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giulia mainUn inno alla vita

Giulia Gabrieli è una ragazza morta il 19 agosto 2011 mentre nella GMG, a Madrid, si concludeva la Via Crucis con i giovani. All’età di 12 anni le fu scoperto casualmente un sarcoma per un gonfiore nella mano sinistra. Morirà due anni dopo lasciando un’impressionante testimonianza di vita. A loro, ai giovani, si rivolse varie volte in pubblico cercando di trasmettere loro la bellezza per la vita.

Di. Slla Mari Carmen Checa, S.H.M.

Giulia era una ragazza normale prima e dopo che le diagnosticarono un tumore, nell’estate del 2009. Era bella, piena di vitalità, le piaceva viaggiare, uscire a fare le compere e vestirsi bene. Aveva anche talento per scrivere, e in due occasioni aveva vinto un concorso letterario. Amava inventarsi avventure e storie fantastiche, fino al punto di comparare la sua malattia a un’altra avventura.

Nel ricevere il Sacramento della Cresima, le rimasero impresse le parole dell’omelia in cui le veniva detto che questo sacramento era un dono dello Spirito per testimoniare Cristo. Ella stessa scrive: “Davvero non capivo cosa potevo fare io (…) E, di lì a due mesi, si è presentata la malattia. Ecco, io la malattia la sto vivendo come un impegno da cresimanda”.

giulia jovenGli inizi della malattia non furono facili. Ai primi cicli di chemioterapia seguirono dei momenti duri e grandi alti e bassi emotivi. Era nervosa, le tremava tutto il corpo e piangeva tutto il giorno. Arrivò a dire ai suoi genitori: “Dov’è Dio? Lui che dice che posso pregare, può fare grandi miracoli, può alleviare tutti i dolori, perché non me li leva? Dov’è?”  Furono giorni difficili e di disperazione. Di fatto i medici pensarono che sarebbe crollata psicologicamente.

Sia i suoi genitori sia un amico sacerdote la incoraggiavano a confidare in Dio, anche se ella non sentiva nulla e continuava a cercare una risposta. E la risposta arrivò a Padova. Dovette andare lì per una sessione di radioterapia e finì nella Basilica di  Sant’Antonio. Mentre appoggiava la mano sulla tomba del santo una signora sconosciuta mise la sua mano sulla sua. “Non mi ha detto niente ma aveva un’espressione sul volto, come mi volesse comunicare: “Forza, vai, avanti, ce la fai, Dio è con te”. Sono entrata arrabbiata , in lacrime, proprio in uno stato pietoso, sono uscita dalla Basilica con il sorriso a cinquanta denti, con la gioia che Dio non mi ha mai abbandonata”.

giulia frioDa quel momento iniziò a scoprire Dio in tutto, e si rese conto che Dio la stava abbracciando con forza. Ed ella stessa scriverà: “Rivolgiti al Signore, che qualcosa migliora. Non con la bacchetta magica, ma pian piano il Signore migliora tutto”.

In questo modo Giulia percorse la strada del dolore con speranza, e questo lo trasmise ai suoi familiari, ai suoi amici, ai medici e agli altri pazienti dell’ospedale.

“La sera, quando magari sto male, ho tutti i miei problemi dati dalle terapie, il pensiero che è accanto a me, che c’è Lui ogni giorno, che ci guida sulla nostra strada, sul nostro cammino, passo dopo passo assieme alla Madonna, la nostra mamma, il pensiero che Lui è accanto a me, che mi starà sicuramente coccolando, mi fa venire un sorriso e mi aiuta a stare meglio”.

Giulia riconosce che la aiutarono in modo speciale due persone. Da una parte Chiara Luce, morta all’età di 18 anni nel 1990 a causa di un tumore osseo e proclamata Beata il 25 settembre 2010. Scriverà Giulia: “Lei è morta, però ha saputo vivere questa esperienza in modo così luminoso e solare, abbandonandosi alla volontà del Signore, che per me è un grande esempio. Voglio imparare a seguirla, a fare quello che lei è riuscita a fare nonostante la malattia. La malattia non è stato un modo per allontanarsi dal Signore, ma per avvicinarsi a Lui…”

giulia couchLa Vergine Maria pure è stata fondamentale per Giulia. Crebbe in un grande amore per Lei in due viaggi che poté realizzare a Medjugorje. L’ultimo di essi lo chiese come regalo di compleanno. Ella spiegò un giorno di fronte a decine di ragazzi: “Non c’è una parola che possa descrivere Medjugorje: posso solo dirvi che l’amore della Madonna è talmente grande, è talmente forte che esplode in preghiera, conversioni, amore verso il prossimo”.

Fu molto grata del ruolo dei medici, i suoi “supereroi”, come ella li chiamava, che incoraggiava e consolava quando dovevano darle delle cattive notizie. Non drammatizzava la sua situazione e in ogni momento proclamava la sua normalità. Il progressivo avanzamento della malattia portò Giulia ad incontrarsi con sempre maggiore frequenza con il personale dell’ospedale: degli incontri che, secondo le parole di queste persone, cambiarono per sempre la vita di tutto il équipe di medici. Il pediatra Pieremilio Cornelli dirà: «Ora capisco il valore della vita e dell’amore, l’ho sperimentato nell’umanità di questa ragazza». L’infermiera Bruna Togni: «Giulia era entrata in ospedale e per me era uno dei tanti numeri che vedevo tutti i giorni, ma con lei ho capito che prima vivevo solo la superficie della realtà. In lei c’era qualcosa a cui non potevo dare nome, ma che era potente» La bellezza dell’amicizia che sorse fece sì che tornasse allo spirito iniziale: «Ha riacceso i motivi che mi avevano spinta a scegliere un lavoro così unico come quello di infermiera. Ho imparato a guardare i cuori della gente, a guardare negli occhi i proprietari di quei cuori»

giulia enfermaTrasformò i suoi anni di malattia in un inno alla vita, in una crescita spirituale che la portò a dire: “Io ora so che la mia storia può finire solo in due modi: o, grazie a un miracolo, con la completa guarigione, che io chiedo al Signore perché ho tanti progetti da realizzare. Oppure incontro al Signore, che è una bellissima cosa. Sono entrambi due bei finali. L’importante è che, come dice la Beata Chiara Luce, sia fatta la volontà di Dio.”

Giulia credeva nei miracoli. Ma la grazia le diceva che erano per gli altri, non per se stessa: in particolare per i bambini ammalati nell’ospedale. In questo modo, alla fine, quando le giornate erano insopportabili e le armi dei suoi “supereroi” insufficienti, iniziò a pregare per se stessa. Ma solo “se è la volontà del Signore”.

Sua madre, Sara Gabrieli, dirà: «Mia figlia aveva percepito la propria malattia come una missione di testimonianza e di conversione di sé». Un giorno Giulia parlò della sua esperienza di dolore e di amore ad un gruppo di giovani dicendo: «Le prime cose da guarire sono il cuore e l’anima, la salute verrà da sé!».Negli ultimi giorni della sua vita, Giulia scrisse una preghiera che commuove per la sua semplicità: un puro ringraziamento a Dio senza nessuna richiesta.

©Rivista HM º177 Marzo-Aprile 2014

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