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Di D. Rafael Alonso

Il 25 gennaio 2006 Sua Santità il Papa Benedetto XVI ha fatto alla Chiesa il dono della sua prima enciclica: Deus Caritas Est. In essa il Papa ci parla di ciò che è propriamente l’amore cristiano come agape, comunione, che diventa servizio e donazione disinteressata.

Se volessimo individuare la virtù caratteristica di Mamie, potremmo dire che si distinse in particolare proprio nella sua capacità di amare.

Di D. Rafael Alonso

Stiamo festeggiando il venticinquesimo anniversario. Sono venticinque anni di un cammino lungo ma consolante. Il 29 luglio 1982 sei giovani davano inizio a questa grande avventura. Pensare ad Ana Campo, Reme Rodríguez, Conchi García del Pino, Esmeralda Pérez, Mavisa Gómez e Mariví Corroto è pensare anche a Mamie. Ella ci seguì sempre in quel pellegrinaggio, come anche Pablo Concepción, che ci accompagnò in quelle magnifiche giornate.

Mamie si rallegrò come nessun altro di questa fondazione. Perché nessuno come lei aveva fatto tanti sacrifici perché si realizzasse.

Come Conobbi il Focolare

Inizio dicendo che Dio non si lascia mai superare in generosità, perché posò i Suoi occhi misericordiosi su di me perché io formassi parte del regalo di Sua Madre, il Focolare.

Avevo sedici anni quando lo conobbi. Stavo studiando in una scuola di religiose, arrivò il tempo delle vacanze e i miei fratelli mi dissero che avevano visto delle suore vestite di bianco e un prete con abito talare. Quello delle suore era qualcosa di normale, ma quello del prete era strano, perché non ne avevamo mai visto uno con l’abito talare, solo nei film. Pensavo che forse erano le suore della mia scuola, ma mi sbagliavo.

Più tardi un’amica mi raccontò che qui a Chone erano arrivate delle suore spagnole, ed io mi ricordai di quelle di cui mi avevano parlato i miei fratelli: effettivamente erano le stesse. Mi interessai per conoscerle, ma non sapevo nulla di loro, né dove vivevano, né di che congregazione fossero, solamente che erano spagnole e che erano a Chone. Perciò mi dimenticai di loro.

Come Conobbi il Focolare

 

Il mio primo contatto con il Focolare avvenne nell’anno 2000. Avevo appena passato un periodo molto difficile, alcuni mesi prima, e grazie ad esso ero ritornato alla pratica della mia fede.

Scoprendo la devozione alla Divina Misericordia e sentendomi attratto a praticarla, ebbi una vera conversione in cui sperimentai in modo molto personale l’infinito amore che Dio ha per ciascuno di noi. Questo portò ad un cambiamento radicale nella mia vita rispetto a quella che stavo vivendo fino ad allora. Prima ero così depresso che pensavo al suicidio, e non sapevo perché. Adesso, guardandomi indietro, mi rendo conto che la spiegazione di tale disperazione stava nella falsità e nel vuoto di vivere, nell’illusione e nelle menzogne che il mondo ti presenta come cammino da seguire. Ero perduto e senza vita. Dio mi tirò fuori dal buco nero in cui mi trovavo, e per questo Lo ringrazio.

 

Come Conobbi il Focolare
Fratello José Luis Saavedra 

L’estate in cui conobbi il Focolare avevo 18 anni. Avevo finito il primo anno di corso di Belle Arti e consideravo la fede solo come un insieme di regole che mi impedivano di essere felice, ma che potevano salvarmi. Ero disorientato, ma avevo fede.

Ciò nonostante, durante l’ultimo anno, stavo veramente soffrendo nel vedere tutta l’incoerenza in cui vivevo e nel non essere capace di mantenermi in Grazia di Dio. Ero legato a ciò che vedevo come male e non riuscivo a liberarmene. Ma, siccome pregavo appena, da dove mi sarebbe venuta la forza? Credo che il problema fosse che non conoscevo alternative, nessun cammino pulito ed attraente. 

Cheryl de la Cruz è una giovane statunitense di origine filippina, di 26 anni. Attualmente studia Magistero a Tampa, Florida. Fa parte del Focolare della Madre dal 2001, anche se l’ha conosciuto già nel 1998. Ci racconta ora quale è stato il suo percorso, dopo aver vissuto un’esperienza estremamente dolorosa. Esperienza che molti giovani vivono.

Com’è stata la tua infanzia? Hai ricevuto un’educazione cattolica?
Fui battezzata nella Chiesa Cattolica, come la maggior parte dei bambini filippino-americani. Quando io e le mie sorelle eravamo piccole, mia madre fece tutto il possibile per farci amare il Signore e Nostra Madre. Ci mandò inoltre ad una scuola cattolica perché fossero coltivati in noi dei buoni valori cristiani. Io però ero una bambina molto ribelle, e bastava che mia mamma mi dicesse una cosa perché io facessi il contrario. Essa ci sollecitava sempre a vivere la fede, poiché amava Dio da quando era giovane. Ma a me non interessava conoscerLo, anche se Lui mi conosceva bene.

Padre Brian Kolodiejchuk, postulatore della causa di cannonizzazione di Madre Teresa, ha affermato che nel caso di Madre Teresa c´è stata unésperienza ancora più profonda di una prova di fede, si potrebbe parlare di “una prova d´amore”.

Madre Teresa di Calcutta ha affascinato e continua ad affascinare nonostante siano passati già più di dieci anni dalla sua morte. Questa donna che si definiva dicendo: “de sangre soy albanesa. De ciudadanía, india. En lo referente a la fe, soy monja católica. “di sangue sono albanese, di cittadinanza, indiana. Per quanto riguarda la fede, sono suora cattolica. Per la mia vocazione, appartengo al mondo. Per quanto riguarda il mio cuore, appartengo totalmente al Cuore di Gesù” , era molto conosciuta ed ammirata, eppure, nonostante questa popolarità, fu capace di nascondere perfino alle sue stesse consorelle la sua vita più intima, la sua vita di rapporto con Dio e la profonda desolazione e prova interiore che visse per quasi tutta la sua vita.

Ed e Graciela Donovan sono una coppia che attualmente vive a Middletown, Delaware (Stati Uniti). Ed è nato a Wilmington (Delaware) e Graciela a Buenos Aires (Argentina), ma emigrò negli Stati Uniti nel 1964, e lì si conobbero. Sono sposati da trentasei anni ed hanno undici figli.

Come vi siete conosciuti? 

Ci siamo conosciuti ad un picnic organizzato dalla compagnia Du Pont il 16 luglio 1970.

Avete sempre avuto fede? 

Gracie: Sì, anche se non la interiorizzai fino al maggio del 1983.
Ed: Sì, nella mia famiglia pregavamo sempre prima di mangiare e prima di andare a dormire.

 

Mons. Rafael Higueras Álamo è Prelato d’Onore di Sua Santità, Canonico Magistrale della Cattedrale e Giudice diocesano della Diocesi di Jaén (Spagna). È postulatore della causa di beatificazione di Manuel Lozano Garrido, detto “Lolo”, un giornalista invalido di Azione Cattolica che è appena stato dichiarato Venerabile. Di lui ci parla in questa intervista, poiché visse al suo fianco per gli ultimi sette anni della sua vita e poté pregare con lui quando giunsero gli ultimi momenti.

Mons. Higueras, ci parli di Lolo. Chi era Lolo? 

Manuel Lozano Garrido, “Lolo” come era conosciuto da tutti, nacque a Linares (Jaén) nel 1920. E lì morì il 3 novembre 1971. La sua vita, relativamente breve, fu invece piena, molto piena.

P. Colm Power è nato nel 1965 in una famiglia profondamente cattolica. È il quinto di nove fratelli, tutti maschi. Negli anni 70-80 si allontanò da Dio, più o meno fino ai 31 anni, quando ebbe una forte esperienza di Dio che capovolse la sua vita. Nel 1996 sentì la chiamata al sacerdozio. Sette mesi più tardi entrò come religioso nei Servi del Focolare della Madre. Il 20 dicembre 2003 venne ordinato sacerdote. Alcuni mesi dopo pronunciò i suoi voti perpetui e fu inviato con una comunità di Servi negli Stati Uniti, di recente costituzione. Prima che si compissero i tre anni di lavoro là, gli fu diagnosticata una leucemia che lo avrebbe portato sull’orlo della morte.

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