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Giubileo Straordinario della Misericordia8 dicembre 2015 - 20 novembre 2016.

indulgencias1IL DONO DELLE INDULGENZE

«Gesù crocifisso è la grande “indulgenza” che il Padre ha offerto all’umanità»

Le indulgenze sgorgano dall’abbondanza della misericordia di Dio, manifestata nella croce di Cristo. In questo contesto, il tema delle indulgenze deve essere compreso nella prospettiva del rinnovamento totale dell’uomo in virtù della grazia di Cristo redentore, attraverso il ministero della Chiesa. Perciò «lungi dall’essere una sorta di “sconto” all’impegno di conversione, sono piuttosto un aiuto per un impegno più pronto, generoso e radicale» Catechesi del 29 settembre 1999).

La celebrazione di un anno giubilare è per tutti i fedeli un impulso a rinnovare la loro fede e a ravvivare il desiderio di seguire Cristo in modo radicale. Non si può negare che ogni istante della nostra vita è “tempo di grazia”. Sappiamo che la vita è un dono che abbiamo ricevuto gratuitamente. Inoltre attraverso il battesimo siamo figli di Dio e partecipiamo alla Sua vita soprannaturale. Non dovrebbe mai smettere di stupirci il fatto che siamo templi di Dio. L’inabitazione di Dio in un’anima in grazia è un elemento essenziale della vita di ogni cristiano. Come diceva San Paolo: “Cristo vive in me” (Gal. 2, 20). La presenza di Cristo in noi è una fonte inesauribile di grazia che ci spinge a realizzare grandi cose, cose che superano le nostre capacità naturali, e a percorrere con grande animo e coraggio il cammino che porta alla vita vera, alla vita piena, perché “la gloria di Dio è l’uomo vivente” (Sant’Ireneo).

Non ci mancano i mezzi necessari per poter raggiungere questa meta. In modo particolare, i sacramenti sono i segni visibili ed efficaci attraverso i quali il Signore continua ad agire e a riversare la Sua grazia negli uomini per la mediazione della Chiesa. Cristo vuole attrarre tutti gli uomini a Sé per offrire loro il dono della salvezza, e lo fa attraverso la Chiesa. Sappiamo che “la madre Chiesa non cessa di pregare, sperare e operare, esortando i figli a purificarsi e rinnovarsi” (Lumen Gentium, nº 15).

Un altro mezzo che ci offre la Chiesa per incoraggiare la nostra vita di fede, e che durante l’anno giubilare è offerto con particolare abbondanza, è il dono delle indulgenze. Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che “l'indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi” (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 1471). È importante considerare che la dottrina e la pratica delle indulgenze nella Chiesa sono strettamente legate agli effetti del sacramento della penitenza. Il mezzo ordinario attraverso il quale riceviamo da Dio il perdono dei nostri peccati è il sacramento della penitenza. Tuttavia, la dottrina cattolica ci insegna che il peccato comporta una doppia conseguenza, che sgorga dalla sua stessa natura: «Il peccato grave ci priva della comunione con Dio e perciò ci rende incapaci di conseguire la vita eterna, la cui privazione è chiamata la “pena eterna” del peccato. D'altra parte, ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato purgatorio. Tale purificazione libera dalla cosiddetta “pena temporale” del peccato» (ib., nº 1472).

Il perdono del peccato e la conseguente restaurazione della comunione con Dio ottenute attraverso il sacramento della penitenza ottengono per i fedeli la remissione delle pene eterne del peccato, ma le pene temporali rimangono. In una catechesi, Papa Giovanni Paolo II spiegò: «La pena temporale esprime la condizione di sofferenza di colui che, pur riconciliato con Dio, è ancora segnato da quei “residui” del peccato, che non lo rendono totalmente aperto alla grazia. Appunto in vista della guarigione completa, il peccatore è chiamato a intraprendere un cammino di purificazione verso la pienezza dell’amore.  In questo cammino la misericordia di Dio viene incontro con speciali aiuti. La stessa pena temporale assolve una funzione di “medicina” nella misura in cui l’uomo se ne lascia interpellare per la sua conversione profonda» (Catechesi del 29 settembre 1999).

Le indulgenze sgorgano dall’abbondanza della misericordia di Dio, manifestata nella croce di Cristo. In questo contesto, il tema delle indulgenze deve essere compreso nella prospettiva del rinnovamento totale dell’uomo in virtù della grazia di Cristo redentore, attraverso il ministero della Chiesa. Perciò «lungi dall’essere una sorta di “sconto” all’impegno di conversione, sono piuttosto un aiuto per un impegno più pronto, generoso e radicale» (ibid.).

L’indulgenza può essere parziale o plenaria, a seconda se libera in parte o totalmente dalla pena temporale dovuta per i peccati. Si può applicare a se stessi o, in virtù della comunione dei santi, ai defunti, come suffragio. Al fedele cristiano che, almeno pentito interiormente, realizza un’opera arricchita con un’indulgenza parziale, si richiede come condizione spirituale l’esclusione “di ogni affetto verso qualunque peccato anche veniale” (Enchiridion indulgentiarum, norma 7). Poi è necessario pregare o realizzare l’opera che incorpora l’indulgenza, compiendo tre condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Papa.

Riflettendo su tutto questo, è chiaro che la Chiesa non vuole solamente accorrere in aiuto di quel cristiano, ma anche incitarlo a fare opere di pietà, di penitenza e di carità. Per concludere, consideriamo le parole di Giovanni Paolo II: «Gesù crocifisso è la grande “indulgenza” che il Padre ha offerto all’umanità, mediante il perdono delle colpe e la possibilità della vita filiale nello Spirito Santo. Questo dono tuttavia, nella logica dell’alleanza che è il cuore di tutta l’economia della salvezza, non ci raggiunge senza la nostra accettazione e la nostra corrispondenza. Alla luce di questo principio non è difficile comprendere come la riconciliazione con Dio, pur essendo fondata su un’offerta gratuita e abbondante di misericordia, implichi al tempo stesso un laborioso processo, in cui l’uomo è coinvolto nel suo impegno personale e la Chiesa nel suo compito sacramentale. [...] L’uomo infatti deve essere progressivamente “sanato” rispetto alle conseguenze negative che il peccato ha prodotto in lui» (Catechesi del 29 settembre 1999). Avviciniamoci perciò con fiducia al Signore, che non solo perdona le nostre colpe, ma anche, attraverso la Sua Chiesa, diffonde sulle nostre ferite il balsamo curativo dei Suoi meriti infiniti.


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