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Testimonianze

Onora padre e madre chi obbedisce a Dio

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 Di Sr. Beatriz Liaño, SHM

Alcuni mesi fa mi trovai in un incontro con un gruppo di famiglie. C’erano varie persone che assistevano per la prima volta, così iniziammo presentandoci. Quando arrivò il mio turno mi chiesero non solo che mi presentassi, ma che raccontassi un po’ sulla mia vocazione. Quando uno sta per parlare sulla sua vocazione, prima di tutto deve osservare a chi racconterà la sua storia, per cercare di farlo in modo che ciò che Dio ha fatto nella sua vita aiuti il più possibile chi sta ascoltando. Io stavo parlando a un gruppo di coniugi e genitori di famiglia cristiani, così che conclusi il mio racconto dicendo loro: “Vedete, 24 anni fa mi donai a Dio. Scoprire e accettare la mia vocazione fu il pezzo chiave che diede senso a tutta la mia vita e mi ha reso felicissima. Per questo il mio consiglio a voi, padri e madri di famiglia, è che lavoriate e preghiate per aiutare i vostri figli a scoprire la volontà di Dio su di loro. Il bene maggiore che potete fare ai vostri figli è questo: aiutarli a compiere la volontà di Dio su di loro”.

Non feci che ricordare loro ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolica chiede al numero 2232: “I genitori rispetteranno tale chiamata e favoriranno la risposta dei propri figli a seguirla”. E al numero 2233: “I genitori accoglieranno e rispetteranno con gioia e rendimento di grazie la chiamata rivolta dal Signore a uno dei figli a seguirLo nella verginità per il Regno, nella vita consacrata o nel ministero sacerdotale”.

La conversazione che iniziò subito dopo fu profonda e interessante. Ognuno condivise, in tutta sincerità, i timori, le preoccupazioni e le speranze sul futuro, in concreto sulla vocazione dei loro figli. Credo che tutti ricevemmo molta luce da quei momenti che condividemmo. Ci fu un’idea che mi fu particolarmente chiara. Quell’idea è il titolo di questo articolo: “Onora padre e madre chi obbedisce a Dio”.

Quante volte mi sono ritrovata, nella mia vita, con padri e madri più o meno credenti, ma che, quando un figlio manifesta la sua volontà di consacrarsi a Dio, si aggrappano per opporsi al quarto comandamento, “Onora tuo padre e tua madre”, e lo interpretano nel senso di “non te ne puoi andare perché ci devi obbedire”. Triste interpretazione. È triste cammino quello di usare un comandamento della legge di Dio per ottenere che un figlio non faccia ciò che Dio desidera da lui! Triste ed errato, perché il quarto comandamento non può opporsi al primo: “Non avrai altro Dio fuori di Me”. Certo che onorare i genitori implica obbedire loro… sempre e quando i genitori stanno a loro volta obbedendo a Dio e cercando la Sua volontà. Se i genitori non stanno obbedendo a Dio, se non stanno accettando la volontà di Dio non possono pretendere – neppure imporre – che i figli li seguano nella loro disobbedienza. Un padre e una madre cristiani devono ricordare che il loro figlio li onora quando ama Dio sopra tutte le cose. E se l’esigenza d’amore che Dio mi chiede implica la donazione totale, onoro i miei genitori donandomi a Dio.

A volte il dolore della separazione, il fallimento dei progetti fatti per il figlio… impedisce ai genitori di vedere le cose nella verità: impedisce loro di vedere che la vocazione dei loro figli è “onore” per loro. E si dimenticano – o semplicemente ignorano – che c’è una frase nel Vangelo che il Signore rivolge loro in quei momenti: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il Mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19, 29). Questa frase Gesù la rivolge ai Suoi discepoli in un momento molto speciale: proprio dopo l’incontro con il giovane ricco, perciò nel contesto di una vocazione fallita. Il “lasciare figli per il Mio nome” che il Signore chiede nel Vangelo non significa, ovviamente, abbandonarli. Significa permettere loro di fare la volontà di Dio, significa che, se Dio li chiama ad abbandonare la casa paterna per donarsi a Lui, i figli se ne vadano con la benedizione dei loro genitori. In cambio di quel sacrificio, il figlio, ma anche i genitori, riceveranno dal Signore il cento per uno e la vita eterna. Se sono chiamato dal Signore, io non posso negare ai miei genitori quel premio.

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Ricordo la notte in cui morì mia madre. Quando finalmente andai a dormire, a notte fonda, non potevo trovare sonno. Pregavo un rosario dopo l’altro mentre pensavo: “Mia madre ha già visto il volto di Dio ed è giudicata dall’Amore”. Ricordo di aver detto al Signore: “Ricorda le Tue promesse, ricorda che hai promesso il cento per uno e la vita eterna a chi avesse permesso a un figlio di donarsi a Dio”. E mi rallegrai del fatto che mia madre potesse presentarsi davanti a Dio come la madre di una consacrata.

Durante quella riunione dalla quale è nato questo articolo, raccontai ai presenti la testimonianza di una suora che mi aveva impressionato molto. Si trattava di Sr. Guadalupe Rodríguez, e quando la sentii parlare, non sapevo chi ammirare di più, se lei o i suoi genitori. Sr. Guadalupe è stata per vari anni missionaria in Siria. Infatti, lei era ad Aleppo quando scoppiò la mal chiamata Guerra Civile in Siria nel 2011. Ad Aleppo le bombe piovevano ogni giorno e la situazione era veramente pericolosa, ma a Sr. Guadalupe non venne neanche in mente di abbandonare il paese proprio nel momento in cui la comunità cristiana locale aveva più bisogno. I superiori di Sr. Guadalupe accettarono la sua decisione, ma le chiesero di parlarne con i suoi genitori, se la permanenza della suora in una paese in guerra sarebbe stata una situazione troppo angosciante per loro. Sr. Guadalupe parlò con i suoi genitori ed espose loro tutta la situazione. Suo padre – evidentemente un uomo di fede – le rispose in questi termini:

"Senti, figlia, non ti negherò che siamo molto preoccupati per te. Non ti negherò che sussultiamo ogni volta che sentiamo le notizie sulla Siria… Ma chiederti di tornare sarebbe come dire a Dio che io posso prendermi cura di te meglio di Lui. E sai una cosa? Io non competerò con Dio"

Le parole del padre di questa missionaria sono esemplari e meritano che ci fermiamo a rifletterle con attenzione. Nessuno conosce tuo figlio meglio di Dio e nessuno lo desidera così felice come lo desidera Lui. Ma il fatto è che nessuno lo può rendere così felice come Dio. Anche se a volte le Sue vie non sono le nostre vie (cfr. Is 55,8), né i Suoi progetti i nostri progetti… bisogna riconoscere, Signore, che le Tue vie sono migliori delle nostre, i Tuoi progetti sono molto più brillanti dei nostri progetti.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda al numero 2232 che “i vincoli familiari, sebbene importanti, non sono però assoluti. […] È necessario convincersi che la prima vocazione del Cristiano è seguire Gesù (cfr. Mt 16,25): «Chi ama il padre o la madre più di Me, non è degno di Me; chi ama il figlio o la figlia più di Me, non è degno di Me» (Mt 10,37 )”. Per questo, bisogna intendere correttamente il quarto comandamento e non assolutizzarlo a favore di interessi che non sono quelli di Dio, la chiave non è altra che questa: onora padre e madre chi obbedisce a Dio, onora padre e madre chi ama Dio al di sopra di tutte le cose.

©HM Rivista; nº198 Settembre-Ottobre 2017

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