Menu

Rivista H.M.La Rivista H.M. è una pubblicazione bimestrale in cui troverai tutto ciò che stavi cercando: Interviste, iniziative, testimonianze, formazione, notizie, Papa Francesco, vita...

Santi

Santi Giusto e Pastore

justo pastor885

Conosci i tuoi martiri

Di Sr. Elvira Garro, SHM

“Fratello, non avere paura della morte del corpo e dei tormenti; ricevi tranquillo il colpo della spada. Quel Dio che si è degnato chiamarci a una grazia così grande ci darà le forze in proporzione ai dolori che ci aspettano”.

I cristiani furono oggetto di numerose persecuzioni durante l’Impero Romano, ma forse la più feroce fu la persecuzione dell’imperatore Diocleziano nel IV secolo. Istigato da Galerio, Diocleziano promulgò a Nicomedia (l’attuale Izmit, sulle rive del mar di Marmara, in Turchia) il primo editto contro i cristiani il 23 febbraio 303, con l’ordine di distruggere le chiese cristiane e i libri sacri, con la proibizione ai fedeli di riunirsi e con la perdita degli onori da parte dei cristiani costituiti in dignità. A questo primo editto ne seguirono altri tre: nel secondo si ordinava l’arresto e l’incarceramento di tutti i chierici, nel terzo si concedeva la liberazione dei chierici incarcerati che apostatavano dal cristianesimo, e si ordinavano atroci torture per coloro che non l’avessero fatto, nel quarto si obbligavano i cristiani, sotto pena di morte, a sacrificare agli dei dell’Impero.

justo pastor240

Per mettere in atto l’editto fu mandato in Hispania (l’attuale Spagna) il prefetto Publio Daciano, che applicò con accanimento e rigore l’ordine imperiale. La religione cristiana si era radicata con forza in Spagna, come dimostra il grande numero di martiri che irrorarono con il loro sangue il suolo patrio al passaggio del prefetto, tra i quali si trovano tra gli altri: San Cucufate, San Felice “Africano”, San Ponzio e San Narciso, Santa Engrazia e i suoi 18 compagni, Santa Aquilina, ecc.

Si ritiene che Daciano sia giunto a Complutum, l’attuale Alcalá de Henares (Madrid, Spagna) nell’agosto del 305. Complutum, città fondata nel I secolo nella valle dell’Henares, aveva delle comunicazioni molto buone e godeva di grande prosperità nel III e IV secolo. In questa città raggiunsero la palma del martirio i “santi bambini” Giusto e Pastore. Sono scarse le notizie che abbiamo di loro, sappiamo che erano di famiglia cristiana, conosciamo le circostanze del loro martirio, e la liturgia dice che avevano 7 e 9 anni rispettivamente.

La tradizione ci ha trasmesso il nucleo centrale del racconto del martirio. I fatti dovettero avvenire nel seguente modo: quando l’editto imperiale divenne pubblico, a Complutum, i due fratelli, Giusto e Pastore, erano a scuola. Mossi da un’ispirazione interiore e un ardente desiderio di donare la loro vita per Gesù Cristo, gettano a terra le tavolette sulle quali stanno scrivendo e corrono in fretta alla residenza di Daciano, con il cuore aperto, disposti a dare testimonianza della loro fede fino al martirio. Malgrado la loro tenera età l’amore di Cristo è radicato in profondità nel loro cuore, e per niente al mondo vogliono rinnegare il loro Dio. I guardiani, nel vederli così piccoli, lo prendono come uno scherzo, ma di fronte all’insistenza dei bambini di vedere Daciano, alla fine li conducono alla sua presenza. Davanti al prefetto confessano con sicurezza e fermezza che sono cristiani e che non sono disposti a sacrificare agli idoli. Il prefetto cerca invano di ingraziarseli con regali e con parole di riconciliazione, ma vedendo che non riesce a costringerli, comanda che li frustino con delle verghe. Il castigo è così severo che i due bambini finiscono grondanti di sangue. Il corpo dei piccoli esce malconcio, ma la loro anima ancorata in Dio acquisisce una forza che causa stupore in coloro che lo contemplano. Giusto e Pastore sanno bene di chi si sono fidati (cfr. 2 Tm. 1, 12), non desiderano altro che incontrarsi con Colui che li ha amati per primo e che aveva detto: “Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a Me” (Mt 19, 14). Daciano, colmo d’ira e temendo che l’esempio del coraggio dei santi bambini si diffonda tra i cristiani, comanda che siano portati fuori dalla città e decapitati.

Alcuni secoli più tardi Sant’Isidoro di Siviglia scriverà, raccontando il martirio: “Mentre erano condotti al luogo del supplizio, a vicenda i due agnellini si stimolavano. Siccome Giusto, il più piccolo, temeva che suo fratello venisse meno, gli parlava così: “Fratello, non avere paura della morte del corpo e dei tormenti; ricevi tranquillo il colpo della spada. Quel Dio che si è degnato chiamarci a una grazia così grande ci darà le forze in proporzione ai dolori che ci aspettano”. E Pastore gli rispondeva: “Dici bene, fratello mio. Con piacere ti farò compagnia nel martirio per raggiungere con te la gloria di questo combattimento”.”

justo pastor320

In un campo fuori le mura di Complutum, poi chiamato Campo Loable o Laudable, su una pietra, avvenne il martirio dei piccoli. Giusto sarà il primo ad essere decapitato, seguito da Pastore. Laudate pueri Dominum! Lodate bambini il Signore! Il sacrificio era stato consumato. Gli abitanti di Complutum custodiscono gelosamente il luogo del martirio e i resti dei martiri, ed edificano sulla loro tomba una cappella per onorare la loro memoria.

Nell’anno 760, per timore delle possibili azioni dei mussulmani, Sant’Úrbez trasferì le reliquie dei “santi bambini” sino alla chiesetta di Santa Maria, un luogo appartato della Valle de Nocito. Più tardi furono trasferiti a San Pietro Vecchio di Huesca.

Nel 1567 San Pio V promulgò una bolla papale nella quale ordinava che parte delle reliquie dei santi Giusto e Pastore fossero trasferite da Huesca ad Alcalá de Henares, città della loro culla e del loro martirio. Nel novembre di quello stesso anno, Filippo II e suo figlio, il principe Carlo, mandarono ciascuno una lettera al Vescovo di Huesca affinché compisse quanto ordinato dal Papa. Fu così che parte delle reliquie dei santi Giusto e Pastore furono portate nella città di Alcalá de Henares, della quale i “Santi Bambini” sono patroni. Era il 7 marzo 1568.

Da dove trassero forza per affrontare il martirio i bambini Giusto e Pastore? Da Dio stesso, che li rivestì di forza e li rese atti per il combattimento contro le forze del male “perché il martirio e la vocazione al martirio non sono il risultato di uno sforzo umano, ma sono la risposta ad un’iniziativa e ad una chiamata di Dio, sono un dono della Sua grazia, che rende capaci di offrire la propria vita per amore a Cristo e alla Chiesa, e così al mondo” (Benedetto XVI, Udienza generale 11 agosto 2010). Il potere di Dio si manifesta completamente nella debolezza.

©Rivisti HM; nº201 Marzo-Aprile 2018

Suor Clare

Hermana Clare

Cose da fare prima possibile

Un breve scritto di Suor Clare a una giovane di cui era guida spirituale. Solo alcune brevi, ma incisive parole. Cinque consigli e un...

Reti sociali

Cerca

Choose Language

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Ok