dopo aver ricevuto la Comunione. Offriva ogni giorno piccoli sacrifici per cercare di “far piacere a Gesù”. Aveva solo 5 anni quando manifestò il desiderio di fare la Prima Comunione e, l’anno dopo, quello di esser sacerdote. Imparò a leggere e a scrivere in due mesi e si iscrisse al catechismo della parrocchia. Il giorno della sua Prima Comunione Gesù gli disse che presto lo avrebbe portato in Cielo; Guido rispose: “Sì”.

Dopo la sua Prima Comunione Guido era solito dire: “Quando si vuole ricevere la Comunione è necessario pensare ad essa dalla vigilia e prepararsi “gettando fiori a Gesù Bambino, come diceva Suor Teresita, offrendo piccoli sacrifici per amor Suo”.

Non lesinava momenti né tempo per diffondere la Comunione. Desiderava che tutti partecipassero a questa festa, a questo banchetto divino... che nessuno rimanesse senza ricevere Dio vivo come alimento.

Nell’ottobre del 1921 entrò nella scuola di S. Luigi Gonzaga, nella quale fu uno studente mediocre, fannullone e pigro negli studi, malgrado la sua intelligenza e curiosità. Fu corretto e migliorò il suo carattere. Non attirava l’attenzione su se stesso, ma si distingueva per la sua carità e per cameratismo. Proteggeva gli studenti più deboli, ma non si difendeva se lo attaccavano, perdonava i suoi oppositori e non manteneva rancori né sentimenti di durezza, mai metteva il broncio e si rifiutava di accusare altri o di causare problemi.

Nel luglio del 1924 la famiglia andò in pellegrinaggio a Lourdes. Davanti alla grotta ebbe una conferma della sua precedente rivelazione che sarebbe morto presto. Era un sabato, giorno dedicato alla Vergine Santissima.

Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre si ammalò di difterite. Seguì un periodo di crisi e di miglioramenti durante il quale, sapendo che sarebbe morto malgrado l’ottimismo dei dottori, svelò il suo “doppio segreto” a sua madre, e per consolarla le disse: “Mammina cara, devo dirti un segreto: io sto per morire. La Madonna verrà a prendermi. L’idea di lasciare papà, Marco e soprattutto te mi ha fatto soffrire. Ma poiché Dio lo vuole, mi lascio prendere. La Madonna me l’ha detto: dalle tue braccia passerò alle Sue. Non piangere, mamma, sarà così dolce morire così!”. Affrontò il dolore con coraggio e morì di asfissia il sabato 24 gennaio 1925 all’età di 11 anni.

La sua morte causò commozione. Alla fine del 1925 il rettore della scuola S. Luigi Gonzaga scrisse: “È veramente stupefacente come si diffonde la storia di questa piccola vita; il dito di Dio è qui”. Ci fu una processione continua di genitori, amici e religiosi per vedere per l’ultima volta i suoi resti, che furono esposti per 52 ore con un permesso speciale.

Dopo una cerimonia nella chiesa di Nostra Signora delle Grazie a Passy, la bara fu portata alla stazione ferrovaria di Lione e posta in un carro con lo scudo di armi della famiglia Fontgalland. Il funerale avvenne nella cattedrale di Die, Drȏme, il venerdì 30 gennaio 1925, in presenza di una grande moltitudine.

Dal 23 al 25 marzo la madre di Guido scrisse una breve biografia di suo figlio che fu pubblicata in autunno in una prima edizione di 400 esemplari; la successiva fu di 4.000 e la terza di 95.000. Fu tradotta in 13 lingue. Furono scritti diversi libri su di lui in varie lingue.

Nel 1936, il 25 marzo, il suo corpo fu spostato nella cappella Sainte Paule a Valence, Drȏme, nel Sudest della Francia, affinché vegliasse sulla vocazione dei seminaristi. L’11 settembre i suoi genitori e suo fratello furono ricevuti da Papa Pio XI, che aveva promosso la sua causa. Fino ad allora erano già state mandate a Roma centinaia di firme di bambini e adulti che chiedevano al Papa di accelerare la causa di beatificazione di Guido.

Nell’inaugurazione della statua di Cristo Redentore di Rio de Janeiro nell’ottobre del 1931, l’episcopato brasiliano e più di 500 sacerdoti chiesero la beatificazione del bambino. Si fecero eco così delle 650.000 firme mandate a Roma o a Parigi tra il 1926 e il 1931. Il 15 giugno dell’anno successivo l’Arcivescovo di Parigi costituì un tribunale per investigare la sua causa. Dai rapporti risultò quanto segue: fino al 1º marzo 1934 c’erano state 244 conversioni, 698 vocazioni religiose, 742 guarigioni attestate da medici e circa 85.000 grazie e favori documentati e attribuiti a lui.

La chiamata alla santità inizia nel Battesimo; non dobbiamo aspettare di avere la canizie e di essere anziani per servire Dio. I santi giovani ci dicono qualcosa della santità, e il loro esempio è particolarmente luminoso, visto che hanno dedicato la loro giovane vita a Dio. La gioventù ha bisogno di eroi da ammirare, il cui coraggio, la cui determinazione e il cui grande amore a Dio e alla Chiesa sono stati l’incentivo per superare tentazioni e difficoltà. L’esempio dei santi si contrappone a quello degli idoli di paglia che sono, con troppa frequenza, gli unici ad essere proposti oggigiorno.

Aneddoti della sua vita

NEL GIOCO:: Era il tempo della preparazione della sua Prima Comunione, e nei giochi Guido fece uno sgarbo a suo fratello minore. La madre, infastidita da quell’atteggiamento, gli disse severamente: “Il Signore non è più nel tuo cuore”. Di fronte a quelle parole di sua madre, Guido si inquietò e interruppe il gioco per andare da sua madre: faceva sì che ella appoggiasse l’orecchio su suo petto, sentisse il suo cuore e gli dicesse se il Signore era già tornato. Ella rispondeva: “Non ancora”. Per due volte ripeté quell’atto. Alla terza occasione il piccolo si spazientì di fronte alla risposta negativa della madre, e le disse con autorità: “Tu non Lo senti, ma io sento molto bene che Gesù è tornato”.

SACRIFICI: Abituato alle piccole penitenze per amore verso Dio, si distingue quella che era solito fare nei periodi di freddo: siccome egli desiderava essere come Gesù, si toglieva la borsa dell’acqua calda che gli metteva sua madre per la notte a causa del freddo che soffriva ai piedi, e la offriva a Gesù Bambino.

EUCARISTIA: L’amore di Guido per l’Eucaristia si coglie nelle sue stesse parole: “Il buon Dio ci ha dato la dimostrazione più grande del Suo amore nell’istituire l’Eucaristia e nel voler abitare in noi. Non bisogna avere paura di andare a trovarLo in Chiesa e di parlarGli come al nostro più grande amico. È necessario riceverlo con frequenza nel nostro cuore preparandoci alla Sua visita”.

Un pomeriggio andò con suo fratello a un circo equestre. All’istitutrice che gli domandava che cosa aveva visto, rispose: “Invece di guardare gli esercizi equestri, cercavo di contare quanti erano i ragazzi e le persone grandi, e quante di esse amavano il buon Gesù: domani nella mia Comunione pregherò per quelli del circo”. Le sue preghiere servirono a convertire un ragazzo del circo di nome Ugo e con lui un giovane della compagnia equestre di nome Tom Tim Pouce.

MADONNA: Guido sentiva un amore molto speciale e tenero verso la Santissima Vergine Maria. Diceva di Lei: “E pensare che la Vergine è più buona di tutte le mamme assieme!”

©HM Rivista; Nº 199 Novembre-Dicembre 2017

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