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Conosci i tuoi Martiri

Di Sr. Elvira Garro, SHM

La Rivoluzione francese scoppiò in un clima chiaramente ostile nei confronti della Chiesa. L’espropriazione dei beni della Chiesa e la soppressione degli ordini religiosi non tardarono ad arrivare. Nel 1790 venne approvata la Costituzione civile del clero, condannata da Pio VI, che fece diventare la Chiesa francese una chiesa nazionale e scismatica, separata da Roma. Il clero si divise tra “giurati”, cioè i sacerdoti che giurarono sulla Costituzione civile, i quali divennero impiegati dello Stato, e “refrattari”, coloro che non giurarono pur sotto minaccia di destituzione, deportazione o ghigliottina..

Molti sacerdoti fedeli andarono in esilio a Roma e altri si nascosero per prendersi cura delle pecore loro affidate nella clandestinità. Nacque una chiesa delle catacombe: un granaio, una cantina, il fosso di un castello, un bosco, furono luoghi per celebrare la Messa e per ricevere i sacramenti. Fedeli e sacerdoti sapevano che la loro vita era in pericolo, ma preferirono la morte piuttosto che rinnegare Cristo e la Sua Chiesa. .

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La Repubblica avanzò inesorabile per cancellare qualunque traccia cristiana dalla società francese. Si intronizzò la “dea Ragione” nella cattedrale di Parigi, i nomi cristiani di alcuni paesi vennero sostituiti da altri che non avevano nulla a che fare con la fede. Venne proibita l’educazione religiosa nelle scuole; cambiarono il calendario giuliano con un calendario repubblicano. La settimana divenne di dieci giorni al posto di sette, per togliere l’importanza e il riposo della domenica, giorno del Signore. Da allora in poi i giorni non fecero più riferimento ai santi, ma ad animali, piante e strumenti di lavoro, vennero soppiantate le feste religiose con feste repubblicane, vennero profanate le chiese, vennero tolte le campane, ecc.

Nel settembre del 1792 iniziò la strage di sacerdoti, vennero incoraggiati i cittadini a denunciarli, offrendo cento livre [N.d.R.: la moneta allora usata] a chi ne denunciava uno.

In tutta Francia ci furono movimenti contro la Repubblica, ma la Vandea, regione a ovest della Francia, si sollevò come in una nuova crociata, per difendere i diritti di Dio. Un vecchio vandeano racconterà più avanti: «Non facemmo nulla, malgrado la nostra indignazione, finché ci lasciarono i nostri sacerdoti e le nostre chiese; ma quando vedemmo le malvagità che venivano commesse contro Dio ci sollevammo per difenderLo».

La fede era radicata in profondità nel popolo della Vandea, in particolare dopo le missioni realizzate dai Monfortiani. L’amore verso la Croce, verso il Santissimo Sacramento e verso il rosario erano impressi nei loro cuori.

Per questo quando la Rivoluzione scatenò l’odio nei confronti di Cristo nella società e nella Sua Chiesa, il popolo si sollevò per difendere ciò che amava e rispettava, disposto persino al martirio. Non disponevano di armi, ma tra le loro mani scorrevano i grani del rosario e in alcuni battaglioni si pregava fino a tre volte al giorno.

Di fronte ai cannoni repubblicani, questi poveri avevano solo i loro bastoni. Di fronte ai fucili, possedevano solo le loro falci! Non avevano uniforme militare ma un distintivo che li accomunava tutti: l’emblema del Sacro Cuore ricamato in rosso sul loro petto, e sul cappello le iniziali di Gesù Cristo Re.

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L’esercito repubblicano ululò con accanimento infernale sui vandeani. Gli ordini di Parigi furono perentori: sterminare la Vandea e fare di essa un immenso cimitero che servisse di lezione a tutta la Francia. Marciarono verso la Vandea le cosiddette «colonne infernali», colonne dell’esercito repubblicano che fecero onore al loro nome, riempiendo di atrocità e morte la Vandea, massacrando la popolazione vandeana in modo indiscriminato. Il Generale Westermann, noto come il “macellaio della Vandea”, raccontò così quanto avvenuto, dopo la battaglia di Savenay del dicembre 1793, in cui furono sterminati 6.000 prigionieri vandeani: «Secondo gli ordini che mi avete dato, ho schiacciato i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli, e massacrato le donne... Non ho un solo prigioniero da rimproverarmi. Li ho sterminati tutti». Trecentomila uomini, donne e bambini furono vittime del Terrore. Furono registrate situazioni estreme di crudeltà incredibili, come quelle perpetrate dal generale Amey a Mortagne, che arrostì in forni di pane le vandeane con i loro figli, «affinché non partoriscano più briganti ». Furono creati più di venti posti di annegamento lungo la Loira. Solo a Pont-au-Baux furono lanciate in acqua e affogate 3000 donne.

I vandeani si erano lanciati al combattimento con generosità, offrendosi come sacrificio. Alcuni si erano vestiti persino con il vestito della festa come se andassero alle nozze, perché erano sicuri che oltre la morte il Cuore di Gesù sarebbe stato la loro unica patria.

Il 19 febbraio 1984 San Giovanni Paolo II beatificò 84 vandeani che morirono per la Fede fucilati a Champ-des-Martyrs d’Avrillé, e altri 15 che furono ghigliottinati ad Angers. Il Santo Padre disse nella sua omelia: «Essi sono innanzitutto i numerosissimi martiri che, ai tempi della Rivoluzione francese, hanno accettato la morte poiché volevano conservare la loro fede e la loro religione, fortemente uniti alla Chiesa cattolica e romana; sacerdoti, rifiutarono di prestare un giuramento giudicato scismatico, non vollero abbandonare il loro incarico pastorale; laici, rimasero fedeli a questi sacerdoti; alla Messa celebrata da loro, ai segni del loro culto, a Maria e ai santi».

«È ormai nel cuore di ogni famiglia, di ogni cristiano, di ogni uomo di buona volontà, che deve insorgere una “Vandea interiore”! Ogni cristiano è spiritualmente un Vandeano! Non permettiamo che sia soffocato, in noi, il dono generoso e gratuito. Sappiamo, come i martiri della Vandea, attingere questo dono alla sua fonte: il Cuore di Gesù. Preghiamo perché una possente e gioiosa Vandea interiore si levi nella Chiesa e nel mondo. Amen!» (Cardinal Sarah).

 

© Rivista HM nº206 Gennaio-Febbraio 2019

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