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Maria negli scritti di S. Proclo di Costantinopoli

s procloPor P. Felix López, SHM

“Percorri pure col pensiero l’universo, o uomo, e vedi se v’è qualcosa maggiore o uguale della Santa Vergine Madre di Dio”

San Proclo nacque a Costantinopoli verso la fine del IV secolo. Dopo la violenta cacciata di S. Giovanni Crisostomo come patriarca, Arsazio fu imposto come vescovo. Alla sua morte, Attico gli succedette sulla sede di Costantinopoli nel 406 e Proclo fu il suo segretario. Poco dopo Proclo fu nominato vescovo di Cizico, ma non fu accettato in quella sede. Si dedicò allo studio della retorica e giunse ad essere un oratore eccellente, figurando tra i migliori predicatori della Chiesa greca nel V secolo.

Infine Proclo fu eletto vescovo di Costantinopoli nel 434, e rimase nella sede fino alla morte, nel 446. Fu considerato un modello di prelato. Si diceva di lui che pochi avrebbero potuto essere uguali a lui in santità. Era buono con tutti, perché era convinto che la bontà serve meglio della severità alla causa della Verità. Difese coraggiosamente la verità contro il nestorianesmo e altre eresie dell’epoca, come quella di Teodoro di Mopsuestia, contestata nella sua celebre opera “Tomo agli armeni”. In essa esponeva la vera dottrina sull’Incarnazione, esortando gli armeni a seguire la dottrina di San Basilio e di San Gregorio Nazianzeno, le cui opere erano molto stimate tra loro. Una delle sue più famose omelie è un elogio a tutto tondo della Vergine Maria e della Sua maternità divina. Conserviamo anche di lui alcune delle sue lettere e dei suoi sermoni.

Si racconta che durante il suo episcopato ci fu un violento terremoto a Costantinopoli. Gli uomini vagavano tra le rovine atterriti. Proclo, accompagnato dal suo clero, uscì per prestare aiuto ai suoi fedeli, confortò il popolo e lo esortò a implorare la misericordia divina. Basilio, nel suo Menologio, riferisce che, mentre il popolo implorava la misericordia divina, pregando il Kyrie eleison, un bambino fu trascinato nell’aria fino a perdersi di vista. Quando tornò sulla terra, il bambino dichiarò che aveva sentito i cori angelici che cantavano: “Santo Dio, Santo forte, Santo immortale”. Il popolo ripeté quelle parole e aggiunse: “Abbi misericordia di noi”. Allora i terremoti cessarono. Da quel momento san Proclo introdusse nella liturgia il “trisagion”.

Nel 438 trasferì i resti di San Giovanni Crisostomo da Comana Pontica a Costantinopoli, collocandoli nella Chiesa dei Dodici Apostoli. Morì il 24 luglio 446 e la sua festa si celebra il 24 ottobre.

Per quanto riguarda la sua dottrina mariana, difese il titolo di Theotokos contro Nestorio. Le sue omelie mostrano una sincera e profonda ammirazione per la Madre di Dio: “Percorri pure col pensiero l’universo, o uomo, e vedi se v’è qualcosa maggiore o uguale della Santa Vergine Madre di Dio” (Omelia 5, 2).

Proclo, nelle omelie di Natale, presenta il mistero del Verbo incarnato in relazione con il mistero della generazione eterna del Figlio dal Padre: “Colui che fu divinamente generato dal Padre prima di tutti i secoli, lo stesso è generato oggi da una Vergine per la nostra salvezza. Lassù Egli è con il Padre in un modo inesprimibile, quaggiù nasce da Sua Madre in modo ineffabile. Lassù non ha madre; quaggiù non ha padre terreno. Lassù è il Primogenito prima di tutti i secoli; quaggiù il Primogenito della Vergine, secondo il mistero dell’Incarnazione” (Omelia 24, 15).

Secondo lui, come secondo molti altri Padri, la realtà della verginità perpetua di Maria è garanzia della divinità di Cristo: “Se però la Madre non fosse rimasta vergine, non ci sarebbe stato in questo parto nulla di strano; semplicemente sarebbe nato un uomo. Ma poiché Lei è rimasta vergine anche dopo il parto, come non potrebbe trattarsi di Dio e di un mistero inesprimibile? È nato in un modo ineffabile, senza macchia, Colui che, dopo, entrerà senza ostacoli, a porte chiuse, e davanti al quale Tommaso esclamerà, contemplando l’unione delle Sue due nature: ‘Mio Signore e mio Dio’” (Omelia 1, 2).

Per San Proclo la maternità divina di Maria ha occupato un posto essenziale nel mistero della salvezza, attraverso l’incarnazione redentrice: “O uomo, non ti vergognare di questa nascita. È stata la causa della nostra salvezza. Poiché se Egli non fosse nato da una donna, neppure sarebbe morto. E se non fosse morto, non avrebbe annichilito con la Sua morte colui che aveva il potere della morte, cioè il diavolo (Eb 2, 14)” (Omelia 1, 3).

Con la sua dottrina mariana S. Proclo aprì la porta allo sviluppo della dottrina mariana nell’epoca posteriore al Concilio di Efeso. Grazie a lui i fedeli compresero in modo più chiaro la grandissima dignità di Maria, il Suo potere di intercessione e la necessità di tributarLe un culto speciale.

©Rivista HM; nº203 Luglio-Agosto 2018

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