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Giubileo Straordinario della Misericordia8 dicembre 2015 - 20 novembre 2016.

41ª settimana del Giubileo della Misericordia: 12 - 18 settembre 2016

Eleviamo le nostre suppliche, guidati dalla fede, dalla speranza, dalla carità che Cristo ha innestato nei nostri cuori. Questo atteggiamento è parimenti amore verso Dio, che l'uomo contemporaneo a volte ha molto allontanato da sé, reso estraneo a se stesso, proclamando in vari modi che gli è «superfluo». Questo è quindi amore verso Dio, la cui offesa ripulsa da parte dell'uomo contemporaneo sentiamo profondamente, pronti a gridare con Cristo in croce: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Questo è, al tempo stesso, amore verso gli uomini, verso tutti gli uomini senza eccezione e divisione alcuna: senza differenza di razza, di cultura, di lingua, di concezione del mondo, senza distinzione tra amici e nemici. Questo è amore verso gli uomini - e desidera ogni vero bene per ciascuno di essi e per ogni comunità umana, per ogni famiglia, ogni nazione, ogni gruppo sociale, per i giovani, gli adulti, i genitori, gli anziani, gli ammalati - verso tutti senza eccezione. Questo è amore, ossia premurosa sollecitudine per garantire a ciascuno ogni autentico bene ed allontanare e scongiurare qualsiasi male.

E se taluno dei contemporanei non condivide la fede e la speranza che mi inducono, quale servo di Cristo e ministro dei misteri di Dio , a implorare in questa ora della storia la misericordia di Dio per l'umanità, egli cerchi almeno di comprendere il motivo di questa premura. Essa è dettata dall'amore verso l'uomo, verso tutto ciò che è umano e che, secondo l'intuizione di gran parte dei contemporanei, è minacciato da un pericolo immenso. Il mistero di Cristo che, svelandoci la grande vocazione dell'uomo, mi ha spinto a ribadire nell'enciclica Redemptor hominis la sua incomparabile dignità, mi obbliga, al tempo stesso, a proclamare la misericordia quale amore misericordioso di Dio, rivelato nello stesso mistero di Cristo. Esso mi obbliga anche a richiamarmi a tale misericordia e ad implorarla in questa difficile, critica fase della storia della Chiesa e del mondo, mentre ci avviamo al termine del secondo Millennio.


“Che Ti conosca e Ti ami, affinché trovi in Te la mia gioia”. (Sant’Anselmo)

Fare con frequenza atti di fede. Di fronte a qualunque circostanza, difficoltà, incomodità… rinnovare il nostro “Sì, credo”, pensando che il Signore è al di sopra di tutto questo e credendo veramente che non smette di guardarmi con amore e sostenermi.

Per gli anziani, affinché vivano questa fase della loro vita con fede, con pace e con gioia, nella vicinanza dell'incontro con il Signore.


In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. È tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni. È in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.

Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell'albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l'inferno non sarebbe stato spogliato.

È dunque la croce una risorsa veramente stupenda e impareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne è il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. È preziosa poi la croce perché è insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell'inferno venne fiaccata, e così la croce è diventata la salvezza comune di tutto l'universo.

La croce è gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce è il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, è la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce è la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell'uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui, e subito lo glorificherà » (Gv 13,31-32).

E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17,5). E ancora: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12,28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: «Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Vedi dunque che la croce è gloria ed esaltazione di Cristo.


SebastianQuesta settimana ci affidiamo a san Sebastiano.

San Sebastiano è un martire del IV secolo del quale si conoscono ben pochi dati sicuri. La narrazione del suo martirio (“passione”) fu redatta due secoli dopo e alcuni dettagli non coincidono con altri fatti storici conosciuti. Ci basiamo su questa “passione” per raccontare la sua vita, visto che è l’unico documento su cui gli agiografi hanno potuto basarsi.

Il padre di San Sebastiano era un militare, e nobile. Il santo nacque a Narbonne (Francia) ma fu educato a Milano. Fin da giovane intraprese la carriera militare, arrivando ad essere capitano della prima coorte della guardia pretoriana. Contava sulla stima di tutti i suoi compagni e dell’Imperatore, il quale non sapeva che era cristiano.

Il giovane Sebastiano compiva tutti gli impegni della vita militare, ma non partecipava agli atti di culto idolatri. Viveva la sua fede in segreto, non per codardia ma per prudenza. La sua posizione privilegiata gli permetteva di fare del bene ad altri cristiani, ma se fosse stato scoperto avrebbe perso questa possibilità. Egli approfittava della sua situazione per fare apostolato, facendo delle visite e incoraggiando i cristiani incarcerati, infondendo loro fortezza e conforto.

Secondo la narrazione della sua “passione”, San Sebastiano intervenne in modo speciale per irrobustire la fede di due cavalieri romani, Marco e Marcellino, fratelli che sarebbero morti martiri. I due giovani furono arrestati e fu concesso loro un termine di trenta giorni per rinnegare la loro fede in Dio o continuare a credere in Lui. Sebastiano parlò loro e li incoraggiò a consegnarsi per Cristo. Come conseguenza dell’azione del santo, ci furono varie conversioni tra i carcerati, ma giunse all’orecchio dell’Imperatore la condizione di cristiano di San Sebastiano. L’Imperatore Massimiano lo fece comparire di fronte a lui per rimproverarlo del suo comportamento, e gli disse che doveva decidersi ad abbandonare la sua religione o a rinunciare al suo incarico. San Sebastiano scelse Cristo, e l’Imperatore, sentendosi defraudato, lo condannò a morire trafitto da frecce.

Nel Palatino di Roma fu legato a una colonna e fu colpito con delle frecce. Quando lo considerarono morto, i soldati lo abbandonarono. Tuttavia non era morto. Una cristiana di nome Irene andò a raccogliere il suo corpo per seppellirlo e lo trovò vivo. Lo nascose nella sua casa e gli curò le ferite. Quando si riprese, gli consigliarono di abbandonare Roma. Ma egli, che aveva già assaporato in qualche modo il martirio, decise di presentarsi di fronte all’Imperatore per pregarlo di smettere di perseguire i cristiani. L’Imperatore, in un primo momento sorpreso per il fatto che Sebastiano fosse ancora vivo, ma adirato per tale sfrontatezza, lo fece flagellare a morte. Una volta spirato, gettarono il suo corpo in una fossa. Ma i cristiani, di nascosto, recuperarono il suo corpo e lo seppellirono nel cimitero sotterraneo della Via Appia. Oggi si conserva questa catacomba, sulla quale fu edificato, non appena ci fu libertà per i cristiani, la Basilica di San Sebastiano.

Il culto a San Sebastiano è molto antico ed è stato ininterrotto nella storia. Nel 680 fu invocato come protettore di fronte alla peste che ci fu a Roma, e la peste cessò subito dopo. Da allora il suo culto si diffuse ancora di più.

Per leggere di più su questo santo, visita la nostra pagina web: www.focolaredellamadre.org


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