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José Trinidad

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José è messicano, nato in una famiglia in cui non si curava molto la vita spirituale… iniziò a sentire un vuoto molto grande dentro di sé… Un giorno salì sulla terrazza del tetto della sua casa per conversare con Dio e fece un patto con Lui. Da quel giorno tutto cambiò. Adesso è padre di cinque figli, malgrado gli avessero diagnosticato che era sterile. Dirige il gruppo musicale “Verso l’intimità con Dio”, offrendo tutto il suo lavoro al Signore. Ti offriamo un estratto della sua storia tratto dal programma in spagnolo “Cambio de agujas” (Cambio di rotaie) di HM Televisione. Puoi anche trovarlo nel libro in spagnolo “Cambio de agujas. De las tinieblas a la luz” (Cambio di rotaie. Dalle tenebre alla luce).
Puoi accedere a entrambi attraverso la pagina web Eukmamie.org

FAME DI DIO
Sono nato in una famiglia cattolica ma disgregata e non praticante. Siamo dieci fratelli, ma ognuno andava per la sua strada. C’era una grande disattenzione religiosa, una disattenzione spirituale completa. Di fatto non feci la Prima Comunione fino ai 17 anni, fu il momento in cui Dio mi “afferrò”.
Nella mia parrocchia arrivarono delle suore che iniziarono ad evangelizzare tutti: adulti, giovani e bambini. Io mi avvicinai mosso dalla curiosità, e, senza rendermene conto, mi trovai in una di quelle catechesi. Crebbe in me la necessità di incontrarmi di più con quel Dio che secondo me non esisteva e prima non conoscevo. Un giorno arrivò un gruppo di ragazzi e ragazze con chitarre, facendo cagnara e festa. Mi piacque una ragazza e mi avvicinai per parlare con lei e per chiederle chi era. Lei mi invitò al gruppo e io andai cercando lei, visto che mi aveva entusiasmato. Ma quando rimasi coinvolto nel gruppo, mi resi conto che quella ragazza aveva il fidanzato e dissi a me stesso: “Che scherzo mi ha giocato Dio!”. Prima mi entusiasma per la ragazza e poi risulta che ha già il fidanzato. Allora io Gli dissi: “Signore, quello che io ho provato per lei, lo voglio provare per Te”. Uscì lei ed entrò il Signore.
Lavorai per undici anni nella pastorale giovanile come coordinatore di un gruppo di giovani. Eravamo seicento giovani. Lì conobbi un sacerdote che fu una luce molto grande sulla mia strada. Mi insegnò ciò che è il Magistero della Chiesa, ciò che sono adesso. Mi regalò la mia prima Bibbia e, cercando in essa, iniziai ad avere fame di Dio.

ATTRAVERSARE IL DESERTO
Fu fondamentale per me trovare una citazione del Siracide, nel secondo capitolo, in cui si dice: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione”. Io non capivo ciò che il Signore mi voleva dire in quel momento. Ma poco dopo entrai in un deserto spirituale, in cui all’improvviso si spense tutta l’emozione. Ormai non sentivo piacere, né gusto, né interesse per la Comunione, né per cantare, né per leggere la Parola, né per assistere a nulla. Io chiedevo al Signore che cosa mi succedesse. Perché mi sentivo così? C’era una voce - poi seppi di chi era quella voce - che mi diceva: “Dio non esiste. È stato tutto un inganno. Veramente, lascia questo e continua il tuo cammino”.
All’improvviso ci fu nella mia vita un avvenimento che per me fu un miracolo grandissimo. Era già da sei mesi che ero molto bisognoso di Dio, mi trovavo in un’aridità terribile e stavo per abbandonare tutto. Allora il sacerdote della mia parrocchia mi disse: “Ci saranno delle nozze, vuoi suonare durante la Messa?” Risposi: “Sì, Padre”. Suonai durante la Messa, e al momento della Comunione il sacerdote mi domandò se volevo ricevere la Comunione. Mi accostai a ricevere la Comunione, ma non sentivo nulla, per me faceva lo stesso ricevere la Comunione o no. A quel tempo vivevo nello Stato di Sinaloa, in Messico. Era estate e faceva caldo. Nell’arrivare a casa, verso le otto di sera, mia madre mi chiese se volevo cenare e le dissi di sì. Entrai nella mia stanza, mi sedetti sul letto ed ero così disperato che dissi al Signore: “Perché Te ne sei andato da me? Perché sento questo?” Mi affacciai alla finestra che dava sul cortile, e il mio desiderio era di uscire e di salire sulla terrazza del tetto. Questo è ciò che feci, mi sedetti e mi misi a contemplare il cielo e le stelle.

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“TU SEI MIO”
Mia madre mi chiamò gridando, affinché andassi a cenare, e le dissi: “Adesso vengo”. E quando stavo per scendere sentii una voce, che non avevo mai sentito, che mi disse: “Te ne vai? Torna, insisti, digli perché”. Automaticamente tornai a sedermi, ma pensai: “Che cosa faccio? Perché sono tornato?” E sentii di nuovo la voce di mia madre: “Scendi!”. “Sì, mamma, vengo”. Di nuovo stavo per scendere, quando sentii di nuovo la voce che mi diceva: “Te ne vai? Digli, chiedigli perché”. Così mi sedetti di nuovo. Pensai che stavo diventando pazzo. Volsi lo sguardo verso il cielo, che era stellato, molto bello, e dissi al Signore: “Esisti? Se esisti, dammi una dimostrazione della Tua esistenza. Guarda, Tu hai molti angeli, mandamene uno. Uno e basta”. Sentii di nuovo la voce di mia madre: “Scendi o che cosa fai?” “Sì, mamma vengo”. Mi alzai, e la voce disse, una voce terza volta. Guardai il cielo, e Gli dissi: “Signore, voglio fare un patto con Te, un patto per sempre. In tutte le cose di cui io ho bisogno, in tutti i problemi che avrò, Tu mi aiuterai e in cambio tutto ciò che Tu mi chiederai, ovunque sia, dovunque sia, con chiunque sia, all’ora che sia, io lo farò. Accetti?”. E il cielo tuonò con molta forza. Mi chinai e iniziai a tremare forte pensando che sarebbe piovuto. All’improvviso si aprì il cielo e iniziai a vedere una luce bianchissima, che si apriva. Da quella luce uscì un turbine gigantesco, un fuoco enorme che veniva su di me e iniziai ad abbassarmi, a piangere e al contempo a sentirmi molto bene. Aprii gli occhi e vidi fuoco da tutte le parti, e una figura d’uomo passò alla mia sinistra. Chiusi gli occhi, e all’improvviso sentii le braccia di un uomo che mi abbracciava e mi diceva: “Tu sei Mio, tu sei Mio, tu Sei Mio”. Quando aprii gli occhi, la mia testa e i miei vestiti erano come se mi avessero immerso in una piscina, erano completamente bagnati. Da quel momento la mia vita era un’altra. Mi era successo qualcosa che io non sapevo che cosa fosse. Guardai il cielo, era uguale, tutto era tranquillo. Ma la mia vita ormai era un’altra, si era trasformata in un momento. Scesi, entrai in casa e ritrovai mia madre scocciata, visto che erano ormai le tre di notte, e mi disse: “Scaldati tu la cena, io me ne vado a dormire”. Da quel momento la mia vita ha avuto una benedizione dietro l’altra.

MIRACOLI DI DIO
Formai una famiglia per grazia di Dio. Quando mi innamorai di mia moglie, scoprii che io avevo una malattia che si chiama varicocele. Mi dovettero operare, e gli urologi si resero conto che ero sterile al cento per cento. Non avrei potuto avere figli. Ne parlai con mia moglie ed ella mi aiutò sempre, mi appoggiò. Ma un anno dopo il Signore ci regalò il nostro primo neonato. Il Signore interruppe la sterilità e mi diede figli. Mi diede una bambina. Dopo due anni avemmo un altro figlio, Alejandro, che nacque con una tosse asmatica cronica. All’età di 4 anni, durante una preghiera con il Santissimo Sacramento, il bambino toccò l’ostensorio e svenne. Quando si alzò la tosse era completamente scomparsa. Il Signore l’aveva guarito. Due anni dopo nacquero le mie gemelline. Esse nacquero con un grado di epilessia che notammo a partire dai due anni. E il Signore, attraverso un ottimo medico, con preghiera e trattamento, ha tolto loro le crisi al cento per cento. Ormai vivono senza crisi. E infine nacque Miriam, la più piccola, che ha già nove anni. E ha un desiderio immenso, enorme, di entrare nella vita religiosa. Tutta la mia famiglia è missionaria.

PER TE È LA MIA MUSICA, SIGNORE
Nel 2000 il Signore mi aprì un’altra strada. Passai per un bar a Guadalajara e ascoltai cantare una lode. Andai da mia moglie e le dissi: “Senti, c’è un bar in cui cantano canzoni di lode, andiamo!”. Entrammo e vedemmo un cantante cattolico cantare. All’improvviso qualcuno disse: “È il momento dell’appassionato, chi vuole cantare?” E io dissi: “Io, io, io”. Allora mi prestò la chitarra e intonai un canto. Me ne chiesero un altro e un altro e un altro. Lì conobbi una persona che mi disse: “Senti, hai il disco?” Gli dissi di no, e mi chiese perché non ne incidevo uno. Io gli risposi che non avevo mezzi per farlo. Allora mi disse: “Che te ne pare se io ti faccio la produzione e tu registri?”. “Veramente?”. Egli fece la produzione e io formai un gruppo che chiamai “Armagedón”, parola ebraica che significa “luogo della battaglia finale”. Perché noi facciamo guerra al peccato, guerra a ciò che è mondano. Cerchiamo il modo di dire: “Ehi, Dio è vivo!”. Arrivò un momento in cui dovetti decidere se servire il Signore attraverso la musica e abbandonare il mio lavoro nelle ferrovie o no. Rinunciai al mio lavoro, anche contro ciò che mi dicevano la mia famiglia e i miei amici, e confidai completamente nel Signore. Dal 2000 fino ad oggi il Signore ha benedetto moltissimo la mia vita.
Abbiamo lavorato con “Hombre Nuevo” (Uomo Nuovo), collaborando con Padre Juan Rivas, a Radio Maria per 3 anni e in una televisione cattolica a Guadalajara. Ci siamo riuniti con varie persone e abbiamo creato una casa di produzione. Cerchiamo di crescere in santità facendo composizioni musicali di qualità.

CHE ALTRO POSSO FARE PER LA MIA CHIESA?
La cosa più importante per me è che l’evangelizzazione arrivi alla famiglia. Io vengo da una famiglia disgregata e ho visto come i miei genitori si separarono. E questo fa soffrire molto come figlio. Se i giovani vanno male è perché la famiglia va male. Io ho bisogno di portare Gesù alle famiglie. Se io trascino tutta la famiglia, ammazzo vari passeri con un solo colpo: i giovani, gli adulti, gli anziani, i bambini, gli ammalati. Tutta la famiglia. I miei eventi, i miei concerti, i miei recital sono cento per cento eucaristici. Sono sempre in un ambiente di preghiera. All’inizio di lode, di animazione, di festa; poi viene il momento dell’esposizione e di commentare con Gesù i problemi reali di ogni comunità. Allora la gente che è dolente, ammalata, bisognosa, sola, angosciata, si rifugia nell’Eucaristia attraverso la musica e attraverso la testimonianza. Mi vengono in mente le madri disperate quando penso alla mia. Siamo 10 fratelli e uno di loro si ammalò di AIDS arrivando persino sul punto di morte. Quando era ricoverato, mio padre morì. Anche se i miei erano separati, mia madre soffrì molto per la perdita di mio papà. I dottori decisero di non dirlo a mio fratello, perché, date le sue difese immunitarie molto basse, una depressione lo avrebbe ammazzato. Un mese dopo mio fratello uscì dall’ospedale, arrivò a casa e domandò: “E il papà?” Mia madre mi disse: “Tu sei l’unico che puoi dirgli che cosa è successo. Io non ho parole per dirglielo e i tuoi fratelli non hanno la maniera di farlo”. Mi misi in preghiera e iniziai a scrivere una canzone a mio fratello “Ánimo, hermano mío, ánimo” (Coraggio, fratello mio, coraggio) e in questo modo gliel’ho detto. Adesso questa canzone ha aiutato migliaia di giovani in una disgrazia, come molte famiglie, e salvato moltissimi giovani da un tentativo di suicidio.

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Nella Chiesa alcuni fratelli si fermano spiritualmente. Iniziano a crescere enormemente, imparano ogni giorno di più e all’improvviso vanno indietro, entrano in aridità e molti non ne escono, preferiscono abbandonare, dicono che fin qui sono arrivati e se ne vanno. Dio li aveva scelti, ma essi se ne vanno delusi perché hanno visto qualcosa nelle loro comunità, o perché semplicemente si raffreddarono, ma essi sono una parte preziosa del Corpo Mistico di Cristo. Vedendo questi casi, dissi al Signore nell’orazione: “Mostrami che cosa devo fare, in che modo posso aiutare di più la mia Chiesa”. Poco dopo arrivarono delle persone e mi dissero: “Senti, ci puoi aiutare con alcuni temi per delle coppie sposate?” Erano 16 coppie sposate. Accettai la proposta, iniziai a cercare libri e ne trovai uno ottimo che si chiama “Mostrami il tuo volto” di Padre Ignacio Larrañaga. Lo “divorai”, visto che mi resi conto che aveva molto alimento spirituale. Iniziai a lavorare e il risultato fu impressionante.

 

INVIATO A SANARE I CUORI DISTRUTTI
Coppie sposate che stavano per separarsi, si riconciliarono dopo aver vissuto questo ritiro. Persino i coniugi di una di queste 16 coppie sposate erano già divorziati e si risposarono civilmente e in Chiesa. Quando vidi questi frutti dissi tra me e me: “Dio mio, questo deve crescere”. Mi misi davanti al Santissimo Sacramento, perché tutto lo consulto con Lui, e Gli dissi che l’opera che Egli aveva compiuto in questo ritiro era qualcosa di molto grande, e Gli chiesi se mi avrebbe permesso di continuare a farlo. Attualmente lo facciamo già da 10 anni e siamocirca 300 servitori di questa missione. Ogni anno evangelizziamo circa 1500 operatori di pastorale. Ci sono 18 sacerdoti che hanno vissuto questo ritiro e abbiamo testimonianze bellissime dei frutti che sono venuti fuori da esso.
Un sacerdote che stava per lasciare il suo ministero per motivi che preferisco non dire, mi si avvicinò, diventammo amici e mi disse: “Dammi la tua opinione. Lascerò il ministero”. Gli dissi: “Bene”. Si stupì e mi disse: “Sei il primo che mi dice che va bene”. “Sì, va bene. Vuoi che ti dica di no, se lo hai già deciso?”. Mi disse: “Il fatto è che io devo andarmene”. “Va bene. Solo prima di andartene, mi piacerebbe che vivessi un momento con me nel ritiro che avremo settimana prossima”. Mi rispose: “Ah, sono stufo di ritiri, non ne voglio sapere nulla…”. “Vivi questo e poi prendi la decisione”. Mi guardò negli occhi e mi disse: “L’ultimo tentativo”. “Va bene”. Me lo portai al ritiro. La domenica finì il ritiro, e gli dissi: “Fratello, ti auguro molto bene per la tua nuova vita”. E mi disse: “Ma che nuova vita? Se ho già questa e non la cambio!”. Tornò al suo ministero e non lo lasciò più. Un giorno mi scrisse: “Veramente Dio è Provvidenza, ha benedetto la mia vita enormemente, io ero inaridito come sacerdote e questo mi ha restituito di nuovo la vita, e sono ancora più innamorato del mio ministero”. Questi ritiri si chiamano “Verso l’intimità con Dio”.
Che nella tua casa tu, come padre o madre, trovi l’oasi di cui hanno bisogno i tuoi figli che sono il futuro del mondo, il futuro della Chiesa. Senza la base solida che sono i genitori, come potranno crescere? Mio fratello guarì completamente dall’AIDS. Io credo in un Dio vivo, in un Dio potente. Io L’ho visto manifestarsi nella mia famiglia. Prima di morire i miei genitori - perché entrambi sono già in Cielo - li ho visti riunirsi, perdonarsi e sono morti nella pace del Signore. I miei fratelli sono evangelizzati, e hanno preso la rotta di Cristo e io seguo i Suoi passi. Con la mia musica spero di poter arrivare in tempo anche in altre case.

Rivista Nº185 Luglio -Agosto2015

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